CONTRO GLI STEREOTIPI DEL FEMMINILE. INTERVISTA A CINZIA INGUANTA, GIORNALISTA E DIRETTRICE DE L’ALTRO FEMMINILE, DONNE OLTRE IL CONSUETO

a cura di Silvia Roncucci

 

Caschetto, sguardo vivace, leggero accento fiorentino e – l’ho subito notato – leggera somiglianza con la magnifica Meryl Streep. Non so se l’accento lo tiri fuori quando parla con i toscani o se ogni tanto le sfugga così, senza richiesta. Sta di fatto che Cinzia Inguanta fiorentina lo è di nascita, anche se da anni vive a Verona. Sulla somiglianza con la Streep, invece, non saprebbe dare una spiegazione che non dipenda dal caso.

Cinzia Inguanta è giornalista pubblicista e scrittrice. Dopo l’esperienza presso Radio Popolare Verona e il magazine Verona-IN, attualmente dirige la testata culturale L’Altro Femminile, donne oltre il consueto.

Come autrice di narrativa ha all’attivo un romanzo, Bianca (Bonaccorso editore, 2011), e la raccolta di racconti L’ultimo Natale di Mrs. Dalloway (Scatole parlanti, 2022). Alcune sue poesie sono state pubblicate in diverse antologie e sul blog di poesia di Rainews.

È coordinatrice del Gruppo di lettura del Centro di comunità di Porto San Pancrazio.

 

Cinzia, partiamo dalle origini de L’Altro Femminile. Com’è che hai deciso di dirigere la rivista?

La proposta è venuta nel 2020 da Serena Pisaneschi, editrice de L’Altro Femminile. Diciamo che quando è arrivata ho sentito chiudersi un cerchio, viste le mie esperienze passate di direttrice di Radio Popolare Verona e della testata Verona IN. Anche se il mio primo incarico giornalistico è stato per la rubrica “I diritti delle donne d’Africa” sul mensile Noticum. Tornare a un progetto incentrato sulle donne è stato come ritrovare il mio primo amore.

Come è nata l’idea della rivista?

L’idea è nata da Serena Pisaneschi, come ho detto. Lo scopo è utilizzare la rivista come un mezzo per decostruire gli stereotipi che imprigionano sia gli uomini che le donne e allo stesso tempo mettere in luce i talenti femminili. Scovandone anche di curiosi e inaspettati.

È proprio solo ‘al femminile’ o avete/avete avuto degli uomini tra i collaboratori?

Abbiamo avuto anche dei collaboratori uomini, Agostino Mondin e Renzo Segala, che mi avevano seguito dalla redazione di Radio Popolare Verona. Purtroppo, dopo l’entusiasmo iniziale, il loro impegno si è un po’ affievolito. Inoltre abbiamo pubblicato sporadicamente racconti di uomini, come Daniele Mannini, psicologo, Manrico Scarpelli, figura ‘storica’ del laboratorio livornese di scrittura Qwerty, e Matteo Zonca che ha vinto una delle call di scrittura che organizziamo periodicamente.

Qual è stata la sfida più grande finora?

Sicuramente mantenere la costanza e la qualità nelle pubblicazioni che avvengono ogni giorno. La redazione è composta esclusivamente da volontarie, nessuna delle quali è giornalista professionista, anche se tutte gravitano in modi diversi nel mondo dell’editoria, della scrittura, della cultura, dell’istruzione. Offrire un prodotto originale e di qualità con un team non retribuito è una sfida quotidiana e ci vuole convinzione e spirito di sacrificio.

Qual è stato un momento di soddisfazione di cui ti ricordi e, al contrario, è accaduto che ci siano state critiche da parte di lettori uomini che poco gradiscono l’esistenza di una rivista femminista?

Di certo i momenti più gratificanti sono gli incontri dal vivo, dove abbiamo la possibilità di conoscere i lettori. Ad esempio la partecipazione alla manifestazione “L’Eredità delle donne” che ci vede impegnate dal 2021 ed è sempre un momento di grande gioia. Per quanto riguarda le critiche, pur avendo ricevuto a volte commenti misogini, siamo fortunate ad avere una base di lettori uomini che, con il loro sostegno, dimostrano di apprezzare il nostro progetto. Per fortuna molti uomini si rendono conto che anche ‘i maschi’ sono vittime degli stereotipi di genere.

Da autrice, come vedi il panorama letterario attuale?

A mio avviso è vivacizzato dalla presenza delle case editrici piccole e medie che sono una vera risorsa. Sia per chi legge che per chi scrive. Sono le sole che hanno il coraggio di scommettere su voci nuove e diverse, affinché il panorama editoriale sia più ricco e meno omologato.

Ci sono altre riviste che segui e che apprezzi?

Beh, oltre a voi di Morel, seguo Anterem, rivista di ricerca letteraria, e Micromega che si occupa di approfondimenti culturali e politici.

Cosa consiglieresti a chi vuol fondare una rivista oggi?

Bisogna partire da una motivazione forte. Essere consapevoli che è un lavoro duro e pensare a un progetto a lungo termine, non come un’iniziativa passeggera.

Hai progetti/idee future che a tuo avviso potrebbero aiutare L’Altro Femminile a crescere?

Le idee sono tante, forse troppe! Anche perché la redazione è vivace e vulcanica. La vera sfida è procedere a piccoli passi, concretizzando ogni progetto in base alle nostre possibilità.

Un luogo

Il mare

Un sogno

Incontrare di nuovo i miei nonni

Un pasto

Informale, di quelli con tanti stuzzichini

Un gesto

Una carezza

Una casa

La mia

Un regalo


Un mazzolino di fiori di campo

Un autore

Uno solo? Niccolò Ammaniti, Haruki Murakami

Un’autrice

Natalia Ginzburg, Marion Zimmer Bradley

Un verso

To be or not to be?

Uno spettacolo teatrale


Questi fantasmi di Eduardo De Filippo

Un film


In the Mood for Love di Wong Kar-wai

Una stagione

La primavera (ma anche l’estate, l’autunno, l’inverno)

Una città


Torino. Vorrei aggiungere il mio elenco personale ma non lo farò, ho già trasgredito con generosità

Un augurio

Peace and love

Una grande femminista

Fatema Mernissi

 

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