Elba Book Festival: in dialogo con Marco Belli

In dialogo con Marco Belli direttore artistico dell’Elba Book Festival

a cura di Francesca Grispello

Morel segue e sostiene e alcuni tra gli eventi culturali nelle isole, siamo grati di essere tra i mediapartner per il secondo anno dell’Elba Book Festival, un evento che abbiamo a cuore, noi che percorriamo piccole e grandi navigazioni, tra isole e correnti.

Come è nata l’idea dell’Elba Book Festival?

Tutto è nato l’estate del 2014 quando Roberta Bergamaschi e Andrea Lunghi mi hanno chiamato per chiedermi di organizzare un festival di editoria indipendente a Rio nell’Elba. Avevo già respirato l’aria isolana nel 2010 quando ero stato invitato a esporre le mie foto in una galleria di Capoliveri. In quel periodo facevo l’editore e organizzavo piccole cose nella mia città, Ferrara; chiesi a loro ovviamente un aiuto per incominciare a studiare il territorio, i luoghi; imparammo tutti come si fa un festival culturale lavorando con passione su tutti gli aspetti organizzativi, dalla direzione artistica alla fasciettatura di un gazebo, a luglio 2015 eravamo pronti. Fu così che iniziò questa fantastica avventura.

Quali sono i temi del 2025?

Il tema di quest’anno è “chiavi di volta”. La Rete Pym, una costellazione di manifestazioni italiane a cui abbiamo dato vita nel 2018 insieme al Festival Giallo Garda e alla Fiera del Libro di Iglesias, ogni anno sceglie un tema comune da portare avanti assieme durante l’anno. Nella struttura di un arco, la chiave di volta è quella pietra centrale che tiene insieme tutte le altre. Senza di essa, l’intera costruzione crollerebbe. È un punto di equilibrio e di sostegno, ma anche un passaggio: il culmine di un arco, l’inizio di una nuova apertura. Abbiamo scelto questo tema perché sentiamo che viviamo un tempo in cui è necessario interrogarsi su ciò che regge, unisce e consente il passaggio. In un mondo che cambia rapidamente – tra crisi ambientali, conflitti, rivoluzioni tecnologiche e profonde trasformazioni sociali – quali sono oggi le nostre chiavi di volta? Quali sono i concetti, le narrazioni, i valori che tengono insieme le nostre comunità, la nostra cultura, la nostra identità?
Nel corso del festival, esploreremo questo tema da molteplici angolazioni: la chiave di volta come punto di equilibrio tra tradizione e innovazione, tra locale e globale, tra memoria e futuro.”Chiavi di volta” è anche un invito alla responsabilità. Ognuno di noi, nel proprio piccolo, può essere quella pietra che sostiene, che connette, che rende possibile un attraversamento. Elba Book 2025 cercherà di riflettere su un arco costruito insieme, un passaggio condiviso ed essere un momento per riconoscere e celebrare ciò che ci tiene uniti agli altri: la Rete Pym, il nostro profondo legame con il territorio elbano che si è rafforzato con la sottoscrizione del Patto per la Lettura oppure la recente collaborazione con l’istituto Cerboni di Portoferraio che porterà all’inaugurazione del primo murale a Rio nell’Elba grazie all’artista livornese Oblo.

Che tipologia di realtà culturale abita l’Isola d’Elba?

L’isola possiede una grossa miniera di realtà culturali vive e interessanti ma che non riescono a mettersi assieme per essere più forti, visibili e incisive. La strada che abbiamo intrapreso è quella della costante ricerca di compagni di viaggio, fuori e dentro l’isola per essere anche un attore politico del territorio e non un semplice contenitore astratto di voci labili che non si sedimentano nella memoria collettiva.

Qual è, secondo te lo stato di salute di festival dedicati al mondo dell’editoria? C’è un grosso dibattito in cui se ne discute sull’utilità e sul mercato?

Il mondo dell’editoria indipendente italiana sta senza dubbio attraversando un momento di grande difficoltà. Le vendite calano e il numero di lettori non cresce. Un festival come il nostro, in una parte dell’isola dove non ci sono librerie, in un luogo di margine, anno dopo anno sta tentando di diventare un presidio permanente di promozione della lettura e non solo una kermesse estiva dove gli autori fanno un’effimera passerella, infatti chiediamo loro di sbarcare sull’isola per portare una riflessione, una visione sul tema che abbiamo scelto per quell’anno per essere un luogo dove il pensiero di artisti e scrittori costruisca orizzonti di senso che possano trasformarsi in prospettive sociali e politiche di rinnovamento per l’Isola d’Elba. Nel dicembre 2024 abbiamo firmato con entusiasmo il “Patto per la Lettura Isola d’Elba”, uno strumento di governance per la promozione della lettura e la creazione di reti tra i soggetti interessati sull’isola e prevede la partecipazione a bandi e avvisi pubblici legati alla lettura. L’obiettivo è quello di rendere la lettura un’attività diffusa e apprezzata sull’isola, coinvolgendo enti locali, scuole, librerie e altri attori culturali. Il Patto per la Lettura è uno strumento importante per la crescita culturale dell’isola e per favorire la partecipazione dei cittadini alle iniziative legate alla lettura.

Tanti editori, tante pubblicazioni e pochi lettori; un cortocircuito virtuoso oppure una deriva?

Secondo noi è una deriva, gli editori indipendenti non dovrebbero scimiottare i modelli della grande editoria contraddistinti da un’iperproduzione, si dovrebbe, inoltre, cercare di creare una comunità attiva e più unita del mondo indipendente italiano e creare nuove forme di distribuzione alternative. Uno dei compiti dell’editoria indipendente è quello di pubblicare tutti quei testi che detonano nel cervello del lettore interrogando il mondo in cui viviamo con domande scomode e soprattutto che non danno risposte accomodanti alle nostre esistenze. Di questo abbiamo bisogno per tornare a respirare: leggere libri che diventano strumenti di reincanto, che aprono visioni e immaginari nuovi e che si oppongono a un pensiero unico del “there is not alternative” che colonizza ogni cosa, appiattito su un rapace e virulento modello capitalistico.

EBF ha raggiunto la sua XI Edizione, un traguardo poderoso, una realtà poliedrica, pensando a questi anni trascorsi quali sono i suoi sentimenti e sogni riguardo al futuro?

Non ci nascondiamo, un festival ha bisogno di fondi per garantirsi una continuità e una prospettiva; abbiamo bisogno di continuare a strutturarci, assumere nuove professionalità e pagare le tante persone che lavorano per noi. Vogliamo migliorare la nostra capacità operativa sul territorio e arricchire l’offerta della manifestazione.

C’è un ricordo importante legato all’Elba Book Festival?

L’attesa della nascita di mia figlia Emma durante Elba Book Festival 5 nel 2019. Aspettò la fine della manifestazione per venire alla luce, il 30 luglio.

Info:
https://www.elbabookfestival.com/

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