Le figlie di Partenope: sirene si nasce

Le figlie di Partenope: sirene si nasce

 

di Francesca Vitelli

Immagini di Stefania Onidi

 

Troppo a lungo lontano dal mare non sopravviviamo. È un richiamo ancestrale: lo sciabordio delle onde nelle orecchie, il sapore salmastro sulla punta della lingua, le goccioline che scivolando creano sentieri bagnati sulla pelle, lo sguardo puntato verso l’orizzonte e quell’urgente formicolio nelle gambe che ci spinge a cercare l’acqua salata. Una spiaggia, una scogliera, una falesia, un promontorio… un qualunque lembo di terra che si protenda verso il blu, il verde, il turchese, l’azzurro, il nero, il grigio e l’acciaio di acque eternamente in movimento.
Una pandemia che ci costringe a una vita terricola è supplizio, ci manca l’aria, abbiamo freddo dentro. Fu così che in un tiepido giorno di febbraio Armida, Allegra, Petronilla, Fiona, Astrolabia, Fedora, Colomeide, Castiana e Zaira si dettero appuntamento sull’isolotto di Megaride, lì dove sorge il Castello che leggenda vuole custodisca l’uovo nascosto dal mago Virgilio.
“A che ora ci vediamo?” domandò Petronilla alle altre collegate in chat.

“Dovete darmi il tempo di arrivare dalle lande desolate dell’entroterra” rispose Armida

“Ma Allegra dall’Umbria potrà venire?’” chiese ligia Petronilla

“Allegra fa l’avvocata, dall’Umbria è uscita e entrata come un topo in una forma di Emmental!” commentò Armida

“Direi che dopo tanti mesi di lontananza abbiamo bisogno di immergerci” affermò con convinzione Astrolabia

“Immergerci? Dove?” – chiese spaventata Fiona che già pensava a riporre nella sacca dello scooter le scarpe con il tacco alto per scegliere delle calzature più consone alla bisogna, già ad avercele…

“In una abbondante dose di liquidi” completò il pensiero Astrolabia

“Dopo tanta sedentarietà non so se riuscirò a entrare nella muta…” rifletté affranta Zaira

“Muta? Quale muta?” chiese già organizzandosi mentalmente Allegra “un tubino aderente forse, magari lo faccio cucire in neoprene, un modello funzionale ma guardabile”

“Veramente pensavo a immersioni in liquidi alcolici” specificò Astrolabia

“Sì, brindiamo alla vita con un signor aperitivo!” disse entusiasta Fiona

“Alle cinque del pomeriggio? Sbevazziamo alle cinque del pomeriggio? “ esclamò Zaira

“Che ansia questa chiusura alle 18,00! E sia, faremo un aperitivo Garcia Lorca” propose Petronilla

“Cos’è un aperitivo Garcia Lorca?” s’informò Castiana

“È uno sbevazzo alle cinco della tarde” spiegò Petronilla

“Ma io non lo reggo alle nove di sera figuriamoci alle cinco della tarde!” disse Zaira

“Pazienza vorrà dire che ti sbronzerai, se siamo costrette a tornare alle feste delle scuole elementari alle quattro e mezza del pomeriggio almeno facciamolo come si deve: champagne e tartine!” concluse Allegra

Nell’ora in cui il giorno scivola verso la notte, quando i colori del cielo danzano, un gruppo di sirene si incontrò al tavolino di un bar posizionato a poca distanza dal pelo dell’acqua. Distanziate ma felici. Ognuna, in silenzio, rimirava l’incresparsi delle piccole onde concentrata nell’emozione di rivedere il mare, il luogo da dove vengono e verso cui tendono come l’ago di una bussola cerca il Nord. Occhi limpidi su volti dalla pelle liscia, occhi profondi su visi con le prime linee di espressione a solcare la fronte, occhi liquidi su facce attraversate da rughe oneste. Età diverse, stessi natali. Inclinazioni disparate, attitudini differenti, caratteri distinti, idiosincrasie variegate ma stessa – liquida – natura.

“Alziamo i calici!” disse Astrolabia

“Magari potrei prendere un succo d’arancia” suggerì Zaira per essere, in un battibaleno, fulminata da  cinque paia d’occhi

“Anatema! Succo d’arancia: fa malissimo! Fa venire la gastrite” disse Armida

“È vero – confermò Fiona – troppo acido, meglio le bollicine”

“Spostiamo la sedia di Zaira un po’ più indietro, così, giusto per star tranquille…” disse la previdente Fedora

“Ma l’alcool fa seccare la pelle e invecchiare” protestò Zaira

“Le sirene non invecchiano” – ricordò Armida stiracchiandosi e allargando i polmoni per inalare salmastrità – “le squame sulla pelle compaiono quando ci allontaniamo l’una dall’altra, quando dimentichiamo cosa significhi la leggerezza di una risata, quando ci fustighiamo pensando non a quello che siamo riuscite a fare ma a quell’unica cosa che abbiamo mancato,  quando non ricordiamo chi siamo e da dove veniamo”.
Sprizzando verso l’alto nei calici sottili le bollicine facevano brillare l’aria fredda del crepuscolo, le labbra schiuse nel sorriso di chi ha l’anima più lieve. Una coppia passando accanto al gruppo  si fermò ad ascoltare – annusare forse – come un sussurro di vento, pensieri e chiome agitate. Creature femminili diverse per età, gusti, vite vissute si ritrovava lì, ancora una volta insieme a condividere idee, passioni, sofferenze, dubbi e scelte avvolte dal rassicurante mantello intessuto di complicità e legami. Un mantello che abbraccia, protegge e custodisce la vitalità respingendo la rivalità.
“Ragazze che anno… lavoro andato in fumo, legami sfilacciati, progetti spiaggiati… – disse Zaira pensando ad alta voce – pensavamo che la gioventù ci avrebbe protette e invece ci siamo ammalate”

“Le sirene diventano vulnerabili quando danno ascolto e assecondano i folli desideri degli umani…” commentò Armida

“Su, su animo – intervenne Astrolabia – pensiamo a cose serie, l’anno vecchio è andato uno nuovo è arrivato e  qui ci sono fidanzati ancora da trovare!”

“Un estraneo in casa? Neanche a parlarne!” rispose prontamente Petronilla

“Ha già bevuto o parla da sobria?” domandò Fiona

“Magari in una casa grande, ognuno con i suoi spazi…” provò ad ammorbidire Fedora

“Non funziona!” risposero all’unisono Allegra e Zaira

“Siamo squiete, non tolleriamo costrizioni, partiamo, torniamo, quando ci entusiasmiamo per qualcosa non vogliamo obiezioni, impedimenti. Siamo impulsive, sbagliamo e paghiamo sempre il conto e per favore non state lì a dirci cosa dobbiamo o non dobbiamo fare! La minaccia di rimaner imprigionate nella rete del pescatore è sempre in agguato” sbottò con enfasi Allegra

“Se è per questo siamo anche tenaci, quando ci afferra un’idea non ci scozzichiamo fino a quando non l’abbiamo realizzata” disse Colomeide

“Permalose e testarde” aggiunse Zaira

“No, non permalose e testarde pittosto teniamo a mente e con determinazione non deflettiamo, buttiamo all’aria una volta per tutte questo doppiopesismo degli umani: un maschio è tenace e una donna la si definisce testarda, un maschio è sensibile e una donna fortemente emotiva tendente allo squilibrato, un maschio si impegna nella carriera per far vivere bene la sua famiglia e una donna è una stronza arrivista che vuole tutto: successo professionale, figli, amore e una bella casa!” intervenne Armida

“Spiriti liberi ben disposti a pagare il prezzo della libertà, vivere su un tabellone di un gioco da tavola con i percorsi stabiliti non fa per noi” osservò Astrolabia

“Una sirena nel Monopoli proprio no, magari nel Cluedo dove si fanno fuori le persone…questo è il mio proposito per l’anno nuovo: non rivolgere il coltello verso me stessa ma verso gli altri”aggiunse Petronilla

“Sì, bastarda è meglio!” mugugnò Colomeide

“Oh sì lo vorrei tanto! Cattive, cattivissime e senza scrupoli! Quanto vivremmo meglio!  Purtroppo, però, bisogna nascerci così e non è il nostro caso” rispose Zaira

“La verità è che siamo indomite ma gli umani continuano a confondere considerandoci indomabili, non riescono a cogliere la differenza” aggiunse Petronilla

“Ragazze, siamo fatte così, sirene si nasce”.

Le chiome si voltarono prima verso Armida e poi di nuovo verso l’orizzonte, le figlie di Partenope, di nuovo insieme sulle rive dell’approdo dove millenni prima era arrivata la loro madre, cullate dalle onde che schiaffeggiavano il molo si sentirono a casa.

No Comments

Post A Comment