Dad: dalla parte degli studenti

Dad: dalla parte degli studenti

di Federica Conciauro, Giusy Cracolici e Luana Pellerito

 

a cura di Ivana Margarese

 

Fare scuola é nella mia esperienza da insegnante soprattutto “fare insieme” ogni giorno. Ecco perché ho sentito l’esigenza di dare la parola a alcuni tra i miei studenti, dopo avere dialogato in classe, per ascoltare la loro opinione sulla dibattuta questione della didattica a distanza e accogliere la diversità dei loro punti di vista che non possono essere ridotti a un’unica voce, dal momento che non si tratta di fare propaganda ma di lavorare insieme per fare meglio.
Ringrazio gli studenti delle classi terza e quarta del Liceo delle Scienze Umane “Ugo Mursia” di Capaci (PA) per gli stimoli e le domande.

 

Federica Conciauro ( terza D )

La situazione che stiamo vivendo è davvero difficile per tutti, ma tra le persone che ne risentono maggiormente ci siamo  noi alunni. È da circa un anno, ormai, che conviviamo con questo nuovo modo di fare scuola, alterando didattica in presenza e didattica a distanza.
Il momento più difficile penso sia stato quello dello scorso anno perché mai, prima d’ora, c’era capitata una situazione simile. Noi alunni, ma anche i nostri professori, abbiamo dovuto affrontare una situazione più grande di noi e siamo stati costretti ad adattarci il prima possibile ai cambiamenti perché, nonostante la situazione tragica, dovevamo rimanere al passo con gli argomenti da studiare e le verifiche da fare.
Inizialmente mi è sembrato surreale perché non pensavo fosse possibile continuare il programma scolastico a distanza e non credevo che, attraverso le videolezioni, sarei stata capace di comprendere le spiegazioni. Ormai, invece, è diventata la “nuova” normalità; la mia nuova classe è la mia stanza e accanto alla mia sedia, dove prima c’era la mia compagna di banco, non ho più nessuno.
Ammetto anche che all’inizio la DAD mi abbia stressato abbastanza e l’ho affrontata in modo molto negativo perché mi sono trovata di fronte ad una situazione che non conoscevo  e avevo paura: paura di non riuscire a dare il meglio di me e di non riuscire a far notare il mio impegno. Adesso che invece ho capito meglio i meccanismi, ammetto che sto cominciando a vedere anche i lati positivi. La DAD, infatti, possiamo dire che ha i suoi lati positivi e negativi come in tutto il resto. Da un lato ci permette di organizzarci meglio con lo studio, dall’altro però penso che una spiegazione del professore in presenza sia più efficace. Per quanto mi riguarda preferisco la scuola in presenza perché mi manca socializzare con i miei compagni, mi manca prepararmi la mattina, mi manca vedere la gente per strada e mi manca fare le gite scolastiche.
Tuttavia credo che la DAD sia stato un metodo alternativo ma allo stesso tempo funzionale che ci ha permesso di integrare la tecnologia in un sistema che aveva bisogno di cambiare per stare al passo con i tempi. Penso sia fondamentale, in questo momento, continuare con la didattica a distanza perché la situazione è ancora tragica e sarebbe irresponsabile tornare in classe. Bisogna mettere a principio di tutto la salute anche perché, al contrario di quello che pensano molti, non è vero che la DAD non sta permettendo di imparare nulla agli alunni, anzi, credo che stiamo studiando ancora di più dato e non stiamo perdendo nessuna ora di lezione poiché non abbiamo scioperi dei mezzo, non manca mai l’acqua a scuola e non stiamo organizzando gite scolastiche.
Vorrei concludere dicendo però che, per quanto la didattica a distanza sia stata fondamentale durante questo periodo in cui era impossibile vederci, non appena sarà possibile vorrò tornare in classe perché, come dicono tutti, “gli anni scolastici sono il periodo più bello della propria vita” e io penso di starli trascorrendo nel peggiore dei modi ma, soprattutto, penso che solo tornando a scuola farò delle esperienze che mi faranno crescere, non solo culturalmente, ma anche  come persona.

Giusi Cracolici ( quarta D)

Ritengo che la DAD sia stata senz’altro molto utile i primi tempi, quando ci siamo ritrovati a dover fronteggiare un virus sconosciuto che ha scombussolato le nostre vite e abitudini. La tecnologia è uno strumento potentissimo e offre un grande aiuto, permettendoci di poter comunicare con gli altri, anche se a distanza, senza perdere del tutto il contatto con amici, compagni di classe e docenti, senza calpestare quell’incessante bisogno di confrontarsi. Tuttavia ciò può realmente funzionare soltanto in casi di estrema emergenza, per brevi periodi. Le difficoltà, infatti, non sono poche: non tutti gli studenti hanno accesso ad una connessione stabile, altri non dispongono di dispositivi a sufficienza e si ritrovano a doverli condividere con fratelli e sorelle e non bisogna dimenticarsi di chi vive in condizioni delicate (sia a livello economico che, soprattutto, familiare) e vede nella scuola una valvola di sfogo, un luogo in cui “evadere”, imparare a crescere e ad affrontare meglio i problemi. Questi sono solo alcuni esempi, fattori che si intrecciano e portano ad eventi spiacevoli, come la dispersione scolastica che sembra essere in costante aumento. Molti allievi non si collegano a lezione per problemi tecnici o di altra natura, oppure entrano quando meglio credono, spesso evitando le interrogazioni. Tuttavia non credo sia del tutto colpa loro, anzi: per quanto gli insegnanti siano capaci di comprendere le situazioni di ciascuno e cercare di aiutare come possono, le lezioni risultano comunque “fredde”, prive della giusta interazione che, invece, si manifesta in aula. Inoltre è davvero complicato riuscire a seguire tutti come si deve; le comunicazioni spesso arrivano in ritardo, i professori vengono bombardati di messaggi e compiti inviati dai loro studenti (provenienti da più classi, ovviamente) e non c’è molta immediatezza nelle risposte a dubbi e domande. Un’altra nota dolente riguarda gli istituti tecnici e professionali: tantissimi giovani stanno perdendo ore di pratica, ore indispensabili ad affinare le loro competenze e  avviarli alla futura esperienza lavorativa. Altre criticità ruotano attorno a materie scientifiche quali la matematica o la fisica, il cui apprendimento risulta faticoso proprio per l’impossibilità di intervenire attivamente, svolgendo degli esercizi alla lavagna per prepararsi correttamente prima delle interrogazioni e degli scritti. Ciò che più manca è il raffronto diretto, la socialità, il dialogo, le discussioni e i mille modi con cui la scuola ci consente non solo di arricchire il nostro bagaglio culturale, ma anche di ricevere una formazione in quanto cittadini, parte del mondo. Se le condizioni lo permettono credo sia giunto il momento di ripartire in sicurezza, investendo tempo e denaro per garantire un diritto fondamentale quale l’istruzione. Noi saremo i lavoratori, gli scienziati, i maestri di domani e abbiamo bisogno di crescere e vivere esperienze “tra i banchi” che per cause maggiori ci sono state negate. Non è colpa di nessuno, ma adesso spetta a noi ricostruire ciò che abbiamo perso e il prima possibile, poiché abbiamo pazientato tanto e meritiamo una rivalsa.

Luana Pellerito ( terza D)

Fin dal primo giorno sono sempre stata a favore della Dad. Di questi tempi è l’unico modo che abbiamo per tutelare la nostra salute e di chi ci sta accanto. La dad ha pro e contro, da un lato é una metodologia positiva perché, appunto, evitiamo di andare a scuola e non rischiamo tutti i giorni di poter prendere il virus, dall’altro risulta difficile seguire le lezioni in questo modo, chi non ha modo di avere una connessione stabile può  essere “buttato fuori” da un momento all’altro dalla piattaforma o può accadere che ci “blocchiamo” non sentendo per minuti interi le spiegazioni. Durante le interrogazioni è la stessa storia: possiamo essere preparati, ma se in quel giorno ci sono problemi di rete il professore penserà che in realtà siamo impreparati. La dad è anche più stressante. Una giornata è formata da 24 ore: 8 sono quelle che dovremmo impiegare di norma per dormire (ma saranno sempre meno perché “non c’è tempo devo finire di studiare”), la mattina abbiamo circa 6 ore al giorno di lezione in dad, appunto, e già 14 ore sono volate. Restano queste dieci: un’ora ci prendiamo per i nostri bisogni (nutrirci, idratarci, lavarci). Restano 9 ore: in queste 9 ore i professori pretendono che noi facciamo i compiti di 6 materie, ma ci manca in tempo materiale per farlo e quindi, di conseguenza, per l’indomani ci troveremmo impreparati. Non riusciamo neanche ad anticipare i compiti, è impossibile. Studiamo tutto il giorno. Siamo troppo stressati, soprattutto nel periodo che precede la chiusura del quadrimestre. Ovviamente è nel nostro interesse il dover studiare per avere voti alti in questa pagella, però, non riusciamo prepararci per due interrogazioni al giorno e avere un po’ di tempo per noi stessi. Personalmente non so più cosa sia avere una vita sociale, passo tutto il giorno chiusa in camera, incontro i miei familiari solo durante i pasti, dormo poco perché mi ritrovo a studiare fino a tardi per poter ottenere dei buoni risultati, mangio poco e male “per sbrigarmi” e di tutto ciò il mio corpo e la mia mente ne risentono. Ho persino avuto dei sensi di colpa quando, per una volta dopo giorni, ho staccato la testa dai libri per riposarmi 30 minuti. Purtroppo non siamo dei robot, siamo delle persone con dei bisogno fisiologici, abbiamo bisogno anche del tempo per noi per riuscire a fare al meglio tutto ciò che ci viene lasciato, ma se questo tempo ci viene a mancare non riusciamo più ad andare avanti.

 

 

 

 

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