Leonora Carrington e Remedios Varo: storia di una amicizia

 

a cura di Ginevra Amadio e Ivana Margarese

 

 

Leonora Carrington aveva il “genio” dell’amicizia.
Il talento, l’inclinazione alla amicizia, permettono a noi autrici di mettere in scena, senza troppi costrutti teorici, il valore della relazione stessa come dimensione originaria e costitutiva degli esseri umani, e ancor meglio degli esseri viventi, avvicinandoci a quella pratica di intreccio continuo che la nostra stessa scrittura a quattro mani rappresenta e sottolineare la natura sorgiva e pulsante del pensare. Aristofane nelle Nuvole esorta per bocca di Socrate a non arrotolare sempre il pensiero in se stessi:

Non arrotolare sempre il pensiero in te stesso: lascia volare la mente per l’aere, legata al piede con un filo come uno scarabeo.

L’immagine dello scarabeo è anche un modo di liberarsi da pretese o grandi ambizioni e affidarsi al piacere dell’incontro. Abbattendo pregiudizi e aprendosi all’altro si scorge, come a un cambio di rotta, un nuovo orizzonte, ed è grazie agli scambi inattesi – nell’incontro di voci, figure, idee – che si approda in “terre rare”. Così per noi: autrici accomunate da una visione dell’arte che è sua volta campo d’incontro, d’indagine, spazio in cui il dialogo scavalca le categorie di spazio e tempo e apre squarci su percorsi già battuti, eppure – incredibilmente – ancora poco noti.

L’anticonformismo di Leonora, quella sete di libertà che la induce a rompere gli argini, ad allontanarsi dalla sua terra comporta un bisogno di relazioni nuove, tessute in un territorio indefinibile, prossimo al sogno. In Messico, dove abita dal 1942, stabilisce legami con molti degli artisti europei che lì si erano trasferirti: Wolfgang Paalen e sua moglie, la poetessa e pittrice francese Alice Rahon, la fotografa ungherese Kati (all’anagrafe Catalina Deush) e il marito José Horna, scultore spagnolo, la pittrice Remedios Varo, arrivata in Messico insieme al poeta surrealista Benjamìn Peret e Luis Buñuel che rincontra, dopo New York, a Città del Messico:

Ero parte integrante di questo gruppo di persone che si erano ritrovate in Messico  al principio ero molto vicina a Paalen e ad alice soprattutto, poi strinsi un’amicizia profonda con Kati Horna e Remedios Varo. Fu importante incontrarli… mi sentivo finalmente accolta da un mondo familiare e senza dubbio stimolante per la ripresa del mio lavoro.

Questo articolo è dedicato in particolare alla sua amicizia con una donna e artista che larga parte ha avuto nella storia di Leonora Carrington: Remedios Varo, con cui l’artista stabilisce un sodalizio di vita e di idee.

Vi sono in Messico due “streghe stregate”: non hanno mai ascoltato voci d’elogio o di biasimo, di scuole o di partiti e molte volte hanno riso del padrone senza faccia. Indifferenti alla morale sociale, all’estetica e al prezzo, Leonora Carrington e Remedios Varo attraversano la nostra città con un’aria di indicibile e ineffabile leggerezza. Dove andranno? Dove le chiama l’immaginazione e la passione?

Così scrive il comune amico Octavio Paz raccontando il sodalizio tra Leonora Carrington e Remedios Varo, amiche inseparabili, che condividevano spazi quotidiani e visioni del mondo. La condivisione di interessi e passioni trova eco nella loro produzione creativa e il loro rapporto testimonia la potenzialità generativa degli incontri e la possibilità di crescita in uno spazio comune, oltrepassando una certa visione stereotipica del femminile che vuole le donne rivali. Giulia Ingarao, nel saggio dedicato a Leonora, sottolinea come Remedios e Leonora siano “sfacciate, eccentriche e attraenti” e rappresentino un modello femminile assai insolito, soprattutto per il Messico dell’epoca.
La loro fu una amicizia profonda nutrita da passioni e interessi comuni capace di far generare in entrambe nuove idee e dare alimento alla loro incessante produzione artistica.

Simone Weil scrive nei Quaderni a proposito dell’amicizia, che è un tema a lei caro: «Desiderare di sfuggire alla solitudine è una debolezza. L’amicizia non deve guarire le pene della solitudine, ma duplicarne le gioie». E questo pensiero si addice perfettamente al rapporto di Leonora Carrington (Lancaster 1917 – Città del Messico 2011) con Remedios Varo (Anglès 1908 – Città del Messico 1963). Entrambe nate in famiglie altolocate e conservatrici, crescono con una spiccata immaginazione, ribelli alle costrizioni di classe e di genere loro imposte. Nei racconti di Carrington in cui emergono tracce autobiografiche della sua vita familiare, è spesso presente una finestra ogivale, un luogo precluso, circolare, dove non si possa distinguere punto d’inizio o di fine: una immagine di ciò che è circoscritto, catturante e claustrofobico.
Scrive Alessandra Scappini:

La volontà di liberarsi dai vincoli socio familiari che per Leonora diventano ingabbianti, corrisponde al suo desiderio di indipendenza e autonomia che la stimola anche a tentare di abbattere il razionalismo cartesiano degli spazi di vita costruiti a misura d’uomo per riscoprire la bestialità ferina, la materialità della terra, per riconsiderare le radici che affondano oltre la superficie fino alle origini ancestrali, al carattere archetipico della donna natura, terra, madre, mondo, cosmo, totalità, tutto.

In questa prospettiva il viaggio di Leonora – come quello di Remedios – assomiglia a un desiderio icarista, si incarna negli uccelli che popolano le tele delle due artiste svelando quello che per Alberto Savinio è un «desiderio metafisico dell’uomo. Un sogno, il ricordo di una vita remotissima». Assomiglia a uno stato prenatale quel desiderio di Leonora e Remedios di salvare la propria integrità, di vivere lontane dalle norme borghesi.

Nonostante la disapprovazione delle rispettive famiglie di provenienza, le due giovani donne si formano infatti in accademie di prestigio: Carrington a Londra prima alla Chelsea School of Art e poi nel 1935 presso la neonata Accademia londinese del purista Amedée Ozanfant; Varo all’Accademia di Belle Arti di San Fernando a Madrid, la stessa in cui studia Salvador Dalì.
Carrington, che era solita trasferire in scrittura esperienze importanti della sua vita per elaborarle, celebra con affetto e ironia quest’amicizia in un racconto, Il cornetto acustico, pubblicato all’inizio degli anni Settanta, dopo la morte di Remedios Varo. La storia si sviluppa attorno all’improbabile impresa di riscatto del Santo Graal, concepita e messa in atto da un gruppo di anziane signore con a capo la novantaduenne inglese Marion Laetherby e la sua inseparabile ed eccentrica amica, la spagnola Carmela Velásquez. L’arzillo gruppo di vecchie signore, dopo essere sopravvissute ad un cataclisma e avere dimostrato la vacuità del mondo contemporaneo, si dedicherà alla costruzione di una società vergine ispirata alla più eclettica e democratica fusione del mondo umano e animale.

Proprio l’amore per il mondo animale è una passione che le due artiste condividono, come dimostrano le opere pittoriche di entrambe, dove donne e animali o esseri misti, convivono in un’atmosfera di raccolta sacralità. A Carrington piace rappresentarsi come un cavallo bianco, simbolo inequivocabile di libertà. Varo , invece,  preferisce gli esseri alati che nella simbologia antica vengono assimilati ai pesci, stabilendo un continuum dialettico tra il desiderio di ascensione (il volo) e un’idea di viaggio “cullato” (nell’acqua), entrambi emblemi di un ritorno al grembo, alle acque materne come luogo libero da scorie.

Leonora Carrington ricorda anche come una folgorazione la lettura dell’opera di Robert Graves The White Goddess: a Historical Grammar of Poetic Myth (1948), definendola come la più grande rivelazione della sua vita. Questo studio monumentale sulle dee delle religioni arcaiche, diventerà un riferimento molto importante per Carrington.

Le due artiste frequentano abitualmente il coloratissimo Mercado de Sonora per acquistare spezie e  erbe terapeutiche, e si rivolgono con curiosità ai guaritori locali. Creavano insieme bizzarre ricette propiziatrici come questa per fare sogni erotici che Remedios riporta tra i suoi appunti.

Ingredienti:
Un chilo di radice robusta
Tre galline bianche
Una testa d’aglio
Quattro chili di miele
Uno specchio
Due fegatini di vitello
Un mattone
Due
mollette Un corsetto con ossa di balena
Due finti baffi
Cappelli a scelta

Sì interessano inoltre alle pratiche cultuali messicane come il suggestivo Giorno dei Morti e coltivano la passione per la magia bianca, l’occultismo, l’alchimia, la stregoneria, i tarocchi. Entrambe affascinate dall’esoterismo leggono i russi Georg Ouspensky ed Hélèna Blavastsky, la teologia medievale di Meister Eckhart, i Sufi, le varie leggende legate al Sacro Graal, la geometria pitagorica sacra, la psicologia junghiana, I Ching, ma anche gli scritti di Marsilio Ficino, Tommaso Campanella e Giordano Bruno, pensatori rivoluzionari che hanno ispirato i pittori del Rinascimento tanto cari alle due donne. Tutte queste dottrine diventano fonti da cui attingere, in un sincretismo vorace ed onnivoro.

Parimenti inquiete, voraci, Varo e Carrington sperimentano tecniche e stili trovando in Messico quel contatto diretto, quasi primigenio, con la realtà intesa come misto di morte e vita,  azzeramento – come dichiara Scappini – «di schemi preordinati, di modelli culturali e sociali consolidati».
Dichiara Leonora:

Io e Remedios non siamo nate e cresciute in Messico e quando siamo arrivate in questo paese non sapevamo nulla né dell’arte precolombiana, né della realtà messicana, era difficile per noi capire che cosa potesse nascere dall’incontro di due dimensioni – quella europea e quella del nuovo mondo – così apparentemente distanti e diverse, ma forse intimamente unite.

Un legame che trae linfa dal “senso del luogo”, dal comune sogno di una nuova vita, quella nel cui fondo – per dirla con Giorgio De Chirico – «si compiono mostruose mescolanze». Qui, come nel liquido amniotico, l’esistenza è più libera, sorprendente, lontana dai condizionamenti, dai pre-testi della tradizione.

 

Bibliografia

G. De Chirico, Ebdòmero, Milano, La Nave di Teseo, 2019.

A. Savinio, Narrate, uomini, la vostra storia, Milano, Adelphi, 1977.

A. Scappini, Il paesaggio totemico. Tra reale e immaginario nell’universo femminile di Leonora Carrington, Leonor Fini, Kay Sage, Dorothea Tanning, Remedios Varo, Milano, Mimesis, 2017.

R. Varo, Cartas, sueños y otros Textos, introduzione e note di isabel Castells, ediciones era, México D.F. 1997

No Comments

Post A Comment