Un’assenza ingiustificata: Johnny L. Bertolio e «L’ha scritto lei, ma…». Perché a scuola non si studiano le autrici

a cura di Silvia Roncucci

Con il suo Controcanone (Loescher, 2022), pensato per integrare e rivedere alcuni aspetti dei manuali per il triennio delle superiori, Johnny L. Bertolio ha dato il via a un dibattito che lo ha spinto a dedicarsi al saggio «L’ha scritto lei, ma…». Perché a scuola non si studiano le autrici (Tlon 2026). Bertolio ripercorre le ragioni che hanno portato all’esclusione delle autrici dal canone letterario, dapprima studiata sul tavolino dell’ideologia e in seguito accettata in maniera tautologica: il canone letterario taglia fuori le grandi autrici perché non ce ne sono mai state. Eccetto qualche caso troppo raro e illustre per non apparire inarrivabile.

Tutto comincia quando, fatta l’Italia, c’è bisogno di fare gli italiani. Le italiane – che pure hanno dato il loro contributo alla causa dell’unità – interessano di meno alla classe dirigente di uomini-padri postunitari. Nell’ottica di un canone da tramandare religiosamente nelle scuole del Regno, questi non possono che dirigere l’attenzione verso autori – Dante, Petrarca, Manzoni e altri – che portino avanti i gloriosi valori patriottici, che godano di una visione politica moderata e che narrino di figure femminili nelle quali le donne possano trovare dei modelli di riferimento. Incarnazioni della modestia e della domesticità da perseguire, o, all’opposto, dei vizi da rifuggire – come l’assertività, l’eros, e l’ambizione delle femme fatale romanzesche.

Nel frattempo, medici, antropologi e (pseudo)scienziati, come Cesare Lombroso, Paolo Mantegazza e Otto Weininger, portano avanti le teorie sull’inferiorità biologica e psicologica delle donne e sulla conseguente necessità di delimitare con paletti ben saldi lo stretto recinto attorno alle loro vite.

In un contesto del genere, in cui le donne non hanno accesso al voto, al lavoro, in cui sono sminuite fisicamente e mentalmente, se anche avessero talento e desiderio di scrivere, come potrebbero trovare qualcuno a sostenerle? Eppure, c’è stato chi ha continuato per la propria strada, a dispetto di difficoltà, persecuzioni, rischio di condanne e di morte.

Johnny L. Bertolio

Bertolio ricorda l’opera di autrici del passato e della loro presenza – più spesso assenza – dai manuali scolastici: dalle poetesse e mistiche medievali, a quelle del Rinascimento, alle autrici di Sei e Settecento che lottano contro la misoginia letteraria, alle ottocentesche che al romanzo e alla poesia affiancano la letteratura di viaggio, alle femministe del Novecento contrarie ai pregiudizi lombrosiani prima e all’ideologia fascista poi, alle contemporanee il cui successo fa storcere il naso a qualcuno.

Passa in rassegna i difetti con i quali sono stati sminuiti i lavori delle autrici (tra i più generosi a elencarli ci fu Benedetto Croce). Gli scritti delle donne sono stati definiti immaturi, troppo soggettivi, brutte copie dei testi maschili, inverosimili come opera di donne o al contrario troppo femminili, troppo sentimentali o all’opposto moralmente disdicevoli, redatti a quattro mani (con un uomo, ovviamente), plagi, e così via, in una lunga lista di scuse spesso contraddittorie.

La risposta delle scrittrici non si è fatta attendere, soprattutto su riviste, giornali e periodici dove le loro penne hanno trovato accoglienza tra Otto e Novecento. Sulle riviste, inoltre, le autrici si sono dedicate a interviste, recensioni, commenti di eventi di storia e cronaca contemporanea, e continuano a farlo oggi, epoca in cui assistiamo al felice moltiplicarsi di case editrici che mirano a recuperare le autrici del passato o a dare spazio alle nuove, come Rina, 8tto edizioni e Le Plurali.

Anche stavolta Tlon non si smentisce nella scelta attenta dei temi da trattare e degli autori da accogliere.

Il saggio di Johnny L. Bertolio, la cui prefazione è a cura di Maura Gancitano, è un testo denso ma allo stesso tempo una panoramica utile e un punto di partenza per capire che «lo sguardo di genere conta solo per le donne; quello degli uomini, ben più radicato e pervasivo, è sempre neutro», e che, a dispetto dei timori infondati, destrutturazione e diversificazione del canone non possono che portare a un arricchimento.

Foto: «L’ha scritto lei, ma…». Perché a scuola non si studiano le autrici – Johnny L. Bertolio – Shop Tlon

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