19 Giu La libreria Piccoli Labirinti di Parma
di Nerio Vespertin
Dirigendosi lungo il viale Gramsci di Parma, prima di arrivare all’ampio spazio del Piazzale Santa Croce, pieno dei rumori del traffico urbano, ci si imbatte sulla sinistra in una piccola galleria coperta. Uno di quelle alcove nascoste della città, ricavata direttamente dentro uno stabile del secolo scorso. Inoltrandosi dentro questo spazio un poco dimesso, lontano dal rumore e dal caos, si scopre un realtà raccolta fatta di ristoranti, negozi e piccoli esercizi commerciali. Una sorta di ecosistema nascosto, ma incredibilmente attivo. Sul fondo di questo spazio, con la vetrina aperta direttamente sulla galleria laterale, si nota qualcosa di ancora meno atteso: una libreria. Uno spazio colorato e luminoso, che accoglie lo sguardo dei passanti con poster, titoli in esposizione e una saletta/laboratorio per bambini. La libreria “Piccoli labirinti” si rivela in questo modo, come una sorpresa alla fine di un percorso lontano dalle vie principali della città. Una sorpresa ancora più grande quando, osservando meglio i libri, si trovano titoli lontani dal circuito delle grandi pubblicazioni.
Ad accoglierci troviamo Francesca Ciani, educatrice, organizzatrice di eventi e comproprietaria della libreria. Francesca, che nella galleria davanti alla sua vetrina ha organizzato varie presentazioni di libri e letture pubbliche, ci sorride, invitandoci ad entrare nella sua ‘piccola isola felice’.

Nerio – “Piccoli labirinti” è un nome interessante. Il labirinto è un’immagine cara a molti letterati e pensatori della cultura. Giusto per citarne uno: Borges, fra i più recenti e forse più inflazionati. Da cosa deriva questo nome e qual è la caratteristica della vostra libreria?
Francesca Ciani – Abbiamo scelto di credere nel nostro territorio al quale proponiamo autori che selezioniamo con passione e attenzione, prediligendo case editrici piccole, ma non per questo meno significative, per dar voce ai tanti scrittori di talento che l’Italia regala. La nostra avventura si snoda negli spazi di quella che amiamo definire una bottega dove poter assaporare il gusto del tempo che si ferma tra libri e armonie di parole. Tante le iniziative proposte, perché ci piace raccontare le storie che suggeriamo attraverso reading letterari, presentazione di case editrici, letture animate e laboratori. Così, insieme, possiamo scoprire questi Piccoli Labirinti …un’ oasi per chi vuole crescere insieme e fare cultura. Un bottega di quartiere, Il Pablo, attenta alle tematiche sociali e di formazione, che si pone come punto di aggregazione e di riferimento.
N – Si dice che dietro ogni libro ci sia una storia. Allora, forse, dietro una libreria ce ne dovrebbero essere milioni e milioni. Quali sono le storie della Vostra libreria e da cosa deriva il suo nome?
FC -La storia della nostra libreria è particolare. Nasce infatti dal desiderio di rendere una passione, lavoro. Inizialmente l’idea era di aprire un caffè letterario e di chiamarlo Divina Commedia. La burocrazia richiesta e la quantità di adeguamenti per la messa a norma di un locale, ci hanno spinti a rivedere la nostra idea senza però abbandonare l’amore per la cultura, per i libri e l’idea di un luogo atto alla socializzazione. Così, dopo mille dubbi, abbiamo scelto di aprire una libreria indipendente, nel senso più puro del termine. Un focolare attorno al quale ritrovarsi per esplorare storie. Un pomeriggio, mentre cercavamo il nome adatto alla nostra idea, ascoltando un cd di Mirko Signorile, jazzista pugliese, una traccia ha attirato la mia attenzione da non esperta di quel tipo di musica. Incuriosita, ho guardato il titolo ed era Piccoli Labirinti. Da qui la folgorazione: sarebbe stato il nome della nostra libreria. È nata così la libreria Piccoli Labirinti, di cui Ernesto Tirri è titolare e per la quale io mi occupo di organizzare e moderare eventi culturali.
N – Libreria non semplicemente come luogo dove si smerciano e si acquistano i libri, ma prima di tutto come luogo di aggregazione della cultura. Nella Vostra libreria si svolgono varie attività, dalle rassegne letterarie dove si presentano libri appena pubblicati ai gruppi di lettura: anche qui, come sono nate queste attività e qual è il Vostro ideale di libreria?
FC – Anche questo è stato un percorso a tappe. Inizialmente abbiamo cercato di fidelizzare, farci conoscere e capire il quartiere in cui operiamo, di periferia e multietnico, quali richieste avesse. Con il tempo ci siamo resi conto che la forte connotazione sociale che contraddistingue me ed Ernesto, avrebbe dovuto essere la mission della libreria. Toccare tematiche trasversali per promuovere l’ascolto e la socializzazione è diventata la nostra mission. Non facile però, perché ospitiamo solo editori indipendenti e questo presuppone un lavoro costante per una buona divulgazione. Con il tempo siamo diventati “la libreria in cui si trovano libri che non si possono reperire altrove” affinando ancora di più le nostre caratteristiche peculiari. Il primo passo è stato invitare autori ed organizzare letture animate per i più piccoli, corredate da laboratori. Dal 2021 abbiamo dato vita ad un gruppo di lettura seguito da 20 persone tra i ventiquattro e i sessantacinque anni. Nell’ultimo anno abbiamo dato vita a diversi silent reading, formula molto apprezzata dalla nostra utenza. Tutto è nato sempre dallo scambio costante con la nostra utenza che ci ha permesso di coglierne i desideri ed i bisogni. Una libreria di quartiere diviene davvero un punto di riferimento se le persone trovano accoglienza, pazienza e disponibilità.

N – Le case editrici in Italia sono un mondo complesso e molto variegato. Nella Vostra libreria si trovano spesso testi di CE indipendenti o meno note. Qual è la Vostra posizione sull’argomento delle CE e come articolate la Vostra politica come libreria?
FC – Siamo sempre stati lontani da qualsiasi polemica in merito. Il panorama letterario è vasto, talvolta confusionario, ma operando una scelta di capo netta si può lavorare assicurando qualità ai lettori. Noi ci siamo assestati sull’editoria indipendente medio piccola. Abbiamo privilegiato da sempre il rapporto diretto perché attraverso il dialogo si possono costrurie le migliori condizioni commerciali e lavorative. Il covid ha rimesso in discussione tante scelte, ma ad oggi abbiamo un catalogo variegato, di qualità e bello da vedere, perché l’estetica conta tanto quanto il contenuto del libro.
N – In particolare, la Piccoli Labirinti ha dato spazio e da spazio a una CE indipendente fondata di recente per cui collabori come curatrice di collana. Puoi parlarci di questa realtà e di come si è formata nel contesto della Piccoli Labirinti?
FC – Selvatiche Edizioni-Seed è una realtà che ho visto nascere, che fa parte di me sin dai suoi primi passi, quando era in piena fase embrionale. Una telefonata ha sancito l’inizio di tutto. Quando dentro di te ci sono gli stessi sogni di altre quattro donne, senza invidia, senza bisogno di predominare, ma solo di costruire insieme le ali per volare, il gioco è fatto. È stato facile inserirla nel catalogo dei Piccoli Labirinti perché la sua editrice, Monica Zanon (Moka) l’abbiamo conosciuta proprio grazie alla libreria dieci anni fa. Una storia fatta di amicizia che è diventata sogno e concretezza con la casa editrice.
N – Cosa ne pensate della poesia e delle sillogi di poesia, nel panorama culturale italiano. Le poesie sono ancora un ‘prodotto’ interessante per una libreria?
FC – La poesia, è inutile negarlo, vende poco, fa paura e viene vista come qualcosa di lontano e inarrivabile. Nulla di più sbagliato, perché in realtà per me è il genere più immediato e fruibile. Il problema è che a scuola viene insegnata in modo sbagliato, condizionando così in negativo l’approccio futuro alla poesia. Inoltre, i poeti, consentimelo, troppo spesso non aiutano i lettori ad avvicinarsi alla poesia. Sono anche convinta che i librai debbano dare spazio alla poesia imparando anche a raccontarla.

N – Estendendo ora la tua osservazione anche agli altri libri, non solo la poesia: qual è la tua opinione come professionista ma anche come educatrice su questo tema? Qual è lo stato di salute del libro in Italia?
FC – Credo fermamente che lo spirito critico e di giudizio si formi solo ed unicamente attraverso la lettura. La lettura permette altresì di avvicinarsi ad altre forme di cultura e arte come musica, pittura, scultura, scrittura ecc. Posto che il libro versa in condizioni difficili sta a noi adulti ritrovare il piacere della lettura per trasmetterlo a bambini e ragazzi. Una casa senza libri non dà le ali per volare e gli strumenti per costruire un concetto sano di libertà.
Questo articolo fa parte della serie “Librerie Indipendenti”
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