Goliarda Sapienza: Appuntamento a Positano. Note sul paesaggio

Goliarda Sapienza: Appuntamento a Positano. Note sul paesaggio

 

di Giovanna Di Marco

 

 

Appuntamento a Positano è un romanzo scritto da Goliarda Sapienza nel 1984, che verrà pubblicato postumo solo nel 2015. Ne è protagonista la ‘principessa’ Erica, insieme alle vicende che la legano all’amicizia con la stessa Goliarda in un luogo specifico: Positano. L’autrice è dunque personaggio e voce narrante dell’opera, che, come sottolinea Angelo Pellegrino nelle note, fa rigorosamente parte dell’Autobiografia delle contraddizioni, iniziata con Lettera aperta, ma proseguita attraverso una sperimentale ricerca di Sapienza: quella di spostare il punto di vista e di narrare quindi gli altri attraverso sé. Nel romanzo, del resto, viene programmaticamente dichiarato:

“Entrare in un’altra entità, che liberazione!, nutrirsi di essa e poi tornare al proprio io di sempre ma rinnovati. Era prerogativa dell’amicizia, e la faceva più grande forse dell’amore”.

I fatti realmente accaduti e i personaggi veramente incontrati nella propria esistenza legati alla vicenda vengono manipolati dall’autrice e spostati nel locus amoenus di Positano, che diventa cornice e scenografia di quasi tutta la narrazione. Quel paesaggio non è però soltanto uno sfondo: ci sono sottili e ripetuti legami con la donna scelta come protagonista, Erica.

Già il suo apparire delinea l’afferenza a quel luogo: “il suo incedere fra l’azzurro e l’oro di quel pezzo di mare immenso come un oceano ma calmo e silenzioso come un lago, la sera”. Erica viene chiamata la “principessa” perché proviene da una famiglia di nobiltà antica, poi decaduta. Riassume in sé tutti i luoghi comuni della sua classe di appartenenza: i disastri economici, i matrimoni d’interesse, il gusto per il bello, l’individualismo. Ma anche il delitto e l’ombra del suicidio della sorella Fiore. Non appena la protagonista si palesa, viene paragonata ad Anna Karenina, anticipando anche quella che sarà la sua fine. Ma non è ancora il momento di parlarne: la bellezza, la grazia e la personalità di Erica attraggono Goliarda sin da subito; il suo sembra quasi un innamoramento stilnovista. In tal senso, la curiosità tra le due donne si scoprirà presto reciproca: diventeranno amiche ed Erica, per circa un decennio, accoglierà Goliarda come ospite nella sua villa, che è anche dotata di un bunker, dove la padrona di casa colleziona svariate opere d’arte. Positano diventa un luogo di pace per la scrittrice, allora ancora attrice: siamo nel Secondo dopoguerra, le ferite del conflitto sono ancora aperte, troppo vivide nella memoria le sue devastazioni. Il paesaggio marino è inoltre ben lontano e ben diverso da quello siciliano che Goliarda ricorda, ovvero uno scorcio etneo, tinteggiato dalla lava rutilante e dal nero impetuoso delle sue solidificazioni. Qui può godere di una tregua, di una pace forse ancora mai gustata, di ben altri miti che possono essere riletti, come quello delle Sirene, probabilmente filtrato attraverso Kafka:

“Correndo sotto il sole mi scaldo e, raggiunta la marina, buttandomi affannata sulla riva ghiaiosa capisco perché la leggenda vuole che proprio lì davanti a me Ulisse ebbe l’avventura di incontrare le sirene. È semplice, quel canto non era che il silenzio che ascolto ora, silenzio di sfere che incessantemente girano l’una intorno all’altra nello spazio, silenzio del vagare muto e sereno delle anime dei morti lungo il prato infinito del non essere. Il mio lato religioso che, malgrado le continue lavate di capo dei miei genitori, mi portava da bambina a pregare davanti al nodoso olivo saraceno […]. Questo paese mi porterà alla perdizione, troppo misterico, me ne devo andare e non metterci più piede. Ecco, quella lunga sfilata di quinte rocciose, ora rosata in questa quieta mattina d’aprile, che chiudono in un abbraccio vertiginoso la piccola baia e il mio corpo, sono per me una delle infinite forme magnifiche che il diavolo, trasformista per antonomasia, sa prendere quando ti vuole spingere in basso”.

La loro amicizia scaturisce senza ombre, complice l’ambiente circostante:

“Non so se per magia di quella musica o per il silenzio dopo l’uragano che improvviso, com’era stato per le prime note, s’era ricomposto intorno a noi – silenzio metafisico della Costiera – mi trovai a parlare e raccontare tutto di me, in quel flusso irresistibile d’amichevolezza che solo una, due volte può capitare nella vita”.

Sebbene così diverse per aspetto, tempra e provenienza socio-culturale, le due donne sembrano sempre più assomigliarsi: Goliarda non vuole dedicarsi alla lettura di Metello, l’opera di Vasco Pratolini paradigmatica del realismo socialista in letteratura, nonostante fosse l’ideologia alla quale era stata istruita dai genitori; Erica, collezionista d’arte, pensa che l’ispirazione creativa debba esprimere le istanze dell’individuo, non certo quelle collettive. Goliarda trova quindi pace e quasi scampo nella serena Positano, dove la Natura sembra promettere solo felicità:

“Positano sana di tutto, ti apre la mente sui dolori passati e ti illumina su quelli presenti, spesso ti salva dal cadere in errore. È curioso ma a volte ho come l’impressione che questa conca protetta alle spalle dai bastioni delle montagne ti costringa come uno specchio della verità a guardarti bene in faccia, con davanti questo grande mare quasi sempre nitido e calmo che anch’esso spinge alla revisione di se stessi”.

Le ombre intraviste da Goliarda e la perdizione a cui accennava a proposito del mito delle Sirene – da considerarsi soprattutto come divinità psicopompe – divoreranno presto Erica, la protagonista che Sapienza ha attentamente plasmato. Nonostante la sinfonia dei sensi, “l’ombra che sa sempre d’incenso” e il sinestetico “odore melodioso dei gelsomini”, che scaturiscono da quel luogo della felicità, ben presto arriverà un uomo a sconvolgere l’equilibrio mentale della “principessa”. Quest’uomo, Riccardo, non a caso un pittore –  Erica, ricordiamo, era una facoltosa collezionista d’arte – sarà l’unico a dipingere con le parole un altro aspetto non ancora evidenziato dagli altri personaggi intorno alla natura di quel luogo sulla Costiera, quello più sensuale, violento e inquietante: “Anche le montagne, è incredibile, sembrano corpi voluttuosi in attesa di amplessi furenti, seni protesi, cosce spalancate, schiene distese sulla sabbia in attesa di carezze”. Sarà proprio Riccardo, divenuto marito della “principessa”, l’unico a intravedere l’aspetto perturbante di Positano e poi a sobillare la tragedia quasi sicuramente per un proprio tornaconto di natura economica, insinuando i sensi di colpa in Erica, devastando quell’equilibrio psicologico che la donna aveva tentato di conquistare.

La fine di Erica sarà quindi segnata dal suicidio. A lei però l’autrice ha poco prima restituito il suo pensiero sul senso della letteratura:

“Solo quello che è scritto resta e col tempo diviene vita, la sola vita leggibile, pur se da innumerevoli angolazioni e, anche se può sembrare un paradosso, l’unica vera in assoluto”.

Le innumerevoli angolazioni sembrano quasi l’esercizio messo in pratica da Sapienza per raccontarsi specchiandosi nell’altro: l’esperienza del suicidio, del resto, l’aveva tentata; il tormento, la minaccia delle ombre della follia sono dei temi d’indagine ricorrenti nella sua opera. Goliarda però sopravvive, facendo morire Erica e rendendola una sorta di sua Ortis, trasferendo così i propri fantasmi nella letteratura. Erica soccombe proprio quando anche l’immagine antica di Positano sta precipitando. Il boom economico ha trasformato infatti con velocità e in modo irreversibile l’identità e la purezza di quel luogo in una macchina commerciale, consumistica e omologante:

“I mutamenti piuttosto atroci che anche la Costiera amalfitana ha subito negli ultimi anni. Nelle stradine, prima silenziose e linde, un brulicare assordante di voci e di arti sgraziati rallenta, impaccia […] al posto dei pochi dipinti e dei rari venditori di fiori, sosta un mosaico di quadri osceni e di finti pittori naif per le file oscure di turisti che faticosamente marciano, sudando e urlando per la fretta. Hanno solo poche ore per quella Positano ormai entrata a far parte dei luoghi da vedere per obbligo come la Grotta Azzurra a Capri, il Colosseo, la Torre di Pisa…”.

Ci sembra evidente che, in questo romanzo, Positano non sia solo uno scenario d’incanto e divagazione, bensì un ambiente simbolico che proietta uno spazio spirituale interno ai personaggi. Il suo deterioramento e la morte di Erica – che verrà falciata da oscure inquietudini per via di interessi puramente materiali – si elevano a emblemi di una bellezza ideale e struggente perché perduta in modo ineluttabile.

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