02 Mag Lia Cigarini: La politica del desiderio e altri scritti
di Ivana Margarese

Lia Cigarini è una delle figure che hanno dato corpo e senso al femminismo della differenza in Italia, trasformandolo da teoria a pratica viva. Ho incontrato la sua figura attraverso le parole di Luisa Muraro, che racconta il loro primo incontro e la capacità pionieristica e originale di Cigarini di fare del femminismo una pratica di relazione e trasformazione. Muraro ricorda come, insieme a Elena Medi, Lia ebbe l’idea di aprire a Milano la Libreria delle donne e come questa esperienza sia stata un punto di svolta:
“Lia mi coinvolgeva strettamente, è probabile che io anche interloquissi intelligentemente con lei. Soprattutto una cosa mi ricordo, che quando abbiamo cominciato a rifornire la libreria di libri, io di romanzi di donne ne conoscevo pochissimi, e quindi la libreria per me ha voluto dire un ulteriore guadagno, mi si è aperta la letteratura femminile. Perché io, nella tensione emancipativa della mia giovinezza, tendevo a leggere gli uomini, nettamente: me lo ricordo quel libro Bur, Jane Austen, Orgoglio e pregiudizio, e ricordo che l’ho scartato perché era scritto da una donna. Così come, senti raccontare Lia la sua giovinezza, lei si orientava in funzione di cercare donne, figure femminili, per darsi forza; io avevo una tensione emancipativa di segno inverso.”
(Luisa Muraro, Esserci davvero, Quaderni di via Dogana, pp. 40-41)
Attraverso lo sguardo dell’amica Luisa Muraro, la figura di Lia Cigarini emerge come autorevole, curiosa e luminosa. Il volume La politica del desiderio e altri scritti (Orthotes editore) raccoglie testi di Lia Cigarini che spaziano dalla metà degli anni Settanta a oggi. Non si tratta di un sistema teorico coerente, ma di testimonianze lucide e appassionate sulla realtà, osservata da chi scrive e vive la politica in prima persona. Nel corso della lettura si apre così la strada di un’altra politica: una politica del desiderio, che non si separa né dalla vita né dal piacere e che proprio per questo produce trasformazioni concrete.
Non rinunciare a sé stesse e alle relazioni che ci permettono di parlare e agire in prima persona significa riconoscere anche il lato oscuro di certe promesse di giustizia — come l’uguaglianza formale dell’emancipazione — che finiscono per integrare individui in un mondo già dato e prestabilito. La potenza della competenza simbolica nelle nostre esistenze, cioè l’autorità di dire con parole proprie ciò che accade, ciò che si è e si diventa, e di ricevere ascolto e fiducia, è una chiave di trasformazione che affonda nelle pratiche femministe. Come scrive Stefania Ferrando nella nota introduttiva:
“Si tratta, più profondamente, di non rinunciare all’amore per se stesse, ovunque ci si trovi. Di fronte alla paura di perdere il lavoro, di essere isolate, di non fare carriera o non vedersi più rinnovato il contratto, si anestetizza la propria capacità di contrattazione e quell’amore – verso di sé e il meglio di una situazione – che la nutre. Gli scritti di Lia Cigarini indicano una via: la presa di parola e il riconoscersi una capacità personale di agire sono pratiche che permettono di lavorare su questa paura.”
Per Cigarini, la questione non si assegna a identità o nature, né deduce parole e azioni da un supposto ordine delle cose: il centro è l’ordine simbolico, la possibilità di dare senso a ciò che siamo e desideriamo. A questo proposito, spiega così il progetto della Libreria delle donne, nata nel 1975 a Milano:
“Abbiamo aperto la Libreria con l’idea di sottolineare che le donne scrivevano libri, che avevano dato un contributo alla letteratura, e per avere un luogo aperto al pubblico che ci sembrava ormai più interessante del piccolo gruppo di autocoscienza. Poi il progetto si è modificato: non solo tenere aperto il negozio, ma anche scrivere testi, produrre teoria. E man mano che il progetto evolveva, veniva fuori il di più essenziale che qualcuna portava a sostegno di uno specifico desiderio.”
Per Lia Cigarini, i desideri femminili possono affermarsi nel mondo attraverso la relazione con quelli di altre donne. In questa reciprocità si guadagna forza e libertà, quella libertà femminile che rende possibile anche celebrare la bellezza della relazioni tra donne, preferendola talvolta all’intelligenza che giudica ma perde di vista l’insieme:
“Il gioco di sguardi – lo ripetiamo – è uno tra gli elementi più relazionali che conosciamo. La relazione, quando funziona, produce fiducia, forza. Così si spiega, almeno ai nostri occhi, la necessità di iniziare una riflessione sulla bellezza.”
La politica del desiderio continua a interpellare il presente, proponendo non un modello, ma una postura: quella di chi, nel dire sé, trasforma il mondo che abita.

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