THELMA & LOUISE E LE VITE POSSIBILI.

Di Elena Gessi

Thelma e Louise erano nell’aria già da un po’.
Avevo intravisto sui social le foto delle due attrici, Geena Davis e Susan Sarandon, ora splendide ultrasettantenni, al Festival del Cinema di Venezia. Ho poi letto che Susan Sarandon è stata arrestata dalla polizia, a New York, durante le proteste contro Netanyahu.
Travolta dai ricordi e dalla nostalgia, mi sono poi scambiata alcuni messaggi con la mia amica storica dei tempi delle medie, con cui scoprì il film di Thelma e Louise.
Hai visto che belle Geena e Susan a Venezia? Ma ti ricordi?? Hai visto che Susan Sarandon è stata arrestata?
Io e lei passammo un’estate intera a noleggiare mille volte di seguito la videocassetta di Thelma e Louise. Conoscevamo a memoria gran parte dei dialoghi e trascorremmo la terza media a chiamarci rispettivamente Thelma e Louise. Per la precisione, lei era Thelma ed io ero Louise e la cosa un po’ mi scocciava, perché Thelma trascorre una notte di passione con un Brad Pitt ventenne e non mi pareva giusto non godere di questo bonus.
Le nostre madri arrivarono a proibirci di vedere il film, asserendo che fosse addirittura un’ossessione e che non sembrava loro adeguato, a quattordici anni, esaltarsi tanto per due personaggi che uccidono, rapinano, per poi suicidarsi.
Questo non ci impedì di continuare ad amarle a distanza. Erano per noi il simbolo della ribellione, della libertà e dell’amicizia tra ragazze. Unite contro tutti, libere, perennemente ubriache e sufficientemente pericolose.
Dopo quest’ondata di ricordi adolescenziali, è scoppiato il caso della Cornell University negli Stati Uniti. Mia figlia di tredici anni vede qualche video in proposito su TikTok e mi chiede di che si tratta.
Glielo spiego con un groppo in gola. Voglio essere chiara, metterla in guardia, ma non spaventarla: praticamente impossibile.
Sette studenti di vent’anni drogano una loro compagna di università. La chiudono in camera e, quando è incosciente, la violentano per sette ore di seguito, contattando via chat anche altri loro amici e invitandoli a fare lo stesso.
Free pussy upstairs.
Mia figlia mi segue seria e mi chiede: “Ma erano amici? Lei si fidava di loro?”
Sì.
“E dopo?”
Dopo la ragazza ha riportato il fatto a professori, rettore e via dicendo. Ai violentatori è stato assegnato un compito di punizione: un tema in cui riflettere sui propri errori. Tutto qui.
La ragazza si è ritirata dall’università. I ragazzi hanno continuato a studiare fino alla laurea.
Mentre parlo la portata di quello che dico mi sembra ancora più grande. Sto praticamente dicendo alla mia bambina che gli amici di cui si fida, con cui studia e con cui vive, possono verosimilmente sbranarla senza pensarci due volte e senza particolari conseguenze. Conseguenze per loro, intendo.
Una domenica pomeriggio in cui nessuno ha voglia di uscire, le propongo di vederci insieme Thelma e Louise: quel film che non vedo da quando avevo esattamente la sua età e che ultimamente sembra tornare sotto diverse forme.
Mia figlia è colpita dalla tecnologia di altri tempi: il computer enorme ma dallo schermo piccolissimo, con le scritte verde fosforescente con cui la polizia analizza i dati, la foto che le due amiche si scattano all’inizio del loro weekend con una polaroid che peserà almeno tre chili, ma soprattutto la sconveniente mancanza di sportelli bancomat che fa sì che Jimmy, il fidanzato di Louise, debba personalmente attraversare ben due stati, volando per diverse ore, per consegnarle seimila dollari.
Ma davvero mamma era così? Davvero dovevi chiamare qualcuno con il telefono a gettoni? Davvero non potevi fare un bonifico bancario e nemmeno mandare un’email?
Io sorrido, sentendomi non più giovanissima. Il film è stato girato da Ridley Scott nel 1990 ed effettivamente tecnologie oggi di uso quotidiano, allora erano pura fantascienza. D’altra parte se il viaggio di Thelma e Louise avvenisse oggi con le possibilità di tracciamento disponibili, non sarebbe durato che poche ore.
Io, invece, provo un crescente senso di disagio che mi fa muovere irrequieta sul divano.
Realizzo che non è più il film che vedevo da ragazzina. Non è più la storia di due amiche alla scoperta della libertà che mandano tutti a quel paese.
Sono due donne, innanzitutto, incredibilmente sole in un mondo di uomini.
I personaggi secondari sono, infatti, tutti di sesso maschile e tutti, chi in un modo o chi nell’altro, cercano di manipolarle, utilizzarle per i propri scopi, sempre trattandole come un bene di un certo valore da consumare, preservare o scambiare.
Persino Jimmy, il fidanzato di Louise, l’unico personaggio maschile positivo, che viene ad aiutarla portando la cifra di denaro che lei gli ha richiesto, arriva con un anello di fidanzamento.
Quando Louise gli chiede: “Ma perché adesso, dopo settimane che non ti sei fatto sentire?” Lui risponde che non vuole vederla andare via. Tutto qua. Mi ha sorpreso come, anche nella più rosea delle ipotesi, l’uomo meno violento della storia non ascolti davvero un altro essere umano che dice di amare, ma attui piuttosto uno stratagemma per preservare una commodity che non vuole perdere: Louise.
Poi ci sono tutti gli altri: il camionista che le tratta come oggetti sessuali fatti per il suo personale divertimento, lo stupratore, il marito padrone che opprime urlando, il poliziotto che in modo paterno dà saggi consigli al telefono con l’obiettivo di localizzarle e catturarle, il bel giovane, forse il personaggio più limpido e coerente di tutti, che lapalissianamente si dichiara un ladro e, in quanto tale, coerentemente le deruba.
Se le tecnologie desuete stupiscono una ragazzina nata meno di quindici anni fa, a me stupisce che le dinamiche di potere di un genere sull’altro siano, invece, perfettamente identiche a quelle di oggi.
Domande come “Lo denuncio per violenza sessuale, oppure no?” ,“Mi crederanno anche se ci hanno visto ballare insieme?” sono valide sia per la Thelma del 1990 che chiama con il telefono a gettoni, che per le studentesse della Cornell University del 2024 con bancomat, smartphone ed altri prodigi tecnologici in tasca.
Il bere troppo, il perdere momentaneamente la capacità di essere vigili, il sentirsi male per una sera continua, dopo quarant’anni di incredibili scoperte tecnologiche, ad essere una colpa di cui tutti accuseranno una ragazza. E’ stata una sconsiderata e se l’è cercata. Ha suscitato il desiderio irrefrenabile e legittimo dell’uomo di ferire, saccheggiare, depredare senza controllo. Non importa se era anche compagno, marito, collega, amico fidato.
Da una parte c’è la bonaria pacca sulla spalla a chi ha commesso l’errore, alla fin fine umano e comprensibile perché l’uomo è l’uomo, di stuprare e farsi anche beccare.
Dall’altra il dito accusatorio verso chi stupidamente si è trovata nelle condizioni di essere stuprata.
Alla fine Thelma e Louise non vogliono essere catturate, ormai non ce la farebbero a tornare alla vita di prima che è, di fatto, l’unica esistenza possibile per loro.
Mentre la Ford Thunderbird Convertibile vola sul Gran Canyon, guardo mia figlia seduta accanto a me sul divano e mi chiedo se per lei esisteranno, invece, altre vite possibili.

 

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