Il cielo di mia madre di Lara Carbonara

di Elisabetta Imperato

 

Il cielo di mia madre, di Lara Carbonara, è una raccolta di quattordici racconti: quattordici storie di viaggio, narrate da donne che hanno subito, ciascuna a proprio modo, una perdita. Il libro tiene insieme storie cariche di tensione emotiva, narrate con i cinque sensi; storie che, pur essendo autonome, finiscono per disegnare una trama sotterranea unitaria. Il filo che unisce i testi è l’immagine dell’acqua: mare e pioggia, lacrime e fiumi che tornano come simbolo di memoria e di trasformazione. L’acqua non rappresenta solo lo sfondo delle storie narrate ma si manifesta elemento vivo che modella i personaggi femminili e scandisce i loro destini, testimone di gioie e naufragi esistenziali. Approdi e partenze si rispecchiano gli uni negli altri e ogni arrivo porta con sé l’annuncio di un nuovo viaggio.

 

La scrittrice ci immerge in uno stato liquido, segno del tempo che scorre e della necessità del cambiamento.  La stessa scrittura, fluida e visionaria, accompagna il lettore pagina dopo pagina, riva dopo riva, e avanza come un’onda, alternando taccuini di viaggio a descrizioni impressionistiche, che si rivelano specchio efficace dei paesaggi interiori. Il tono è pervaso da immagini potenti e sinestesie evocative ( i vestiti lunghi della festa, invischiati come le parole nei proverbi, la libertà[…] racchiusa nella caduta prorompente di quell’acqua, il movimento rasserenante dell’acqua, il bucato fresco e croccante al Mistral); nel corso della lettura ci immergiamo nei profumi dei luoghi ( quercia bruciata, caramello, vaniglia, pepe, noce moscata) e nella bellezza dei posti ( dai fiordi norvegesi a Siviglia e Granada; dall’Islanda a Lisbona, a Berlino e a Sainte Marie de la Mer).

Tematiche universali (la maternità e le donne violate, il distacco, il disamore e l’abbandono) vengono coniugate con un linguaggio intimo che non scade mai nella retorica. Il viaggio inizia tra camelie bianche e pini selvatici e termina con il racconto che dà il titolo all’intera raccolta. L’approdo è in un pezzo di cielo disegnato su un foglio di quaderno.  E il cielo, specchio rovesciato del mare (che accumula sulla riva i detriti del passato), diventa lo spazio ultimo di una liberazione simbolica, in cui si riflette il legame della protagonista con la madre. È proprio in questo orizzonte aperto, che insieme accoglie e libera, si intravede una possibilità di riscatto : la forza di rinascere dal dolore è il cielo di tutte le madri.

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