AMÉLIE NOTHOMB E LA PENNA CELESTIALE

di Sara Manuela Cacioppo

Recensione: La bocca delle carpe. Conversazioni con Amélie Nothomb, di Michel Robert e Amélie Nothomb.

 

 

Amélie Nothomb ha il potere

di tessere il filo della conoscenza,

Se Arianna permette a Teseo

di uscire dal labirinto,

Amélie impugna la penna celestiale

per rivelarci il mondo

nelle sue sfaccettature contraddittorie.

 

Chi non conosce Amélie Nothomb, la scrittrice dagli sfarzosi cappelli?

Autrice fra le più discusse dell’era contemporanea, ha venduto più di 18 milioni di copie nel mondo e ottenuto numerosi premi letterari tra cui il Prix du roman de l’Académie Française per Stupore e tremori, il Prix de Flore per Né di Eva né di Adamo, il Prix Chardonne per Sabotaggio d’amore e il Prix du Jury Jean Giono per Le Catilinarie e Causa di forza maggiore. Oggi vive tra Parigi e Bruxelles, mangia frutta marcia, non ha un cellulare né un computer, beve champagne, non ha la patente, scrive rigorosamente a mano su dei quaderni che si porta dietro, è spiritosa, autoironica e ha un’intelligenza acutissima che le permette di essere sempre impeccabile davanti ai media.

Eppure, la sua vita eccentrica è da sempre avvolta nel mistero. Chi è la vera Amélie? Quanto nasconde di sé dietro i suoi personaggi? Amélie è innamorata? Perché veste sempre in nero? Quesiti che ossessionano lettori da ogni parte del mondo a cui, oggi, grazie a Michel Robert possiamo finalmente dare risposta.

Michel Robert è uno scrittore, artista e politico nato a Ixelles (Belgio), nel 1965. Tra le sue opere ricordiamo: Pascal de Duve, lettre à un ami disparu, La Renaissance du livre, 2001, prefazione di Amélie Nothomb; Ainsi danse Zarathoustra, Actes Sud, 2006; Maurice Béjart, une vie, La Renaissance du livre, 2008; Béjart. Si Dieu le veut, éditions Racine, 2011; La bouche des carpes. Amélie Nothomb, entretiens avec Michel Robert, éditions Archipel, 2018.

La bocca delle carpe, edito da Voland nel 2019 e da me tradotto, raccoglie una serie di conversazioni fra Amélie Nothomb e Michel Robert avvenute dal 1995 al 2001, sotto la pioggia, dentro un bar, da lui, da lei…

L’idea dell’opera ha inizio da un incontro fortuito. Mentre Michel passeggia per la strada, perso nei suoi cupi pensieri, scorge il sorriso di una donna: Amélie. Da questo incontro nasceranno delle conversazioni, dalle conversazioni nascerà un’amicizia e questo libro dedicato allo scrittore Pascal de Duve, amico scomparso di Michel.

 

La bocca delle carpe. Conversazione con Amélie Nothomb, Michel Robert e Amélie Nothomb, Voland Edizioni, coll. Intrecci, Roma, 2019. Traduzione di Sara Manuela Cacioppo.

 

Il libro è costituito da una prefazione di Jacques De Decker, un’avvertenza ai lettori, un prologo e sei capitoli che scandiscono i temi delle conversazioni: Essere scrittore; Solitudine e sentimenti; Filosofiamo; Tutti i paesi del mondo; Spiritus Sanctus; Leggerezze quotidiane.

Con estrema naturalezza, Michel Robert pone ad Amélie molteplici domande, innescando un dialogo che mischia letteratura e vita reale. Le conversazioni alternano grandi quesiti esistenziali come la morte, il futuro e la fede ad argomenti ordinari quali il vestiario, il cinema, la musica, i bizzarri gusti culinari, la fascinazione o ossessione per il ripugnante.

La bocca delle carpe è una vera e propria finestra sulla vita di Amélie Nothomb, un varco da cui il lettore può spiare le mille sfaccettature che caratterizzano l’unicità della sua personalità. Sfogliando le pagine di questo vaso di Pandora, entriamo nell’intimità della scrittrice, conosciamo le sue passioni, i suoi rituali, il senso di solitudine, la sua concezione della sessualità, dell’amicizia e dell’amore inteso come ossessione assoluta. Ripercorriamo la sua vita, l’infanzia, le relazioni familiari, gli spostamenti nel mondo, dal Giappone all’Europa. Capiamo, come il suo vissuto l’abbia cambiata e resa la straordinaria artista che tutti conosciamo oggi.

 

Vi è un legame profondo fra Amélie e l’impiego del mito come rivelatore di verità. L’eccelsa maestria con cui l’autrice riesce a raccontare i miti del passato rigettandoli nel presente, portando alla luce innovativi risvolti psicologici, lascia il lettore in preda all’incanto e allo stupore. Nelle sue storie il fantastico emerge sotto le più svariate forme. Molti dei suoi personaggi, infatti, sono plasmati sulla mitologia e le relative credenze mitiche. Pensiamo, ad esempio, al mito di Crono che divora i suoi figli, a quello di Orfeo e Euridice, di Dioniso, di Narciso, tutti presenti nelle opere della scrittrice. Personaggi spesso dominati da ambivalenze, in cui bellezza e mostruosità convivono nell’originale estetica Nothombina.

A tal proposito, il titolo dell’opera è emblematico: la bocca delle carpe suscita in Amélie disgusto, ma allo stesso tempo ne è quasi ipnotizzata. La scrittrice racconta, infatti, un episodio della sua vita infantile in cui ha tentato il suicidio solo per ammirarla da vicino. Notiamo dunque come il ripugnante e il bello convivano, non solo nell’interiorità dei personaggi, ma anche nella vita privata di Amélie, partecipando a un gioco di seduzione e paura in cui ognuno ha bisogno dell’altro per comprovare la propria esistenza.

Perché dovrei negare che sono un essere perverso e che queste cose attirano? Spiego sinceramente questa attrazione, o meglio, questa specie di ossessione per il ripugnante con il fatto che in fondo sono attratta dall’estrema bellezza.

In La bocca delle carpe l’atto creativo è descritto come un momento catartico e sublime. L’autrice spiega che per raggiungere la disposizione mentale necessaria alla scrittura, deve ingurgitare un tè nero come la pece. Soltanto dopo averlo bevuto e poi vomitato Amélie, in preda a una sorta di ubriacatura dionisiaca, trova la sua ispirazione.

La scrittura appare dunque come un rituale spontaneo, quasi un bisogno per la sopravvivenza. Amélie scrive almeno quattro ore al giorno, appena sveglia, fra le quattro e le sei del mattino.

 – Ma perché vomita?

– Ogni mattina ingurgito un tè orribilmente forte. Una bevanda essenziale per conservare la disposizione mentale di cui ho bisogno per scrivere. Ora, non appena deglutisco, ho una terrificante voglia di vomitare. Ma se lo faccio subito, gli effetti della bevanda non hanno il tempo di entrare in circolo nel mio sangue. Avrei ingerito il mio tè per niente! E trovandomi in uno stato alquanto… malaticcio, non avrei più il coraggio di prenderne un altro. È dunque fondamentale che io attenda almeno una mezz’ora per vomitare. Questo tempo della scrittura è sempre il più folgorante della giornata. Per assicurarmi la riuscita di un simile momento creativo essenziale, ho messo a punto delle tecniche mentali e fisiche per ritardare il fenomeno… Mi dispiace!

 

 

Quando Amélie prende la penna, entra in un simile stato di estasi che non tiene conto delle regole, lascia scorrere l’inchiostro sulla carta, lascia che siano le parole a guidarla. Il processo di scrittura diviene allora un momento magico-ipnotico, quasi un incontro con il divino, ed è solo al suo compimento che si pone la questione della coerenza del testo.

Michel Robert, riesce a far cadere ogni velo di Amélie, mostrandoci la scrittrice e la donna dietro la scrittrice. Amélie, dal canto suo, sceglie di confidarsi totalmente. Sembra che fra i due, già dal primo incontro, sia nata una sorta di alchimia spontanea, dettata forse dal comune interesse per la scrittura o, semplicemente, da quelle che Goethe chiama affinità elettive. Emerge il ritratto di una personalità straordinaria, complessa e affascinante. Una donna forte, ma al contempo umile, che sa confessare le proprie debolezze e ridere di se stessa.

Amélie Nothomb è reale, sincera. Si mette a nudo come non aveva mai fatto prima. Il suo raccontarsi con autoironia e la complicità che instaura con Michel Robert rende piacevole la lettura e diverte il lettore. È quasi una magia letteraria: leggere e scoprirsi d’improvviso seduti al tavolo di un bar a chiacchierare con Amélie…

– Ci sono giorni in cui non ha voglia di scrivere?

– No, mai! Ci sono giorni in cui lei ha voglia di non essere innamorato?

Giorni in cui non ha voglia di respirare?

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