Il principe dello spazio infinito 

Il principe dello spazio infinito 


Intervista a Salvo Pitruzzella

a cura di Enzo Guarrasi

Opere di Francesco De Grandi

 

 

E.G: Ma quanto ti sei divertito a scrivere “Il principe dello spazio infinito. E i misteri di Palermo”?

S.P.: Tantissimo. C’è un modo di dire siciliano che mi piace assai: aviri u’ sivu. Sivo è il grasso con cui si facevano le candele, ti si appiccica addosso e non se ne va più. Indica quella irrefrenabile e contagiosa ilarità che nasce da sciocchezze, come quando i bambini si dicono “bibibabà!” “bubububù!” e giù a spanciarsi dalle risate. Questo romanzo è il frutto del mio sivo letterario.

E.G.: Anche io mi sono lasciato prendere da questo sivo. È palpabile e contagioso. Il tuo romanzo è ricco di battute, improvvisi scarti nella narrazione, personaggi curiosi, tic nervosi, giri di parole e calembours. Il tutto appare molto gioioso e giocoso. La galleria dei personaggi, poi, mi sembra particolarmente curata e ognuno si propone con un contorno molto netto e ben ritagliato, dal piccolo mafioso con la mano di morto al cane dal nome cangiante. Ce n’è qualcuno a cui sei particolarmente affezionato?

S.P.:“Ci sono più di venti personaggi nella storia”, scriveva Goethe a Schiller a proposito della sua Fiaba. “Che cosa fanno tutti quanti? Ma la storia, mio caro!” Ed è così: man mano che andavo avanti con la narrazione, i personaggi spuntavano da soli, come funghi. Ma chi sono? Flaubert poteva ben dire “La Bovary c’est moi!” e se qualcuno avesse chiesto a Dostoevskij con quale dei quattro fratelli Karamazov si identificasse, probabilmente avrebbe risposto che c’era un po’ di lui in ciascuno di essi. I personaggi sono fatti in parte di te, e in parte del mondo. Nei personaggi del mio romanzo ci sono frammenti di me un po’ dappertutto, della mia vita, dei miei incontri, delle mie letture. Dal lato dei ‘buoni’, tuttavia, questi si mischiano con pezzetti di tante persone che ho conosciuto e amato. In Robertino, ad esempio, c’è un po’ del mio carissimo fratello, che ho perso quindici anni or sono, ma anche molto di alcuni degli adolescenti “picchiatelli” con cui ho lavorato tempo fa, e che ricordo sempre con grande affetto. I “cattivi” (politici, mafiosi, ecc.) sono più figurine bidimensionali, pupazzetti del grande gioco. Ma se mi chiedi quale sia il mio personaggio preferito, non posso che rispondere: il Monte. Sono stato innamorato del Monte Pellegrino fin da quando, in gioventù, fui tra gli istigatori di una protesta contro un progetto di lottizzazione, che prevedeva cemento a fiumi, e un campo di golf sulla passeggiata di Goethe. Raccogliemmo moltissime firme, tra cui quella di Leonardo Sciascia, e quella di un signore che si definiva “antico raccoglitore di erbe medicinali e di lumache”, che poi ci portò a fare un giro sul monte, svelandoci segreti inaspettati. Tantissime delle cose che ho scoperto sulla nostra Montagna Sacra le ho disseminate nel corso del romanzo.

E.G.: La Montagna Sacra, ovvero Monte Pellegrino, esercita un ruolo centrale nella storia, tutto ruota intorno ad essa. Ma vorrei che mi dicessi di più su Robertino e sulla Soglia, che introducono nella storia un’apertura verso qualcos’altro che non saprei come definire. Anzi, vorrei proprio lasciare indeterminato e forse anche tu.

S.P.: Sì, nella ricerca della soglia ci sono tante storie. Questa faccenda degli universi multipli, innanzitutto, che, da Giordano Bruno alla fisica quantistica, mi ha sempre affascinato. Ricordo che il mio primissimo incontro con questo tema fu da bambino attraverso i fumetti di Nembo Kid (nonché le grandi abbuffate di Urania da giovincello). Pensare che la realtà in cui viviamo non sia l’unica è meraviglioso e consolatorio, scatena le possibilità e la fantasia, ma è un’arma a doppio taglio: da un lato può portare a lavorare concretamente per cambiare le cose; dall’altro può indurre a crogiolarsi in un senso di irrealtà. Nel romanzo entrambi i punti di vista sono presi in considerazione, ed entrambi presi in giro.  Tuttavia, in tanti anni di lavoro come educatore e terapista, spesso ho incontrato persone la cui sofferenza più profonda era il sentire di non appartenere a questo mondo che li rifiutava, in cui si sentivano estranei, clandestini. E mi sono trovato a fantasticare, anche a partire dal mio stesso sentirmi talvolta estraneo: quanto sarebbe bello potere a piacimento varcare le soglie tra i mondi paralleli, per trovare (almeno uno ci sarà, no?) quello che ti accoglierà e ti farà sentire veramente a casa. La ricerca della soglia è un gioco, ma anche una cosa terribilmente seria.

E.G.: Condivido la tua passione per gli “universi paralleli” e lo stupore nel leggere degli ultimi sviluppi della fisica quantistica che contemplano, nell’affrontare delle questioni non del tutto risolte, anche delle ipotesi con il ricorso ai “mondi paralleli” – penso ad esempio all’affascinante Helgoland di Carlo Rovelli – nel tuo romanzo, che è permeato da una immaginazione senza freni e inibizioni, vi è come sfondo una città a tutti nota per i suoi pregi e per i difetti: Palermo. Essa traspare in tutto: luoghi, espressioni linguistiche, talvolta anche dialettali, riferimenti enogastronomici e tanto altro. Quanto la nostra “infelicissima” città ha condizionato i tuoi sogni e le fantasie?

S.P.: Beh, l’attitudine schizofrenica nei confronti di questa città penso che non appartenga solo a me, ma a molti della mia generazione e forse anche di quelle successive. Palermo sa bene come essere a volte un prato fiorito, a volte una fosca palude; spesso entrambe le cose allo stesso tempo. La città della mafia e dei lenzuoli. Può cambiare? Non cambierà mai? È già cambiata e non ce ne siamo accorti? : storia vecchia, cui i titoli dei capitoli del romanzo fanno sommessamente il verso. Io poi ho lavorato molto altrove, nel Nord Italia e all’estero, e questo mi ha concesso di acquisire una certa prospettiva, dalla quale guardare le cose con un po’ d’ironia. Ti dicono: “Ah sei di Palermo! Come t’invidio!”, o ti sussurrano: “Ma come fate a convivere con la mafia?”, e vorresti mandarli a quel paese ma non osi replicare se non con un sorrisetto ebete. E non c’è modo di uscirsene: quando vorresti aggiungerti al coro dei lamentatori, ti rendi conto di quanto non li sopporti; quando vorresti finalmente dire qualcosa di buono su questa città, ti accorgi che spesso la compagnia non è proprio quella che preferisci. Non resta che scriverci sopra.

Biografie

Salvo Pitruzzella è nato e vive a Palermo, con la sua famiglia e altri animali, tra cui i suoi preferiti: i gatti. In gioventù, ha lavorato come attore, marionettista e drammaturgo. In seguito si è specializzato in teatro terapeutico, e nel 1998 ha fondato la prima scuola di Drammaterapia in Italia, presso il Centro ArtiTerapie di Lecco, che tuttora dirige. Insegna Pedagogia e Didattica dell’Arte presso l’Accademia di Belle Arti di Palermo. È External Examiner del MA in Drama and Movement Therapy presso la Royal Central School of Speech and Drama, London, UK. Membro dell’Editorial Advisory Board del Dramatherapy Journal, organo scientifico della BADTh (British Association of Dramatherapists). Socio Fondatore e membro del Consiglio direttivo dell’EFD (European Federation of Dramatherapy). Rappresentante italiano presso l’ECArTE (European Consortium for ArtsTherapies Education). Ha pubblicato diversi libri, in italiano e in inglese, su drammaterapia, creatività, e educazione alle arti, tra cui: Educazione all’arte/arte dell’educazione, FrancoAngeli, Milano, 2017; Drama, Creativity and Intersubjectivity, Routledge, London, 2016. Nel 2010 il suo primo romanzo, L’ultima vendemmia. Oltre ai gatti, adora la musica di Bach, le spezie in cucina, i viaggi, e la poesia, soprattutto William Blake, di cui ha tradotto il poema visionario Vala, o I Quattro Zoa.

Enzo Guarrasi è professore emerito di Geografia presso l’Università degli Studi di Palermo

Francesco De Grandi è nato a Palermo nel 1968; dopo gli studi presso l’Accademia di Belle Arti della sua città, nel 1994 si trasferisce a Milano, dove vi resterà fino al 2008. Dal 2009 al 2012 lavora a Shanghai, poi decide di tornare a Palermo dove trova un luogo più adatto per continuare la sua ricerca. Dal 2017 è docente di pittura e dal 2020 di Anatomia Artistica all’Accademia di Belle Arti di Palermo. Interessato alla matrice ontologica della Pittura come percorso di  conoscenza, Francesco De Grandi trova nei motivi archetipici della storia una via per l’elevazione spirituale in una forma del dipingere quasi meditativa. Fra studio della natura e sentimento del sacro, dopo anni trascorsi a restituire la sontuosità del paesaggio, nella produzione più recente De Grandi si pone oltre il perimetro del “genere” e fa della natura il luogo di Dio.
La pittura di De Grandi giunge a una maturità subito leggibile nella qualità del colore, del segno, della rivisitazione iconografica. Una pittura che fa i conti con la tradizione, mentre una vibrazione contemporanea la attraversa, col gusto sottile della mescolanza, del ribaltamento e dell’ambiguoTra le mostre personali recenti: Vago Fiore, Ex Chiesa degli Almadiani, Viterbo, 2020. Aurea Hora, Fondazione Sicilia Pinacoteca di Villa Zito, Palermo, 2019; Come Creatura, RizzutoGallery, Manifesta 12 Collateral Event, Palermo, 2018; Fragmentedes Unbekennten, Gartenpavillon Malkasten, Dusseldorf, 2016; Archetipi della pittura inquieta, Convento del Carmine, Marsala, 2014.
Tra le collettive: EX MACHINA, Ex Convento del Carmine e Palazzo Bonelli Patanè, Scicli; Maledetti Disegni, Festival delle Letterature Migranti, sez. Arti Visive, 2020; Foresta Urbana, Museo Riso Palermo, 2019; La Scuola di Palermo, Museo Riso Palermo, 2018; Walking on the Planet, Casa Masaccio, Casa Giovanni Mannozzi, Palazzo Panciatichi, San Giovanni Valdarno, 2018; 54° Biennale di Venezia, Padiglione Italia, Corderie dell’Arsenale, Venezia, 2011; Milanogallerie, Triennale di Milano, 2009; XV Quadriennale d’Arte di Roma, Palazzo delle Esposizioni, Roma,2008; “Apocalittici e Integrati” utopia nell’arte italiana di oggi, MAXXI, Roma,2007; Sui Generis, PAC, Milano, 2000.

Elenco delle opere contenute in questo articolo:

Entrata di Cristo a Palermo, 2015. Olio su tela, 150×180 cm

Compianto al Cristo morto, 2017. Olio su tela, 150×180 cm

Flagellazione, 2016, Olio su tela. 150×180 cm

Bocca dell’Inferno, 2018. Olio su tela, 35×50 cm

No Comments

Post A Comment