Sciroccate. Storie di traverso da sud

a cura di Ivana Margarese

 

 

Sciroccate. Storie di traverso da sud nasce dall’incontro tra un gruppo di giovani autrici e autori con le scrittrici Ubah Cristina Ali Farah e Claudia Durastanti.

Un percorso di scrittura narrativa, caratterizzato da un continuo confrontarsi e aprirsi e –  dice Ubah Cristina Ali Farah- da “un’empatia sottratta al pudore scivoloso dell’incontro”, che ha dato forma a dei racconti che, oltre a intercettare alcune tendenze che serpeggiano nella letteratura circostante, anticipano in alcuni casi dinamiche che attraversano la rappresentazione dell’immaginario meridionale.

Il titolo Sciroccate non va inteso tanto come un aggettivo  ma come un sostantivo con riferimento a quelle burrasche sollevate dallo scirocco che arrivano a portare scompiglio contribuendo a disfare una serie di rappresentazioni stantie.

Sciroccate. Storie di traverso da sud è dunque l’esito dei racconti sviluppati durante i corsi di scrittura e del lavoro di redazione svolto successivamente, ma soprattutto del talento e della consapevolezza letteraria di questi giovani autori: Alberto Bile Spadaccini, Francesca Boemia, Michela Iannella, mariel, Graziana Marziliano Biagio Mazzella, Carmen Notarangelo, Carole Oulato, Antonio Paciello, Alessia Sardella.

Claudia Durastanti nella prefazione testimonia come in questi incontri  non si sia formata tanto l’idea di un collettivo, ma di un gruppo di persone legate da affinità contestuali in un preciso momento della loro vita e che questo abbia permesso anche a lei, solitamente diffidente verso i corsi di scrittura creativa, un’esperienza di condivisione non molto gerarchizzata, che le ha offerto di ripensare la sua stessa attività di scrittura:

Durante gli incontri di lettura e scrittura partecipata sono emersi diversi sud stratificati per lingua, classe sociale, centri di «autenticità» competitiva, sud appaltati ad altri sud, sud mesmerizzati o materializzati per l’occasione, dalle distanze sconfinate o molto friabili; sud esaltati o distrutti dalla letteratura che finora si è proposta di raccontarli, che fosse morantiana, ispanofona o iguanesca.

Carmine Conelli, che fa parte del collettivo editoriale di Tamu Edizioni, che ha contribuito a fondare, ci spiega come questo progetto nasca all’interno delle attività sociali e di formazione della cooperativa che tra le altre cose stampa libri con il marchio editoriale Tamu, che sin dalla sua fondazione nel 2020 si interroga sul ruolo della cultura e dell’accesso alla cultura stessa (sia in termini di produzione che di fruizione) nella trasformazione del tessuto sociale meridionale:

La questione meridionale è una realtà tangibile che nella società italiana tocca vari ambiti, da cui non va esclusa la sfera dell’editoria libraria: lo si nota nella produzione dei libri, concentrata in percentuali “bulgare” nelle regioni centrosettentrionali, che non permette ad autori e autrici esordienti di esprimersi se non in realtà economiche lontane dalla terra d’origine; così come nella fruizione, poiché le regioni del sud registrano sempre minori tassi di lettura rispetto al resto della nazione.

Ma la questione meridionale – sottolinea Conelli –  è “un tema attraente anche per chi i libri li scrive: molti dei bestseller degli ultimi anni hanno come sfondo la società meridionale, restituendone talvolta dei tratti esotici e stereotipati, ignorando le complessità di una realtà molto sfaccettata, da cui si parte e in cui si arriva, e di cui le giovani generazioni, soprattutto attraverso le principali espressioni artistiche, stanno offrendo nuove narrazioni. Per questo motivo abbiamo deciso di offrire gratuitamente a dieci persone selezionate con una call, ventenni e trentenni, la possibilità di seguire un corso di scrittura creativa tenuto dalle scrittrici Ubah Cristina Ali Farah e Claudia Durastanti, con cui condividiamo questa sensibilità e questa urgenza. Speriamo di replicare quest’esperienza di formazione in futuro (non abbiamo al momento previsto progetti simili), ma certamente come linea editoriale continueremo a far emergere nuove narrazioni dai sud d’Italia e da quelli del mondo”.

Sulla stessa linea di intenti si muove anche Giulia Crisci, attivista di Arci Porco Rosso, che ci racconta come l’associazione palermitana con Tamu edizioni abbia costruito un’amicizia politica e un’alleanza che porta ad un dialogo costante: “Ammiriamo molto il lavoro che stanno facendo di traduzione ed edizione di testi fondamentali che nutrono il nostro pensiero e la nostra pratica politica. In particolare il loro sforzo è teso a creare condizioni perchè voci e visioni da sud possano emergere. Lontani da una nuova ondata meridionalista, il punto è piuttosto ripensare i sistemi di potere che soggiacciono alla creazione e diffusione della conoscenza. Anche Sciroccate si pone in questo solco, permettendoci di ascoltare storie di movimenti, per lo più legate al sud italia, che contribuiscono a decostruire le grandi retoriche sulle migrazioni”.

Arci Porco Rosso ospiterà a Palermo il libro e una delle sue autrici lunedì 11 dicembre alle 18.30.

Scrive nella prefazione Ubah Cristina Ali Farah a proposito delle separazioni che contengono la duplice valenza di una lacerazione e di un’occasione di metamorfosi come nuova nascita:

Le storie di partenza dal Meridione, di permanenza o di migrazione verso questi luoghi sono storie di separazione. La terra qui raccontata è terra di emigrazione, ma è la stessa su cui si infrangono le fragili speranze di molti braccianti africani, costretti al lavoro forzato in campi di pomodoro, le cui rivolte sono poco ascoltate. Il verbo partire deriva da partiri, dividere. Ha la stessa radice di parto, termine che indica una separazione, appunto, uno strappo. Strappo doloroso che avviene nel corpo della madre nel momento in cui veniamo al mondo. In questi racconti ci si lascia alle spalle la terra ma anche il proprio corpo, un organo, uno strato di pelle, un muscolo ancora vivo. Questo lasciare è escoriazione, lacerazione, e vana è la speranza, anche tra queste pagine, che un luogo si cristallizzi e non cambi sempre forma, così come la cambiamo noi stessi. Mutiamo con il tempo e con ciò che amando assorbiamo, trasformandoci in qualcosa di nuovo.

No Comments

Post A Comment