Càrcaci

di Marcello Guardo

 

Il corpo si annàca, si squàgghia sotto le casse incugnàte nella cappella. Luce a volume alto: un cactus a neon piccolo verde nucleare abbrìlla dentro un basso buio: la vecchia chiesa in via del Corso. 

 

Carmela, nel mezzo della mattanza, con i polsi fende il gas nervino. Scopre le arècchie nude tenerelle e io sfantasìo, perverso, toccarle. Smatta nella gonna, golosa che quasi me la mangio intera, coi fianchi che sfruculìano l’aria come il sonaglio alla caviglia di una zingara.

 

C’è un bagnetto in cima alle scale in fondo alla navata: ha le pareti color dell’uva iànca matura spacculiàta, russìgna: tutti i cazzetti sulla ceramica opaca io li guardo ammaliato, come fossero i pappaiàddi della Villa Bellini, oppure pavoni che abitano ancora il castello di Càrcaci. 

 

Carmela mi segue dentro: mi spitìtta: pare un cannolicchio ricottoso candito, il cuore morbido che già me lo sento caliàre sulla lingua. Sbavato, il suo trucco è per me fantasia ruci cuntintìzza spàstica; il suo odore è di fico maturo spagnàto al sole, lazzariàto dalle formiche.

 

Le canto un rosario in cui ogni grano è un pezzo di lei, mi arrùnchio in terra per la Sua grazia, gamba bianca ciaurùsa fragrante che pare un biscotto della monaca. Con un Ave Maria prego mi elevi nello spirito, lei si piglia la mia carne: la stràzza come una pizzèdda, quasi mi ammazza: quasi mi salva. 

 

Una pozzanghera, un basso buio in via del Corso, il suo ciàuro fumoso come quello di un distributore di benzina. Il cactus domanda sottovoce sarvamèntu mentre io guardo abbampàre la sua gioia menomàta: luce falsa d’eclisse.

1 Comment
  • Luciana
    Posted at 17:11h, 11 Luglio Rispondi

    Originale!! Trovo una ricercatezza di linguaggio e una facilità dello scrittore nel creare delle metafore intriganti e affascinanti. Il posto poi mi incuriosisce. Ho guardato dei video e ho scorto i singolari pavoni. addirittura anche in volo…. 😅 realtà o intelligenza artificiale???
    Mi sembra un’ottima Set per una serie TV😉

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