26 Lug “Un po’ di gente” di Valentina Diana
di Lea Barletti
C’è gente che scrive, e c’è gente che non scrive. C’è gente che scrive in un modo che fa male e gente che scrive in un modo che fa bene.
Poi c’è gente che scrive in un modo che fa bene e male allo stesso tempo: c’è gente come Valentina. C’è gente che disegna o dipinge e gente che non disegna e non dipinge.
Poi c’è gente come Valentina che disegna o dipinge e crea immagini in un modo che dici: anche io voglio cominciare a disegnare e dipingere come Valentina, ma non nel senso che voglio fare delle immagini uguali a quelle che fa lei, no.

Voglio disegnare o dipingere così che nei miei disegni e nelle mie immagini ci sia tutto quello che le parole non sanno dire, come nelle immagini di Valentina. E voglio scrivere così che in quello che scrivo ci sia tutto quello che i disegni non mostrano, come nelle parole di Valentina. E voglio scrivere così che faccia bene e male allo stesso tempo, voglio scrivere double face. Non so come faccia, Valentina, ma la sua gente dipinta e la sua gente scritta sono come quelle giacche double face, ve le ricordate? Che non si sa qual è l’interno e quale l’esterno perché entrambe le parti sono interno e esterno, e così se ti metti la giacca dalla parte del blu, per esempio, si vede però sempre un bordo, un pezzettino del rosso e se ti metti la giacca dalla parte del rosso si vede sempre un pezzettino del blu. Perché quella non è una giacca blu e non è una giacca rossa, è una giacca blu se la metti da un verso ed è una giacca rossa se la metti dall’altro. E non ha l’etichetta, perché l’etichetta di solito starebbe all’interno, ma dove la metti l’etichetta in una giacca double face? E così, la gente di Valentina non è etichettabile, non è rossa o blu, non è buona o cattiva, è double face, e fa male e bene, e quando fa bene c’è sempre un angolino che fa male, e quando fa male c’è sempre un angolino che spunta da non si sa dove, che fa bene. E non è brutta o bella, è bruttabella o bellabrutta, è double face.
Come noi, che infatti pure siamo la gente.


“Un po’ di gente” di Valentina Diana, è un oggetto analogico, un libro-sacchetto-di-carta-del-pane con attaccata sopra la pagina di un elenco del telefono -ve li ricordate gli elenchi del telefono cartacei con tutta quella gente scritta sopra?- A me è toccata la D (anzi: un po’ di gente con la D), come Diana o come Domodossola. E il sacchetto di carta è chiuso con un cordino tenuto da una striscetta ritagliata da uno spartito musicale -ve li ricordate gli spartiti musicali cartacei?- che mi sembra fossero (gli spartiti) di sua nonna o di suo nonno, o di suo zio o di sua zia, non lo so. E dentro al sacchetto di carta c’è un librino artigianale, insomma fatto a mano da Valentina, con la storia scritta di un po’ di gente. Solo un po’ di gente, perché mica si può scrivere la storia di tutta la gente, che non ci starebbe in un sacchetto di carta del pane, e questo Valentina lo sa. E poi ci sono le riproduzioni dei disegni di un po’ di gente, che sono bellissimi e non sono propriamente disegni ma immagini composte a tecnica mista, olio, gesso e china su tela, e pure collage, e questo l’ho dovuto chiedere a lei perché io non ne capisco niente di tecniche di pittura e in realtà non m’importa tanto con quali mezzi, perché appunto la gente non è fatta tutta uguale, siamo tutti fatti di tecniche e materiali misti, proprio come un po’ di gente di Valentina.
Non so come potete fare ad avere anche voi un po’ di gente, dovete chiedere a lei, magari ve la manda per posta? A un po’ di gente credo piaccia viaggiare e incontrare altra gente!
Scrivete a: vale.dia@gmail.com
No Comments