12 Mag La Ribelle. Vita straordinaria di Nadia Parri
di Anna Rita Merico
…Poi è finito tutto…

Una storia nella storia. Vita di Nadia Parri. II Guerra Mondiale, tempo della Resistenza. Dal dentro di questa pagina di storia contemporanea emerge il sentire di Nadia, le sue scelte, la sua capacità di affrontare gli eventi pur se più grandi di lei.
La vicenda si articola in un arco temporale che va dalla nascita di Nada ad un indefinito tempo dell’oggi. Indefinito perché è il tempo in cui l’Autore rintraccia le figlie di Nada accompagnandoci in un testo altro, testo nel testo. Nada Parri muore nel 2017.
E’ un testo che è possibile iniziare a leggere a ritroso da dove viene riportato di Adriano Sofri che dialoga con Giorgio van Straten, Autore de La Ribelle.
Adriano Sofri chiede, smagato, in occasione di un raduno politico di quelli che la Sinistra sapeva organizzare negli anni ’70 dello scorso secolo, quali fossero le possibili aspettative a partire da un luogo politico in cui è accaduta tanta formazione per le giovani generazioni di allora: la F.G.C.I. Vengono tratteggiate le aperture di orizzonte sociale con la legge sul divorzio, lo statuto dei lavoratori e, ancora, l’implosione e la deriva politica del Movimento del ‘77 con l’uccisione di Aldo Moro. Ricadute e annessi derivati da tagli violenti ad aspettative nelle quali era stata riposta fiducia e credibilità. E’ stata l’esperienza storica dell’Italia nata dalla Resistenza e dalla Costituzione ma, anche, l’Italia generata dall’esperienza politica del dopo ’68.
E allora: perché la vita di Nada Parri e la consequenziale ricostruzione della sua vicenda politica ed esistenziale con Hermann Wilkens? Hanno da additarci qualcosa le esistenze che hanno attraversato pagine storiche in cui rivolta e desiderio di cambiamento sono approdate e rientrate, al termine della loro parabola evolutiva, al ritorno alla normalità di aspettative politiche e sociali? Quel Poi tutto è finito è la Storia che risucchia le Storie.
La Ribelle è, nei fatti, una domanda sull’oggi. E’ un oggi che si interroga guardando il passato vicino e ne carpisce lezione, pieghe, significati, pienezze. La Ribelle è anche un testo sulla genesi della capacità di riuscire a vedere-narrare la propria vicenda esistenziale lasciandola emergere da una sorta di apparente e incomprensibile pudore dell’anima, così come è accaduto a Nada.
Nada, obbligata a districarsi tra gli anni della lotta e la disillusione seguita ad essa.
Sono stati anni in cui speranze tradite e attese protratte hanno finito con il confluire in quel “ritorno alla normalità” che accompagna ogni fase rivoluzionaria. Nelle fasi di radicale cambiamento accade quell’uscita dalla quotidianità e dalla norma data. E’ un’uscita in grado di segnare velocità di passo e di pensiero. E’ un’uscita capace di alimentare cambiamenti interiori i quali sono elemento centrale del cambiamento esteriore sino a che -però- quel calore di pensiero, di tensione, di progetto viene risucchiato dalla Storia che sovrasta le individualità. Quel Poi tutto è finito è onda di risucchio che riporta le soggettività nell’”ordine”.
La Ribelle, in maniera intrigante, mostra tutti i passi di danza che sovrastano il gioco tra Storia e Storie. Ciò che avviene nelle Storie consente evoluzione della Storia, ciò che è nella Storia empie le Storie di inimmaginabili risvolti capaci di mostrarci forme nuove e impensate dell’umanità. Giorgio van Straten riflette sul contesto della Resistenza per lasciare affastellare domande sulla politica, sul futuro e su di un nuovo di cui sentirsi protagonisti. E’ stata, quella accaduta durante la Resistenza, una qualità della politica completamente persa nell’attuale epoca storica: oggi i soggetti non hanno possibilità di sentirsi parte attiva di processi decisionali. Per Nada e per le/i protagoniste/i della Resistenza, percorso individuale, elaborazione di valori, incontro con una storia capace di forgiare umanità, sono stati un tutt’uno.
L’Autore accompagna Nada nella lunga curva temporale che va da prima della sua adesione alla Resistenza al suo ingresso in Rifondazione Comunista. Nada mostra il suo aver vissuto più esistenze sia sul piano affettivo che sul piano politico. In ogni fase di questo lungo periodo emerge il filo conduttore che la guida:il suo bisogno di sottrarsi all’angheria pronta a mostrarsi in famiglia. Angherie dei suoceri, aderenti alle idee e al governo di Mussolini tanto da spingere Bruno, loro figlio e marito di Nada ad arruolarsi volontario lasciandola, inesperta, nelle mani e nel ventre di giudizi e controlli sociali duri da gestire. Angherie da parte di Delfo Cecconi, nuovo marito sposato al termine definitivo della vicenda con Hermann. Delfo che, nei fatti, non accettava ruolo politico e sociale di Nada all’interno di un territorio in cui Nada viene anche eletta sindaco.
Per cosa aveva politicamente lavorato e lottato se, al termine di tutto, si ritrovava in una situazione simile a quella di partenza tra ostacoli nati intorno al suo voler cambiare esistenza ed, ora, ostacoli per il suo voler essere donna impegnata in linea con la storia che l’aveva emancipata dal ruolo che il destino avrebbe voluto per lei?
Interessanti le vicende vissute da Nada intorno all’esperienza della maternità. Saranno, nei fatti, le figlie di Nada, Ambretta ed Elisabetta, a consentire all’Autore di venire in possesso di foto, pagine di diario, testimonianze che permetteranno la ricostruzione della vita di Nada Parri. Una vita fatta di orizzonti ed imprevisti, una vita fuori dal comune in cui essere testarda ed essere, al contempo, consapevole di sé le hanno consentito di attraversare impavidamente quanto gli eventi le chiedevano.
Memoria e documenti sono i principali attori di questa narrazione in cui il metodo di indagine consente di seguire in maniera ravvicinata una parabola temporale che si dipana, nel suo nucleo politico, dal 1945 al 2017, anno della morte di Nada.
L’incontro dell’Autore con Nada Parri avviene grazie ad un libro Il buon tedesco, un testo scritto da Carlo Greppi per dire dei disertori in fuga dall’esercito tedesco. Tra essi, Greppi, riserva uno spazio per Hermann Wilkens sottufficiale della Wehrmacht disertore e, poi, attivo nella Resistenza. Lo spazio dedicato da Greppi a Nada e Hermann inizia, da subito, ad interrogare ed incuriosire Giorgio van Straten. Sarà questa traccia ad aprire verso l’interesse e la curiosità per questa donna. Giorgio van Straten dà inizio al suo viaggio all’interno di tracce, segni, corrispondenza di lettere e cartoline, emersioni e sparizioni dell’esistenza e nell’esistenza di Nada e Hermann sino a tracciarne, in maniera veritiera, accattivante, storicamente documentata, la loro intera narrazione di vita.
Nada è ritratta, inizialmente, compressa tra routine soffocante con i suoceri e -fuori dalla porta di casa- la guerra, i tedeschi giunti dopo l’armistizio dell’8 settembre, i bombardamenti, gli sfollati, un matrimonio interrotto quasi sul nascere e quanto accade nella vita di Nada nel gennaio del 1944 con la conoscenza di Hermann quando Nada ha 21 anni e Ambretta, la figlia di Bruno Galigani, suo primo marito, è un frugoletto che s’aggrappa a Nada…
Scrivere una storia per assecondare un vuoto, una specie di malinconia, sostiene l’Autore dinanzi a quelle vicende umane fatte di forza e tenacia. E’ stato un entrare nelle vite di uomini e donne che ci hanno preceduti, uomini e donne che hanno messo in scena una pagina forte, quella della Resistenza e che, dopo averla architettata e vissuta, sono stati allontanati o tenuti ai margini della scena politica.
“Discutevano insieme di quale potesse essere il loro futuro. Non so chi dei due lo avesse detto per primo: Hermann aveva la consapevolezza per elaborare un’idea così, ma solo Nada aveva la forza per decidere che fosse realizzabile. Immagino che l’ipotesi maturò fra loro, passo dopo passo, in un periodo di tempo breva ma, dilatato dalla frenesia degli eventi… Hermann avrebbe disertato e insieme sarebbero saliti in montagna per raggiungere i partigiani, per lottare con loro contro gli occupanti ed i fascisti… Nada non aveva dubbi: loro due erano più forti delle convenzioni, delle distanze, delle lingue diverse, della guerra, degli eserciti, del cuoco grasso della Storia. Avrebbero vinto loro…”
La Ribelle ha la forza di mostrare aspetti eroici ma, anche, fragilità estreme di una donna incastonata in vicende storiche più grandi di lei alle quali risponde con decisioni intime che la rendono protagonista e non preda di eventi. Quello di Nada Parri è un percorso caratterizzato, all’inizio, da oscillazioni tra gli opposti (come ad esempio, l’amore per lo studio e l’insofferenza per i precetti che le venivano imposti) e, in seguito, da scelte forti in cui lei ha armonizzato, non perdendo mai di vista la fedeltà a sé, tratti di feconda soluzione dei suoi progetti sia pubblici che privati. La Ribelle, una pagina di storia e di politica con cui confrontarsi ancora oggi.
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