Indici paritari a scuola. Intervista a Monica Di Bernardo


a cura di Ivana Margarese

 

 

La vostra associazione nasce dal riconoscere come nei libri adottati nei diversi ordini di  scuola le donne siano pressoché assenti e, quando presenti, sono relegate in pagine che  anche graficamente sottolineano la loro eccezionalità. Mi raccontate un po’ la genesi di  Indici paritari?

Indici paritari è un’associazione formata da docenti di scuola di vario ordine e grado che nasce dalla consapevolezza di voler ridiscutere il canone delle discipline perché riteniamo che costruire saperi e competenze su testi che diano spazio a tutte le soggettività sia necessario per educare le nuove generazioni alla cittadinanza attiva e paritaria. Da anni nella pratica didattica quotidiana riscontriamo nei libri di testo  l’assenza e la marginalità femminile nella costruzione del sapere trasmesso. Le donne non ci sono, sono figure a latere della storia, della scienza, dell’arte e della letteratura. Poche biografie di donne eccezionali in box dedicati, al di fuori del narrato, per sottolineare ancora di più una condizione di marginalità, eccezioni che confermano la regola di un unico soggetto maschile che agisce nella storia.
La formazione di ragazze e ragazzi risente di una prospettiva escludente e manca una pluralità di prospettive e punti di vista. Anche il linguaggio non è paritario, infatti si utilizza il maschile sovraesteso intendendo narrare anche le donne, rese invisibili.
I nostri obiettivi sono costruire nuove narrazioni e riconoscere stereotipi e pregiudizi di genere per educare al rispetto e alla valorizzazione delle differenze.

Da docente nel mio liceo ho cercato di colmare questo vuoto introducendo figure femminili  nelle discipline che ho insegnato (filosofia e scienze umane) e spesso di stimolare i colleghi a  percorsi condivisi, ma è una pratica autonoma e non supportata.  Mi sono chiesta se prima ancora di parlare di educazione ai sentimenti non si potrebbe  dare maggiore spazio in classe al punto di vista delle donne e in generale alla diversità dei  punti di vista per educare al rispetto e al dialogo autentico. Vorrei un vostro parere.

Manca una formazione docente in entrata e in itinere sulla didattica di genere che attraversi tutte le discipline. Nell’insegnamento viene riprodotto il canone tradizionale in maniera acritica perché non si dispone di strumenti e metodologie pedagogiche per metterlo in discussione. Le buone pratiche dipendono dall’autoformazione di coloro che sono sensibili anziché essere parte integrante della professione didattica. La ricerca dell’opera femminile, lo studio dei ruoli di genere, la decostruzione dei pregiudizi è il primo passo da fare per potersi misurare con una pluralità di punti di vista. Educare al rispetto vuol dire fornire esempi diversi al fine di sviluppare il pensiero critico. Riconoscere le emozioni è il passaggio successivo: riconoscere l’altra/o e dare la possibilità a ciascuno/a di rispecchiarsi in modelli diversi. Le gabbie di genere influenzano ancora l’orientamento formativo delle giovani generazioni per cui è importante sia per i ragazzi che per le ragazze esserne consapevoli e metterle in discussione.

Quali sono state le difficoltà maggiori che avete incontrato nella vostra attività? E quali  sono a vostro parere le peculiarità del sistema scolastico in Italia se confrontato con gli  altri paesi europei?

Le difficoltà sono numerose soprattutto in questo periodo in cui ci sono molti pregiudizi legati alla diffusione dell’inesistente teoria gender nelle scuole, far entrare progetti di prevenzione della violenza di genere e in generale di educazione all’affettività non è facile, in particolare nelle situazioni in cui non c’è un’adeguata formazione dei/delle docenti e dei dirigenti.
La stessa difficoltà si riscontra per quanto riguarda la didattica di genere, nelle scuole italiane ci sono molte buone pratiche ma sono diffuse a macchia di leopardo e dipendono dalla sensibilità delle singole docenti, che sono sensibili e hanno una formazione (spesso autoformazione), per questo utilizzano in classe un linguaggio che dia spazio a tutte le soggettività, nell’insegnamento della loro disciplina applicano un’ottica di genere tutti i giorni, nella quotidianità scolastica, non solo in occasione di festività del calendario civile come il 25 novembre e l’8 marzo.
Spesso invece nelle scuole queste finiscono per essere le uniche situazioni in cui si affronta il tema della parità di genere, si tratta infatti di argomenti (genere, pari opportunità) considerati scomodi, potenzialmente pericolosi, che molti docenti preferiscono non affrontare per non avere conflitti con le famiglie. Inoltre, nelle scuole spesso si continua ad utilizzare nella modulistica una terminologia obsoleta che prevede il maschile sovraesteso nonostante sia presente una precisa normativa (Linee guida per l’uso del genere nel linguaggio amministrativo del MIUR 2017) che ancora non viene presa in considerazione in tutti gli istituti. Spesso ci troviamo a dover correggere i documenti e a pretendere di essere nominate al femminile (coordinatrice, segretaria) di fronte ad un consiglio di classe, magari composto anche da docenti donne, che considera la nostra richiesta un eccessivo puntiglio o un capriccio perché “tanto il maschile comprende anche le donne”. Sembra assurdo ma spesso è quello che ci sentiamo rispondere. Il benaltrismo è la prima opposizione che troviamo all’interno degli stessi consigli di classe o collegi docenti. Dovrebbe far parte della quotidianità scolastica l’utilizzo di una didattica di genere, in una prospettiva interdisciplinare, è questo che ci chiedono i ragazzi e le ragazze; gli interventi una tantum, sporadici, non sono molto efficaci, inoltre, non sono diffusi su tutto il territorio nazionale. Di certo interventi spot sull’onda di fatti di cronaca, come la proposta del ministro dell’istruzione Valditara dopo il femminicidio di G. Cecchettin, non solo non cambiano le cose e ma consolidano una situazione di immobilismo, relegando l’educazione all’affettività in orario extrascolastico per poche ore al mese e affidando gli incontri a soggetti esterni, tra l’altro senza prevedere la presenza di associazioni e centri antiviolenza che da anni si occupano di prevenzione della violenza di genere, senza prevedere un adeguato percorso di formazione per tutto il personale scolastico. Questo tipo di proposte non solo non cambiano nulla ma sono deleterie. Lo stesso di può dire per quel che riguarda i libri di testo, la maggior parte delle case editrici ha messo in atto un’operazione di pinkwashing introducendo alcune donne: letterate, scienziate, artiste all’interno di specifici box o in volumi dedicati, ma senza introdurre una nuova narrazione. Eppure ci sarebbe il codice Polite – pari opportunità nei libri di testo- a cui far riferimento, che risale agli anni Duemila, ma che potrebbe essere rivisto e aggiornato. Spesso, tuttavia, sono gli/le stessi/e docenti che scelgono di non adottare un libro che propone una revisione del canone perchè sono essi/e stessi legati ad un modo di insegnare le discipline che non prevede la presenza delle donne nella narrazione e della diversità in generale, quindi anche per motivi commerciali le case editrici preferiscono non correre rischi. Anche per questo, perché riteniamo che la formazione docenti e il partire da sé sia punto di partenza fondamentale, abbiamo deciso di far parte della rete nazionale di associazioni Educare alle Differenze che si occupa di contrastare le violenze di/del genere a scuola e lavora nella formazione con bambin*, adolescenti e adulti per promuovere la libertà di essere se stess*, costruire immaginari e culture aperte, contrastare ogni forma di discriminazione e decostruire gli stereotipi. Ogni anno la rete organizza un meeting nazionale autofinanziato di autoformazione che è sempre molto partecipato. Quest’anno si svolgerà a Roma il 28 e il 29 settembre e il titolo è “Le lotte che fanno scuola”. Noi naturalmente ci saremo!

http://www.educarealledifferenze.it/?s=educare+alle+differenze+X

Quanto è importante in ambito educativo entrare in contatto con modelli plurali che  possano stimolare l’interesse e la possibilità di offrire spazi diversi di movimento e di  scelta?

Secondo noi è fondamentale fornire alle/agli studenti una prospettiva plurale e una molteplicità di punti di vista per lavorare insieme sulla formazione del senso critico, per educare cittadine/ i responsabili e consapevoli e per permettere a ciascun* di riconoscersi in una pluralità di modelli in cui trovare spazio per esprimersi liberamente e poter scegliere il proprio futuro senza condizionamenti di stereotipi e gabbie di genere.

Ci si può iscrivere alla vostra associazione?

Sì, ci si può associare dando un piccolo contributo per partecipare alla formazione online e in presenza. Si può aderire al nostro manifesto e firmare la petizione https://forms.gle/K47QeRft6Qu5ZCdx8

Siamo su Facebook https://www.facebook.com/groups/971503823304482?locale=it_IT

 


Quali sono i progetti che state portando avanti e i progetti futuri?

Abbiamo in programma una giornata di formazione alla Casa Internazionale delle Donne di Roma sul rinnovamento del canone nei libri di testo il 21 Aprile. La stiamo organizzando insieme a due associazioni di docenti e genitori: Cattive ragazze e Scuola della Repubblica. Ci sarà una parte di formazione teorica dedicata all’analisi dello stato dell’arte sull’editoria scolastica e nel pomeriggio delle attività laboratoriali tenute da docenti esperte di didattica di genere.
Una parte del convegno prenderà in esame il tema dell’adozione consapevole dei libri di testo.

 

No Comments

Post A Comment