“Caravaggio e la ragazza”: recensione e dialogo con Nadia Terranova  

“Caravaggio e la ragazza”: recensione e dialogo con Nadia Terranova  

 

di Sara Manuela Cacioppo

 

Caravaggio e la ragazza è una graphic novel nata dall’incontro della scrittrice Nadia Terranova con il fumettista e illustratore Lelio Bonaccorso, edita da Feltrinelli Comics.

Inno alla bellezza e alla libertà, il libro è ambientato nella Messina patriarcale del seicento che si fa specchio del sentire dei protagonisti: la coraggiosa Isabella (i cui tratti rievocano quelli di Nadia Terranova da bambina), e l’acutissimo ma scontroso artista Michelangelo Merisi, detto Caravaggio.

Finzione e realtà si confondono in una storia di emancipazione tutta al femminile: Caravaggio si trova a Messina e viene incaricato da Don Giovanni Martines, un ricco mercante di sete, di ritrarre la figlia Isabella:

Mia moglie è morta senza ch’io ne avessi un ritratto degno di questo nome, e ora il suo viso si va dissolvendo nella memoria. Non ripeterò lo stesso errore con mia figlia.

Ma Isabella non vuole essere ritratta da un uomo, al contrario è decisa a tenere personalmente il pennello! Isabella sogna infatti di diventare pittrice, nonostante le ripetute parole di biasimo del padre:

Non esistono donne pittrici.

A quei tempi la carriera artistica era in prevalenza di dominio maschile. Le donne erano confinate in uno spazio di “non esistenza”, imprigionate nel regno della casa, l’unico su cui potevano regnare: the angel in the house.

Terranova e Bonaccorso denunciano il sistema patriarcale e ne ridicolizzano gli aspetti attraverso le voci dei personaggi. L’indagine sul passato permetterà di ricostruire un futuro libero da oppressori e oppressi.

Tanto le figlie femmine a cosa servono?

Ucciso nel sonno. Donne crudeli, le messinesi!

Con tuo marito andrai in giro quanto vorrai, come fai ora con me.

Contrapposta alla bigotteria dilagante, la figura sovversiva di Isabella si fa promotrice di una rivoluzione di genere, ripudiando il sistema che vorrebbe confinarla al ruolo di donna-moglie-madre. Il rigetto del patriarcato e degli ideali che sospinge si manifestano sia a livello verbale che visuale. Se Nadia Terranova mette in bocca alla protagonista parole di rivolta, Lelio Bonaccorso la disegna spesso imbronciata, con le braccia conserte o sui fianchi. Le parole, la capigliatura e le pose di Isabella si ammorbidiranno lungo la narrazione fino a sciogliersi del tutto in un finale liberatorio.

Non voglio sposarmi, mi fanno schifo gli uomini! Voglio essere libera…

Per strada c’è sempre qualche uomo che mi dà fastidio. Se fossi nata maschio starei tranquilla.

La vicenda trae spunto da un evento storico   ̶   purtroppo   ̶   poco noto: nel 1608 Caravaggio, condannato per omicidio, scappa da Malta per rifugiarsi a Messina, qui vivrà un periodo sereno della sua vita e soprattutto fruttuoso a livello creativo. Fra le sue tele più significative ricordiamo La resurrezione di Lazzaro (1609) e L’adorazione dei pastori (1609), oggi esposte al Mu.Me  – Museo Regionale Interdisciplinare di Messina.

La luce cangiante di Messina influenza lo stile del pittore, offrendosi come presagio di rinascita: in La resurrezione di Lazzaro, il chiarore divino attraversa il corpo di quest’ultimo per scioglierne i muscoli intorpiditi dalla morte. Così Lazzaro accoglie i raggi sul suo corpo stanco, stira le braccia simulando la croce e rinasce a vita nuova. Anche in L’adorazione dei pastori la luce tende a dominare la scena: i pastori si impregnano della luce divina emessa dalla Vergine e da Gesù Bambino, la quale si diffonde anche sui fili di paglia facendoli scintillare come lampi nel buio.

Questa nuova sperimentazione, caratterizzata da un maggiore effetto drammatico rispetto alle opere precedenti e dall’alterarsi fra luminosità soffuse e bagliori, è dunque conseguente all’incontro con Messina, l’ispiratrice di luce.

La stessa metamorfosi e resurrezione simbolica del soggetto è fulcro di Caravaggio e la ragazza: l’incontro fra Isabella e Caravaggio determinerà un processo di “illuminazione” reciproca e conseguente rinascita. Si assiste a uno scambio generazionale fra i protagonisti, che sarà per entrambi fonte di arricchimento e di esperienza. Essi manifestano la stessa irrequietezza interiore facendosi talora poli opposti, talaltra poli attraenti e sovrapposti. La contrapposizione fra le due figure è rappresentata anche a livello grafico dai giochi di luce di Lelio Bonaccorso: se Caravaggio è immerso nel buio di un cielo in tempesta, Isabella dorme beata nella luce, cullata dalle acque impetuose ma sicure dello stretto di Messina. Il mare ha infatti natura salvifica: Isabella viene raffigurata con il sorriso solo quando le sue dita sfiorano l’acqua.

Isabella e Caravaggio sono entrambi personaggi rivoluzionari, accomunati dalla voglia di non sottomettersi ad alcun padrone. Il loro incontro avviene per caso, quasi a volere sottolineare l’imprescindibilità del fatto: Isabella si imbatte nell’artista appena tornata da Genova. Caravaggio è in apparenza un uomo irascibile, ma il mondo delicato riflesso nelle sue opere rivela la sua duplice natura, ben rappresentata dai tratti a volte leggeri, altre volte marcati di Bonaccorso.

Isabella aiuterà l’artista a “vedere” Messina con nuovi occhi, occhi autentici. La città dello stretto – dove Nadia e Lelio sono nati   ̶   è infatti un’altra protagonista.  Cammina con me e riuscirai a fare entrare l’aria di Messina nelle tue tele – dice Isabella a Caravaggio.

La sceneggiatura di Terranova e la mano di Bonaccorso fanno riemergere l’identità di una Messina dimenticata risorta dalle macerie, una città florida, cangiante e rinnovata. Anche Messina in effetti   ̶   come la storia di Isabella e Caravaggio   ̶   racchiude in sé il senso della morte e della resurrezione, non solo per i terremoti che l’hanno investista, ma anche per i miti e le leggende che l’hanno resa peculiare nel corso dei secoli e che tuttora aleggiando sul territorio. Caravaggio e la ragazza vuole essere un omaggio alla città dello stretto, del resto, cos’è Messina se non un varco d’acqua sul resto del mondo?

Com’è nata l’idea di quest’opera a quattro mani?

Io e Lelio siamo di Messina e volevamo omaggiare le nostre radici. Lelio desiderava parlare del suo artista preferito e io volevo raccontare le difficoltà che le artiste hanno avuto nella storia e così ho inventato il personaggio di Isabella.

In cosa il personaggio di Isabella ti somiglia, oltre che nell’aspetto?

Isabella è volitiva e determinata quando si tratta di seguire la sua passione e il suo talento.

Per Caravaggio Messina è una città ispiratrice di luci. Cosa rappresentano per Ida, protagonista di Addio fantasmi, le luci e le ombre di Messina?

Ho voluto raccontare l’anima gotica della città, quella più crepuscolare e che rappresenta gli aspetti più cupi della personalità di Ida. Mentre le giornate di sole sono quei momenti in cui tutto si rischiara all’improvviso.

Nell’Odissea, Scilla e Cariddi fanno da ostacolo al viaggio che l’eroe deve compiere per tornare a Itaca. La traversata   ̶   compiuta in questo caso da Isabella e suo padre   ̶   è colonna sonora di molti tuoi scritti. Possiamo definirla metafora dell’attraversamento del sé e sua evoluzione?

È una metafora molto bella e aggiungerei che il traghetto per me è sempre quello di Caronte che traghettava i vivi nel regno dei morti e viceversa.

Messina, risorta dalle macerie, si fa rappresentazione della metamorfosi dell’io. Adesso vivi a Roma, sei una donna diversa, eppure senti sempre l’esigenza di tornare a “casa”. Parlerai di Messina nel prossimo romanzo?

Racconterò ancora Messina e sicuramente lo farò con lo sguardo della persona che sono adesso.

Immortalare qualcuno in un quadro o in un libro è il tentativo disperato di renderlo immortale: Isabella e Nadia per cosa vorrebbero essere ricordate?

Isabella vuole essere ricordata per i suoi quadri. Nadia, soprattutto, per i suoi libri.

No Comments

Post A Comment