Frost

di Ivana Margarese

 

 

Frost (2017) del lituano Sharunas Bartas – disponibile in Italia su Mubi- è il racconto di un viaggio e di varie disillusioni sul filo della speranza. Che questo film arrivi per Bartas dopo Peace to Us in Our Dreams (2015), dedicato alla memoria della sua compagna e musa ispiratrice, l’attrice e poetessa Katerina Golubeva (morta nel 2011), non è affatto una coincidenza. Nonostante il titolo e un pessimismo intransigente sullo stato del mondo in generale, e sul mondo post-sovietico in particolare, Frost è illuminato dalla bellezza dei suoi attori, Andrzej Chyra e Lyja Maknaviciute, e segue il viaggio di due giovani amanti.

Il film racconta la vicenda di Rokas, giovane lituano che si offe volontario, per portare un furgone di aiuti umanitari in Ucraina, durante il conflitto del Dombass, e della sua ragazza Inga, da lui coinvolta in questa esperienza. Il ragazzo decide di partire per sostituire un amico, per fargli un favore ma sa poco di questa guerra: la sera prima di partire fa a casa loro una ricerca su YouTube per vedere qualche immagine del luogo dove è diretto.
I due attraversano su un furgone carico di merce paesaggi innevati, smarriscono la strada, incontrano gruppi di europei, giornalisti e diplomatici, che documentano la situazione e discutono di politica internazionale, trovando rifugio in hotel lussuosi, concentrati nel testimoniare dolori che forse coprono altre sofferenze, altre irresolutezze, altre delusioni. Nel frattempo bisogna vivere il momento presente che, in tempo di guerra, è sempre più intenso. È così che, durante una notte trascorsa in un hotel di lusso, Inga scompare nella stanza del loro protettore, abbandonando Rokas, che nel cercarla si ritrova nella camera di una francese solitaria e sradicata, interpretata da Vanessa Paradis. I due hanno un dialogo sulla natura dell’amore e seppure muovono da posizioni differenti si accordano nel ritenere che amore e tristezza non possono che procedere insieme. Ha sempre un prezzo la felicità dell’amare qualcuno.

Punto di rottura del film, questa rottura nella storia manifesta la crisi celata all’interno della coppia e ribadisce il legame tra i due, al di là di tutto. Inchiodato al viaggio, il film avanza da allora in poi tra l’attrazione quasi cieca del protagonista per il fronte, per questa guerra assurda che vorrebbe provare a capire, e il sentimento d’amore che lo lega a Inga.
La fede nelle persone e nell’amore, non è mai stata così forte per il regista lituano. I due giovani si fermano in più posti di blocco, parlano con i soldati, provano a comprendere il loro vissuto, senza davvero riuscirci. Il conflitto in Donbass si pone come emblema di tutte le guerre, come paradigma, attuale e doloroso, di ogni fronte bellico.
Inga non conosce al principio la meta del viaggio, segue Rokas, dorme, si assenta, oppone ai fatti una logica silenziosa. Mossa dalla gelosia e da un impulso di ripicca, tradisce il ragazzo con Andrei, l’uomo che avrebbe dovuto aiutarli e con questo gesto è come se svelasse l’ostinazione che spesso ricopre il timore di rimanere impotente o inerte. Fa qualcosa di non previsto per potersi immaginare  protagonista di una storia che non conosce e non controlla.
Quando lui le dice di amarla e aggiunge che vorrebbe amare senza condizioni, senza gelosie lasciando essere l’altro quello che è, lei gli risponde che le cose a lei piacciono così come sono, che vuole semplicemente rilassarsi. Poco dopo lo abbraccia. Intorno continua a cadere la neve.

«Non puoi scegliere la tua realtà, la situazione è quella che è, che ti piaccia o no».

In un posto di blocco durante il dialogo con due soldati ucraini, che hanno il compito di recuperare i cadaveri di entrambi i fronti e ricondurli alle loro famiglie, Rokas chiede il perché di questa guerra.  I soldati parlano della fedeltà alla patria, spiegano la centralità del territorio ucraino tra Russia ed Europa. L’imperialismo di sempre. Una mera e ottusa logica del volere a spese della vita della popolazione. Loro avrebbero preferito la pace, avrebbero preferito non uccidere, ma non hanno potuto scegliere dove nascere e come difendersi.
Rokas gli dice che se succedesse la stessa cosa in Lituania non sa quale sarebbe la sua posizione. Non sa se sarebbe capace di sparare per il suo paese. Non lo sa e questa inconsapevolezza è un pericolo che si rivelerà letale. Durante la guida la strada, i rami degli alberi, si confondono, non hanno più forma definita.
Sharunas Bartas innesta in Frost una scrittura al contempo emotiva e politica, acuta e poetica, in equilibrio fra le tante parole e i silenzi, attenta e rispettosa della complessità della guerra, di fronte alla quale, al di là di ogni tentativo di comprensione ci troviamo smarriti, quasi risucchiati, come se non volessimo credere che esista qualcosa che non saremo più in grado di riparare.

No Comments

Post A Comment