Siamo essenziali : la vicenda dei teatri occupati in Francia

Siamo essenziali : la vicenda dei teatri occupati in Francia

Intervista a Anne Goalard

a cura di Ivana Margarese

traduzione di Sara Manuela Cacioppo

 

Da marzo a partire dal Théâtre de l’Odéon a Parigi sono stati occupati in Francia più di cento teatri. La protesta si è estesa in tutto il paese e in Francia se ne parla molto. Abbiamo intervistato Anne Goalard, organizzatrice teatrale che da sempre si occupa di teatro in varie vesti, per comprendere meglio questo fenomeno.

Da inizio marzo si sta svolgendo in Francia una occupazione di alcuni teatri -oramai sono più di cento – da parte dei lavoratori e degli studenti. È una testimonianza preziosa dal momento che da sempre il teatro rappresenta un luogo fisico di incontro di persone e di idee, una agorà culturale e creativa di fondamentale valore. Potreste raccontarci meglio come è nata questa protesta?

La manifestazione è iniziata a Parigi, in un teatro nazionale, il Teatro dell’Odéon. A inizio marzo 50 lavoratori precari dello spettacolo hanno invaso il teatro su iniziativa della CGT (il sindacato dei lavoratori dello spettacolo più rappresentato in Francia). Hanno occupato una parte del teatro – lasciando il cast artistico dell’Odeon a lavorare nell’altra parte (Christophe Honoré e i suoi attori stavano provando “Le Ciel de Nantes”). L’obiettivo dell’occupazione era quello di fare pressione sul governo sulle sorti della cultura, in quanto danneggiata dal confinamento. La crisi è stata sofferta in tutta Europa e nel mondo, ma forse in Francia i lavoratori dello spettacolo fanno più fatica ad accettare che i teatri restino chiusi nonostante il rispetto dei protocolli sanitari. La Francia ha lottato molto, in Europa e nel mondo, per difendere l’eccezione culturale, il che significa metterla su un gradino superiore.
La dichiarazione del primo ministro Jean Castex: “L’eccezione culturale non è l’eccezione sanitaria” ha suscitato sconcerto in coloro che lavorano nel settore cultura: perché riaprire i supermercati, i luoghi di culto e non i luoghi di cultura? Il movimento si è diffuso a macchia d’olio in tutta la Francia: ogni giorno nuovi teatri occupati…

La protesta parte dal mondo del teatro ma si estende ad altri settori: quali altri lavoratori avete coinvolto? Quali realtà e quali esigenze stanno emergendo dall’esperienza dell’agorà?

In Francia un centinaio di teatri e luoghi di cultura sono occupati dai lavoratori precari dello spettacolo e da studenti. Chiedono il ritiro della riforma dell’assicurazione contro la disoccupazione, la proroga dell’“anno bianco” per i precari (ovvero la proroga dell’indennità di disoccupazione fino al 31 agosto 2021) e la riapertura dei luoghi di cultura. La Francia dispone di un’assicurazione contro la disoccupazione solidale verso gli artisti, chiamata “intermittenza”, che è stata confermata per un altro anno a fronte delle difficoltà derivate dall’insorgere della pandemia. Tuttavia non è facile ottenerla, soprattutto per i giovani artisti. La manifestazione muove proprio dalla solidarietà che gli artisti già “indennizzati” hanno mostrato nei confronti dei colleghi precari senza assicurazione. Il movimento si mostra solidale verso quei giovani che appena usciti dalle numerose scuole di teatro, non hanno raggiunto il numero di ore di lavoro necessarie per beneficiare dell’assicurazione. Ma al di là delle rivendicazioni proprie al settore, la questione posta dai sindacati, dagli artisti, dagli studenti, da ogni categoria, verte sul modello di società a cui aspiriamo. Come lottare collettivamente contro la precarietà e per la giustizia sociale?

Grazie all’occupazione dei teatri è possibile incontrarsi e discuterne insieme. “Nessuno verrà messo da parte”: sono molte le iniziative che lottano a favore dello stesso principio. Si manifesta per i diritti ambientali, sociali, di migrazione, di disoccupazione…

Depuis début mars, des théâtres français sont occupés par des travailleurs et des étudiants. Ce témoignage joue un rôle important car le théâtre a toujours été un lieu de rencontre physique entre les gens et les idées, c’est une agora culturelle et créative essentielle. Pouvez-vous nous raconter l’origine de cette manifestation ?

La manifestation à commencé à Paris, dans un théâtre National, le Théâtre de l’Odéon. Une cinquantaine d’intermittents du spectacle ont envahi ce théâtre, début Mars, à l’initiative de la CGT (le Syndicat de Travailleurs du spectacle le plus représenté en France). Ils ont occupés une partie du théâtre – laissant, dans l’autre, les équipes produites par l’Odéon travailler (Christophe Honoré et ses acteurs répètent Le Ciel de Nantes).
L’occupation avait pour objectif de mettre la pression sur le gouvernement quant au sort de la culture sinistrée par le confinement. Il faut dire que si partout en Europe et dans le monde, les artistes ont souffert de la crise, en France, les professionnels di spectacle vivant ont peut-être plus de mal à accepter qu’ailleurs que le théâtres restent fermés malgré le parfait respect des protocoles sanitaires.
La France s’est beaucoup battue, en Europe et dans le monde pour défendre l’exception culturelle qui revient à considérer que la culture n’est pas un produit comme un autre. La déclaration du Premier ministre, Jean Castex:  « L’exception culturelle, ce n’est pas l’exception sanitaire » avait provoqué la sidération des acteurs du monde culturel : comment comprendre la réouverture des supermarchés et des lieux de culte et pas de ceux de la culture ? Le mouvement s’est ensuite propagé partout en France, comme une trainée de poudre. Chaque jours plusieurs théâtres étaient occupées…

La protestation part du théâtre mais s’étend à d’autres secteurs : quels travailleurs ont participé ? Quelles réalités et quels besoins émergent de l’expérience de l’agora ?

Une centaine de théâtres et de lieux culturels sont désormais occupés en France par des intermittents et étudiants. Ils réclament notamment le retrait de la réforme de l’assurance-chômage, la prolongation de l’année blanche (pour les intermittents du spectacles – qui correspond à l’allongement des droits d’indemnisation jusqu’au 31 août 2021 pour les intermittents arrivant en fin de droits – et la réouverture des lieux culturels.
La France dispose régime spécifique d’assurance chômage. Ce dispositif de solidarité avec les artistes qui s’appelle « l’intermittence » à certes été prolongé d’un an pour tenir compte de la situation particulière des artistes pendant la pandémie. Mais ce régime est assez difficile d’accès en particulier pour les jeunes artistes.
La solidarité des artistes « indemnisés » avec ceux, plus précaires, qui n’ont pas accès à ce régime d’assurance chômage est au coeur de ce qui se passe dans les théâtres occupés. Le mouvement est totalement solidaire des jeunes qui sortent des nombreuses écoles françaises d’art dramatiques et qui sont dans l’incapacité de « faire les heures » nécessaires pour bénéficier du régime.
Mais au-delà des importantes revendications sectorielles, la question posée par les syndicats, artistes, étudiants, tout statut confondu, c’est celle du modèle de société que nous voulons. Comment se battre collectivement contre la précarité, et pour la justice sociale ? Grâce à l’occupation des théâtres il est possible de se retrouver et discuter de tout cela, ensemble. La convergence des luttes, « On veut s’assurer que personne ne sera laissé de côté » est au coeur de nombreuses initiatives. Les différents occupants accueillent les différentes problématiques environnementales et sociétales, des migrants, des chômeurs…

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