Roba da bambine

Roba da bambine

di Mimma Rapicano

( le immagini sono di Magyarosi Eva)

 

 

A sei anni la differenza tra sparire e morire Lu non la conosceva. E non sapeva che le persone potessero andare via, inghiottite da un buco nero e da lì non tornare mai più. Zia Velia, la zietta che giocava e disegnava con lei e Ti, sua sorella, era sparita. La piccola Lu pensò che il mondo intero fosse triste insieme a lei.
Aveva pianto, Lu, e non aveva mangiato per un giorno intero. Soltanto quello, però. I giorni che seguirono all’improvvisa scomparsa della zia, mangiò e poi dimenticò, perché a quell’età certi dolori vanno via da soli, non ci pensi più e basta.
Tutta la famiglia e gli amici l’avevano cercata per mesi. Una sua fotografia fu pubblicata sui quotidiani locali e una trasmissione in tivù parlò della scomparsa della zia. Ma non arrivò nessuna segnalazione, e non arrivarono neppure le chiamate mute. Restò un mistero cosa avesse spinto la giovane Velia ad andarsene da un giorno all’altro.
«Era allegra e serena come sempre» avevano detto le amiche della zia nella trasmissione per gli scomparsi.
Lu attaccò sulla porta del frigorifero una fotografia della zia. Da lì le sorrideva. Col tempo quel sorriso fu coperto dai disegni suoi e della sorella, dalle calamite acquistate in vacanza, dalle ricette che la mamma strappava dalle riviste, dai rebus risolti che il papà ritagliava dalla settimana enigmistica.
Alla festa per il suo decimo compleanno fu la sorella Ti, di un anno più piccola, a ricordarle zia Velia. Raccontò che spesso la sognava e quando accadeva, la mattina dopo sentiva un profumo di fiori. Lu aveva sempre immaginato che a Ti non importasse nulla della zia, si sbagliava.
«A volte la vedo dietro un albero vicino scuola, – disse Ti toccandosi l’orlo del vestito di pizzo. – Mi saluta e mette il dito sulla bocca».
«Scusa, ma da quanto tempo la vedi?» sbottò Lu.
«Da quando non si è più trovata. Penso stia qui, da qualche parte vicino a noi» rispose la bambina con le lacrime agli occhi. Le due sorelle si abbracciarono e piansero insieme.
Il giorno dopo Ti prese dal suo armadio una scatola di latta, una scatola che Lu non aveva mai visto prima. Era ben nascosta. Dentro c’erano i disegni che la zia aveva fatto per loro. Erano trascorsi appena quattro anni dalla sua scomparsa e in famiglia nessuno pronunciava più il suo nome. Come dissolta una seconda volta.
«Se parliamo di lei un’ora al giorno, per tutti i giorni della nostra vita, – disse Ti, – il ricordo di zia Velia non svanirà mai». Siglarono quel patto segreto pungendosi un dito con uno spillo, sangue contro sangue.
Arrivò l’adolescenza e quell’ora si ridusse sempre di più, avevano fretta di crescere. Poi arrivarono i primi amori, i litigi di Lu con la madre, le urla furiose tra i genitori e la loro separazione, le feste con gli amici, le doppie vacanze e, poco per volta, il ricordo di zia Velia sparì anche dalla loro vita.
A sedici anni Lu sciolse quel patto segreto. «Roba da bambine» sentenziò un sabato pomeriggio mentre si truccava per andare a ballare. Ti non replicò.
Sulla porta del frigorifero ora non ci sono più i disegni delle bambine o le colorate calamite delle vacanze, ma le bollette da pagare, i bigliettini stropicciati per ricordare le visite dal dentista e post-it per gli appuntamenti settimanali con il loro papà.

Éva Magyarósi, À propos de nous 5, 2016-17 Dessin, 30 × 50 cm Courtesy of the artist & Institut hongrois de Paris, Paris

 

Biografia

Mimma Rapicano, nata a Napoli nel 1967. Graphic designer freelance. Legge, scrive, disegna, non sempre in quest’ordine. Alcuni suoi racconti sono stati pubblicati sulle riviste online Casa di Ringhiera, IlColophon, Formicaleone, Grado Zero, Inutile, Reader For Blind, Rivista Blam!, Sulla quarta corda. Dal 2019 fa parte della redazione di Formicaleone (letteratura e altre bestie). Altri scritti e recensioni si possono leggere sul suo blog Hiporabundia.

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