PERDUTAMENTE. In dialogo con Ida Amlesù

PERDUTAMENTE.

In dialogo con Ida Amlesù a cura di Ivana Margarese

( Immagini di Elisa Anfuso: www.elisaanfuso.com).

 

Attenta al lupo. Olio e pastelli su tela.

 

Perdutamente, romanzo edito da Nottetempo, è il libro di esordio di Ida Amlesù , raccontato in prima persona e in tre atti come in una lunga visione concentrica, che trasfigura il reale sino a sfumarne i contorni:

Perdutamente è un romanzo sulla gioventù ed è in questo senso un viaggio che porta verso la scoperta, la conquista anzi, di sé.

 

L’altra Eva VII. Olio su lino

 

Comincio col citare l’epigrafe del tuo libro che riporta delle parole di Gertrude Stein tratte da un libro che porta il tuo nome, Ida: “Tristissime tra tutte sono le parole: avrebbe potuto essere”. Che ruolo ha la paura nel tuo romanzo?

Non sono certa si tratti di paura. O meglio sì, nella prima, primissima parte del romanzo, quella che riguarda l’infanzia, ci sono i terrori notturni, incubi personificati, e poi ancora le grida tra le pareti domestiche, la solitudine, il senso di straniamento, l’incomprensione. Allora sì, c’è paura. Ma più oltre la paura svanisce, lascia il posto a un desiderio di vita temerario, che non conosce ostacoli né riconosce nemici. È un romanzo sulla gioventù, l’ho terminato che avevo appena venticinque anni, ed è stato pubblicato solo due anni dopo – e la gioventù generalmente alla paura ride in faccia.

Mondi celesti VI (part.). Apologia di in candore. Olio e pastelli su tela.

 

“Strampalata, distorta, estranea e senza significato” sono gli aggettivi che usi per descrivere la protagonista. E ancora: “Avevo mani per tessere e piedi per ballare, e mi accontentavo di seguire un passo noto, amato per non decidere il mio passo – ignoto, spaventoso nel suo cigolare, e solo, sulla solitudine del selciato”. Perdutamente è anche una riflessione sulla solitudine e la mancanza, persino nell’incontro amoroso, persino quando si ama, soprattutto quando si ama.

Come ho già accennato, Perdutamente è un romanzo sulla gioventù – e fa ridere che io ne parli come se fosse già conclusa, non avendo neppure trent’anni, ma tant’è – ed è in questo senso un viaggio che porta verso la scoperta, la conquista anzi, di sé. Il senso di inadeguatezza, che secondo la protagonista “non l’avrebbe mai abbandonata”, di fatto sulla fine l’abbandona; e i timori, le incertezze, il bisogno continuo di uno sguardo di rassicurazione lasciano spazio a una più grande libertà, a una fiducia nella vita, in un mondo non più popolato di fantasmi.

“Amy non piaceva nessuno, dentro e fuori del libro. Tutti amavano Jo. Non riuscivo a farmene una ragione. Non capivo la mia diversità. Ero stata montata al contrario, con i desideri a rovescio”. Anche io amavo Amy e trovavo Jo, con quel suo fare sempre la cosa giusta, francamente antipatica. Ti sei poi data una spiegazione per questa preferenza?

Credo sia una questione generazionale. Molte persone, dai millennial in poi, si riconoscono in Amy più facilmente che nell’insopportabile so-tutto-io di Jo. Soprattutto nell’infanzia Amy è capricciosa, molto dotata ma pigra, orgogliosa, testarda – un essere umano. Se da una parte forse il modello di emancipazione rappresentato da Jo perde un po’ della sua novità agli occhi delle ultime generazioni, ricordiamo che Amy compie un viaggio di formazione in Europa accompagnata solo da, mi pare, una zia (che è l’equivalente ottocentesco di un interrail), ha un matrimonio d’amore e non di convenienza (circostanza anch’essa non comune) ed è un’artista. Non proprio un personaggio secondario, insomma.

L’altra Eva III – Pubertas (part.) Olio su lino.

 

L’ultima domanda è sui tuoi progetti futuri.

Recentemente mi sono dedicata alla (prima) stesura di due romanzi, che spero possano vedere la luce presto. Nel frattempo ho scritto soprattutto racconti, per Glamour e altre riviste, ho avuto modo di andare in scena come cantante e di collaborare come traduttrice letteraria con Sonzogno. Devo dire che sono molto soddisfatta.

 

Biografia

Ida Amlesù è nata a Milano nel 1990. È slavista, traduttrice e cantante lirica. Vive facendo la spola tra Milano, Parigi e Mosca. Suoi racconti e traduzioni sono comparsi su riviste come “Nuovi Argomenti”, “Nazione Indiana”, “Colla”, “Pastrengo” etc. Con il romanzo Perdutamente, (2017, nottetempo), ha vinto il Premio Internazionale Salerno Libro d’Europa. Il suo racconto Terramara (2018) ha vinto il premio Raduga Narratori. Nello stesso anno, per Sonzogno ha tradotto Cosa farebbe Frida Kahlo? di Coates e Foley, mentre nel 2019 la sua traduzione de Le notti bianche di F. Dostoevskij viene trasmessa alla radio nel programma Ad Alta Voce di Radio3. Nel 2019 tiene la rubrica di racconti Storie di ordinaria follia per la rivista “Glamour”. Per Sonzogno è in uscita la sua traduzione di La dea che è in te di Coates e Foley.

 

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