14 Giu Piccola angoscia
di Ruberto Leonello
Arriva così. E ho imparato con gli anni di esperienza che non ci si può fare niente, bisogna aspettare che passi, come per tutte le cose, buone e non buone.
Non è niente di speciale, ma questo non vuol dire che non faccia male.
Attacca alla pancia, al basso ventre, ti indebolisce le spalle e ti fa sentire teso il piccolo ano.
Non c’è un motivo plausibile, magari viene solo per qualche pensiero di troppo e c’è in vista un viaggetto come tanti, tuo o di chi di solito rimane con te.
Non conviene parlarne con qualcuno, perché ti direbbe che sei ansioso e ti farebbe protestare che no, assolutamente, ma quale ansioso, sono cose che affronto normalmente.
Non è il momento di farsi pungere nell’orgoglio.
È il momento di soffrire. E non c’è una sofferenza più brutta dell’altra. Il fatto di sapere, da persona razionale, che c’è molto di peggio, di tremendamente vero, che arriverà perché la vita va così, non serve a bloccarla.
Il fatto che sia una piccola e quasi immotivata angoscia, aggiunto alla consapevolezza di questo fatto, la fa allargare, estendere fino a farmi mancare il fiato.
Cerco di stare un po’ di più con chi mi è vicino come se potesse essere l’ultima volta. E potrebbe. Potrebbe sempre.
Ma è raro sapere quando.
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