Le ricostruzioni

Le ricostruzioni

 

Sei inaccessibile, adesso. Sei come un personaggio di Perec. Ma tu non dormi. Tu resti sveglio e ricordi e rimetti in fila – ci provi – tutto, ricostruisci tutto ciò che è distrutto.

Ti ricordi di Dario, Dario ‘Rutto’, lo ricostruisci: adesso è un nerd più che obeso, gonfio di cortisone, esce pochissimo, ma in questi anni lo hai incontrato qualche volta al bar, accompagnava suo padre e aspettava fuori, gli occhi fissi sul cellulare, lo hai salutato, ti ha riconosciuto, gli hai chiesto come va, ha solo sorriso, tu pure hai sorriso, gli hai chiesto se riesce ancora a dire ruttando il testo di War di Burzum, lui è rimasto zitto, ma ha alzato gli occhi, ha guardato dritto.

Ti ricordi di Albé, Albé ‘Sputo’, lo ricostruisci: adesso, che tu sappia, è anoressico, anni fa sua madre ti disse che mangiava solo frutta una volta al giorno e vomitava, che tutto è iniziato da quella stronza che pensava di averla messa incinta ma dopo un anno gli ha detto che forse il padre non era lui e allora il test e poi un casino, non hanno più pace, tu dopo poco lo hai visto, passeggiava col cane, chissà se si ricorda il suo uccidere le zanzare solo con lo sputare, in qualche computer hai ancora un video: silenzio attorno, lui prende la mira, poi la mosca resta attaccata al muro immobilizzata dalla saliva, applausi attorno, lui che scoppia a ridere, zoom sulla mosca che continua a vivere.

Ti ricordi di Miché, Miché ‘Wolf’, lo ricostruisci: adesso non sai niente, non sai nemmeno se è vivo, ma sai che se non fosse vivo lo sapresti: qualcuno ti avrebbe certo informato, tutti sapevano e sanno di voi: amici come per patto di sangue, poi la cosa più banale di tutte: la droga, che a te non piaceva, ma a lui sì, tanto, tanto da partire, trasferirsi e spacciare chissà dove, tua madre ha incontrato sua madre, dice che ogni tanto torna in paese, lavora per qualche ora con suo padre, poi va, loro oramai non gli chiedono niente, loro non vogliono sapere niente, tu sì, vorresti, ma sei mesi fa l’hai incrociato al bar, ti ha guardato vuoto, tu hai quasi pianto, “Non mi riconosci?” avresti chiesto, ma non hai potuto: hai temuto, troppo, il suo sguardo muto.

Ti ricordi di Giorgio, Giorgio ‘Strong’, lo ricostruisci: adesso sai che muore ogni giorno indossando una divisa, senz’altro moglie, figli, lo stipendio che se ne va per loro, non per lui, lui che ogni volta sfondava il rullante, lui che faceva spavento, lì, dietro a quella batteria che adesso sarà triste e famigliare mitografia.

Ti ricordi di Gigi, Gigi ‘Blues’, lo ricostruisci: adesso è sempre lì, nel bar, nell’alcol più disperato, con qualche altra donna che lo devasta, maltrattando la cameriera grassa, e gli amici che aspettano che svenga, ogni sera, per fargli qualche foto e poi rubargli i soldi dalla cassa.

Ti ricordi di Ugo, Ugo ‘Karkinos’, lo ricostruisci: adesso viaggia sempre, pare viva tra l’Iran e Bologna, fa qualcosa di complicato, software, e quando lo hai incontrato ti è sembrato troppo inappropriato provare a dirgli che ricordi troppo bene quel suo crocifisso insanguinato spaccato in testa a un ciccione malcapitato e quella catena spaccata in testa al mafiosetto di quartiere e quei pugni sul naso a quei due tipi grossi che vi argomentavano Vasco Rossi.

Ti ricordi del bosco, il bosco ‘Atro’, lo ricostruisci: adesso non c’è più, un’immensa colata di cemento, in pochi giorni un’area mercatale è stata realizzata con favore e apprezzamento di ogni cittadino, quasi ti stupiresti ancora, adesso, se non fossi inaccessibile, adesso, così tanto da non dormire, e pensi, e sai che se ci fosse il bosco ancora tu saresti ancora lì, con le birre, forse un libro, senz’altro non Perec, il mangiacassette, i Mercyful Fate, dieci sigarette Diana Blu, ti ricostruisci: adesso pensi e sai: saresti ancora – per sempre – lì, tu, seduto ai piedi di un albero spastico, pensando a lei, Terza A, Liceo classico, impari da te il greco, soffri un po’ – mentre riesci a scrivere: σ’ αγαπώ.

 

Biografia

 

 

 

 

 

 

 

 

Andrea Donaera (Maglie, 1989) vive a Bologna. Ha pubblicato il romanzo Io sono la bestia (NN Editore, 2019), la raccolta poetica Una Madonna che mai appare (nel XIV Quaderno italiano di poesia contemporanea, Marcos y Marcos, 2019) e il saggio su Elio Pagliarani Su una tovaglia lisa (L’Erudita, 2017; premio De Finibus Terrae nel 2018).

 

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