Casimiro Piccolo di Calanovella

Casimiro Piccolo di Calanovella

dialogo con Giuliana Ferrara Sardo

a cura di Ivana Margarese

Le immagini di Casimiro sono custodite presso la Fondazione Piccolo di Calanovella, Capo d’Orlando

 

Casimiro Piccolo, I maghi della visione

 

Con la figura di Casimiro Piccolo di Calanovella, Morel voci dall’isola inaugura l’incontro con una rivista dedicata all’arte fuori dagli schemi: Osservatorio Outsider Art.
Uno spazio per l’indagine, la riflessione, il confronto interdisciplinare sull’arte che “non conosce il suo nome” e che non abita sulla via maestra. Questo orientamento non poteva che essere congeniale allo stile della nostra rivista e poiché solo dagli intrecci viene prodotto il movimento del sapere abbiamo raccolto l’ispirazione e riproposto in nuova forma un articolo dedicato all’arte di Casimiro Piccolo, curato da Giuliana Ferrara Sardo, con cui abbiamo dialogato.

La rivista, diretta dalla professoressa Eva Di Stefano e arrivata al suo 22 numero, è scaricabile qua:https://www.outsiderartsicilia.it/

Vorrei cominciare col chiederti dei ruoli della famiglia come ispirazione culturale e del libro come oggetto fondamentale nella formazione artistica di Casimiro Piccolo di Calanovella.

Casimiro Piccolo di Calanovella sviluppa sin da bambino una forte propensione per l’arte indubbiamente incentivata dai ricchi stimoli culturali all’interno della sua famiglia. La madre dell’artista infatti discendeva da una delle più importanti famiglie aristocratiche siciliane, era figlia del conte Lucio Mastrogiovanni Tasca Lanza d’Almerita e della principessa Filangeri di Cutò, famiglia, quest’ultima, che aveva dato alla Sicilia diversi Vicerè. I nipoti del conte Tasca coltiveranno quasi tutti interessi artistici come pittura, fotografia, poesia e cinema. Tra loro, ci sarà una grande complicità accompagnata da una benevola competitività. Se Lucio Piccolo e Giuseppe Tomasi si sfidavano su chi scoprisse per primo un nuovo talento della letteratura, Casimiro si commisurava artisticamente- soprattutto nel periodo giovanile- con il cugino Filippo Cianciàfara che aveva i suoi stessi interessi: la pittura e la fotografia. Alla famiglia materna dell’artista appartenevano il noto Palazzo Filangeri di Cutò che si trovava a Santa Margherita di Belìce (quello che Tomasi narra come il palazzo di Donnafugata) Palazzo Cutò di Bagheria Palazzo Tasca di Cutò che si trovava nel quartiere della Kalsa, vicino l’Orto Botanico nell’attuale via Lincoln dove la famiglia risiedeva stabilmente. Come gran parte delle dimore nobiliari i palazzi dove Casimiro Piccolo trascorse l’infanzia erano dei veri e propri contenitori di opere d’arte, riccamente decorati e colme di opere d’arte e oggetti preziosi. Il nonno materno dell’artista era a contatto con i grandi artisti palermitani del tempo e per alcuni anni fu presidente del “Circolo Artistico di Palermo”, la madre di Casimiro fu ritratta da artisti di calibro come Ettore Ximenes e Luigi di Giovanni. In linea con le tendenze aristocratiche del tempo, il barone palermitano riceve l’istruzione scolastica in casa sotto la guida di un precettore privato. Nel 1910 consegue la licenza ginnasiale presso il liceo classico Umberto; decide di non proseguire gli studi liceali e dedicarsi da autodidatta alla pittura, avvalendosi del supporto di svariati manuali di storia dell’arte, scritti da autori importanti come il pittore preraffaellita, il londinese John Collier e del famoso illustratore americano Edwin Lutz, autore di molte guide pratiche sul disegno e la pittura che ispirò perfino Walt Disney.
Oltre i manuali di storia dell’arte, un ruolo centrale nella formazione artistica di Casimiro è dato testi per l’infanzia, principalmente in lingua straniera, in particolare in lingua inglese e tedesca. Ciò era dovuto sia dal fatto che nelle famiglie aristocratiche era consuetudine parlare correntemente francese e tedesco (per i Piccolo parlare francese era del tutto normale in quanto la nonna materna, Giovanna Filangeri di Cutò, era cresciuta a Parigi e di conseguenza aveva trasmesso la passione per il francese anche alle figlie). Inoltre le lingue straniere venivano impartite già dall’infanzia da governati madrelingua, i Piccolo ebbero come la maggior parte delle nobili famiglie palermitane governanti francesi, inglesi e tedesche. Testimonianza tangibile di ciò è data nella biografia “Estati Felici” del duca Fulco di Verdura dove afferma che è proprio la sua bambinaia a trasmettere la passione per i libri inglesi per bambini. Nel caso di Casimiro a donare dei testi è la sua governante tedesca, Josephine Brunner, citata nel documentario di Vanni Ronsisvalle “Il favoloso Quotidiano” prodotto dalla Rai nel 1967. Brunner, sono firmati diversi libri per l’infanzia regalati a Casimiro e alla sorella Agata Giovanna. Tra i quali una raccolta di fiabe popolari tedesche di Johann Musäus e delle fiabe Wilhelm Hauff, le “Fiabe del focolare” dei fratelli Grimm, le “Storie di Merlino” di Jacques Boulenger, le “40 Novelle” di Andersen, le “Avventure del barone Münchhausen”. Sono presenti anche testi italiani di ispirazione collodiana di Alberto Cioci. Appartenenti proprio a Casimiro, in quanto firmati da lui, sono i classici di Emilio Salgari: “I naufraghi del Poplador” e la “Scimitarra di Budda”. Sono tutti testi che troviamo all’interno della Fondazione ed è probabile che l’artista li ricevesse in occasione delle festività natalizie. Da una lettera scritta dalla nonna paterna Agata Moncada di Notarbartolo al figlio Giuseppe, il 17 dicembre del 1895, sappiamo che in casa Piccolo veniva preparato l’albero di natale, per quei tempi una rarità, che si concretizzava solo in alcune famiglie aristocratiche.

Carissimo figlio mio […] riceverai un pacco con dei giocattoli per aggiungerli all’albero che son certa farai ai tuoi ragazzi […]

Tale usanza avveniva presso le ricche famiglie di imprenditori inglesi trapiantati a Palermo come i Whitaker e dove vi erano governanti inglesi o tedesche, come nel caso dei Piccolo, di Tomasi, di Fulco di Verdura, Raniero Alliata e molti altri.
Nei cosiddetti “acquerelli magici” (così denominati dal professore Michele Cometa in occasione della mostra Alchimie della visione- Casimiro Piccolo e il mondo magico dei Gattopardi) opere delle maturità dell’artista, il libro viene raffigurato ricorrentemente; inteso come strumento del sapere e della conoscenza. Ed è proprio nella produzione artistica della maturità che tornano costantemente i riferimenti al libro come oggetto, ai testi dell’infanzia come spunto sia dal punto di vista stilistico che del contenuto.

Casimiro Piccolo, Autoritratto a carboncino

 

Casimiro dei tre fratelli Piccolo era quello che a mio parere aveva maggiormente subito la fascinazione dell’altrove. Aveva vissuto in Germania e a Roma e intrattenuto rapporti con ambienti culturalmente vivaci e anche con circoli della Società Teosofica e in generale la sua ricerca artistica si configura come un tentativo di registrare ciò che sfugge dalla nostra vista ordinaria.
Cosa ti ha condotto a scrivere su di lui per “Osservatorio Outsider Art”?

Circa dieci anni fa, ho discusso la tesi della laurea magistrale, che aveva come protagonista Casimiro Piccolo di Calanovella, un perfetto sconosciuto nell’ateneo viterbese dove avevo studiato Scienze dei Beni Culturali. Oltre essere affascinata fin da bambina da questa eccentrica figura volevo a tutti i costi estrapolare dal mondo gattopardesco in cui è cristallizzato il barone palermitano e far conoscere la sua produzione artistica, soprattutto quella giovanile, di cui mi occupo da molti anni. Non è stato e non lo è tutt’ora, un compito facile scrollare di dosso l’etichetta di “cugino e fratello di” in quanto inevitabilmente si tende inevitabilmente a collegare il barone palermitano ai più noti Lucio Piccolo e Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Casimiro Piccolo di Calanovella rientra nel costellato universo dei cosiddetti artisti minori, nonostante ciò, il suo profilo artistico e biografico ha molto da dirci. La lacunosa ricostruzione del profilo biografico e artistico fanno dell’artista palermitano una figura di non facile lettura, apparentemente estranea al panorama artistico del Novecento, che però risulta accattivante e degna di interesse in quanto eccentrica e fuori dagli schemi. Per tutta la vita il barone palermitano sperimentò diverse tecniche e generi, non si legò a nessuna corrente, ancor più raramente prese parte a esposizioni. Fu lontano dal mondo accademico, dalla pittura contemporanea, non subì il fascino trasgressivo dell’avanguardia Futurista che tra l’altro aveva ben attecchito a Palermo poco dopo l’esordio del suo manifesto del 1909. I generi pittorici prediletti furono la ritrattistica e l’illustrazione dal tema fiabesco di ispirazione simbolista. La pittura di Casimiro, eccetto i suoi raffinatissimi ritratti, è una pittura lontana dal sistema artistico contemporaneo: le sue opere non hanno nulla a che vedere con i principi futuristi della scomposizione dell’immagine, la sua pennellata meticolosa e precisa è lontana dalla sperimentazione dei colori e della pennellata veloce operata dai palermitani Pippo Rizzo, Vittorio Corona e Giovanni Varvaro. Nelle sue opere non viene trattata l’attualità o la realtà sociale che lo circonda, tratti che troviamo ad esempio – per non allontanarci dall’ambiente palermitano – nelle opere di Renato Guttuso. Egli preferisce coltivare una sua personale tematica che si rifà all’illustrazione per l’infanzia, che racchiude molti significati simbolici. L’Osservatorio Outsider Art che già da molti anni si occupa di artisti al di fuori degli schemi era il posto adatto per dare la giusta luce ad un artista quasi del tutto sconosciuto come Casimiro Piccolo e alle sue opere.

Casimiro Piccolo, Tre maghe su un disco

 

La fotografia era per Casimiro passione e ricerca costante. Puoi raccontarci qualcosa in merito?

Alla passione per la pittura, Casimiro Piccolo affiancò quello della fotografia, migliaia sono gli scatti, custoditi presso la Fondazione Famiglia Piccolo di Calanovella da lui stesso creata poco prima di morire per tutelare il suo patrimonio. La passione per la fotografia, come per la pittura si manifesta nel periodo infantile, una foto che lo ritrae bambino ci mostra il pittore che simula il gesto dell’inquadratura davanti l’obiettivo che lo sta immortalando. L’interesse per la fotografia, Casimiro lo condivise con il cugino Filippo Ciànciafara fotografo professionista. L’intenso legame affettivo dei due è testimoniato da un nutrito insieme di fotografie scattate insieme e da molteplici lettere dove i due cugini scambiavano informazioni e pareri, conservate nell’archivio della Fondazione. Senz’altro, avvantaggiati, da una situazione economica privilegiata, i due cugini non si limitavano a fare dei passivi ritratti della società, ma nel corso degli anni sperimenteranno nuove tecniche, obiettivi, modi di fotografare. Nelle prime opere Casimiro, con occhio indagatore, immortala nella sua Palermo in una serie d’istantanee, la famiglia, automobili, navi al porto, bambini poveri che giocano nei quartieri della città.
Nell’archivio della Fondazione, troviamo una moltitudine fotografie che variano nei formati, nelle tecniche e nei soggetti; numerosi quelle con soggetti naturali come piante, fiori, paesaggi innevati, tutti fotografati con maestria; numerosi i ritratti degli amati cani della famiglia Piccolo. Splendide fotografie di architetture e paesaggi dei Nebrodi, come i ruderi del Convento dei Frati Minori Osservanti, situati nel comune di Ficarra e altri paesaggi vicini alla campagna orlandina. Scatti di uomini e donne durante il lavoro, sono ritratti che giungono a noi come testimonianza di mestieri ormai andati perduti. Inoltre Casimiro si cimentò nella fotografia artistica, giocando con le sorgenti di luce dei soggetti, componendo nature morte con gli obiettivi e lenti delle sue macchine fotografiche. Le sue fotografie sono prevalentemente in bianco e nero, eccetto alcune che documentano piante e fiori che si trovavano all’interno del parco della villa e che servivano da modello per i suoi acquarelli. Per Casimiro la fotografia oltre registrare la realtà così com’è, nel suo attimo fuggente era anche un mezzo per individuare e immortalare presenze un mezzo per indagare i fenomeni occulti a lui cari che si collegavano al magnetismo e spiritismo, che si era affermato in Sicilia nella metà dell’Ottocento.

È molto importante nella vita di Casimiro e Lucio Piccolo il rapporto con il cugino Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Quest’ultimo è peraltro una figura singolare. Profondamente riflessivo, Tomasi di Lampedusa sembra un uomo fuori dal suo tempo, incapace di adattarsi completamente, di aderire completamente a gruppi e appartenenze.

I cugini primi per discendenza Cutò erano nove, i rapporti fra loro furono sostanzialmente affettuosi, senza contrasti o liti profonde. Gli unici contrasti, avvenivano bonariamente quando i quattro cugini più intimi si sfidavano in gare di competizione con le loro passioni artistiche; gare particolarmente accese, da un lato, fra Filippo Ciancìafara e Casimiro Piccolo nel campo delle arti figurative e, dall’altro, fra Giuseppe Tomasi di Lampedusa e Lucio Piccolo per quanto concerneva la storia e ancor più la letteratura. Davano vita a veri e propri duelli intellettuali, ma sempre improntati allo scherzo e all’allegria, ma non per questo meno severi nelle reciproche critiche. Casimiro e il fratello Lucio avevano dato l’appellativo di Mostro al cugino Giuseppe per la sua immensa cultura letteraria. Come quest’ultimo, i Piccolo, vissero il tramonto dell’aristocrazia, dovuto al disfacimento del patrimonio delle grandi famiglie. La maggior parte delle volte la causa era il grande tenore di vita, seguito da molti immobili da mantenere, dalla poca liquidità per finire a farsi prestare denaro dai propri amministratori di feudi. Essi oltre il disfacimento economico avevano vissuto in prima persona la tragedia della morte di tre zie dal lato materno nell’arco di poco tempo che ebbero un peso determinante nella loro vita, in quanto trovandosi travolti dallo scandalo e dai pettegolezzi nella loro città natia, Palermo, preferirono rifugiarsi sia fisicamente che attraverso i loro interessi in una dimensione lontana dalle tendenze contemporanee. Dimensione che per loro fu un ancora di salvezza che li portò a produrre i capolavori che conosciamo come il Gattopardo, le poesie di Lucio e le opere di Casimiro.

Casimiro Piccolo, Lo gnomo che legge

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