Un tributo ad Anna Maria Ortese: “Il mistero di Anna” di Simona Lo Iacono

di Elisabetta Imperato

 

Con Il mistero di Anna, pubblicato per la prima volta da Neri Pozza nel 2022, Simona Lo Iacono costruisce un romanzo sospeso tra realtà e immaginazione, biografia e invenzione, memoria storica e memoria letteraria. Il fulcro della narrazione si sviluppa intorno alla figura ben documentata di Anna Maria Ortese, ma il punto di osservazione iniziale è quello di una bambina, Anna Cannavò, che nel 1968 vive a Siracusa in una condizione di povertà e che scopre nella parola poetica una possibilità di riscatto. È il 1968 e Anna Cannavò, che frequenta la quinta elementare, il 10 ottobre partecipa a un concorso indetto dal Ministero della Pubblica Istruzione: scrivere una lettera alla scrittrice Anna Mara Ortese per raccontarle la propria giornata. Il premio consiste nel trascorrere una settimana a Milano, a casa della scrittrice. Il 20 ottobre Anna riceve la notizia di essere stata scelta e iniziano i preparativi per la partenza.

La storia procede attraverso due piani narrativi che si intersecano: nella prima parte fa da protagonista la voce della piccola Anna, affidata alle pagine di un diario con un linguaggio che recupera a pieno la modalità espressiva dell’infanzia; a seguire la corrispondenza epistolare tra Anna Maria Ortese e una misteriosa interlocutrice, la cui identità si scoprirà solo alla fine del romanzo (le lettere risultano scritte tra il 2 febbraio 1952 e il 15 dicembre 1968). Questa alternanza non è soltanto una scelta stilistica. La piccola Anna e la grande Anna, funzionano come due specchi: la bambina guarda la scrittrice con lo stupore e l’ammirazione di chi intuisce la bellezza dell’invisibile tanto cara alla scrittrice romana (e all’autrice del romanzo); Ortese, attraverso le lettere, sembra riconoscere nella bambina una parte di sé, quella più intima e fragile, povera e autentica.

Le due vicende, dunque, si illuminano a vicenda e il mistero annunciato dal titolo non riguarda semplicemente l’identità della destinataria che sarà come già detto nota solo alla fine, ma ha a che fare con il mistero della parola e della sua forza, con quello dell’infanzia che ci abita per tutta la vita e della relazione tra vita e poesia, sofferenza e parola, visibile e invisibile. Nel mondo di Anna Maria Ortese, a cui il romanzo rende omaggio e nel quale si rispecchia la stessa Simona Lo Iacono, magistrato e scrittrice, la poesia diventa forma e fonte di giustizia: raccontare il dolore degli esseri fragili significa impedire che esso venga dimenticato o cancellato. La poesia offre la voce a chi non ce l’ha, la giustizia ha il compito di ascoltare quella voce, restituendo dignità a chi rimane ai margini. Giustizia e poesia sono due modi di cercare la verità attraverso la capacità di guardare oltre le apparenze. Ne emerge un tema fortissimo che unisce due mondi letterari (quello di Anna Maria Ortese e quello di Simona Lo Iacono): la profonda bellezza dell’invisibile.

In questo senso assume un valore centrale la metafora del cardellino, tanto cara alle due scrittrici: “Anna-scrive l’autrice del romanzo- è una creatura che richiama alla mente certi cardilluzzi chiusi nella gabbia, inconsapevoli di essere in prigione, che si struggono a cantare la bellezza senza sapere di piangere”. Come il cardellino addolorato, Anna Cannavò è piccola e fragile, quasi invisibile, ma possiede una voce capace di accogliere attraverso le parole il dolore del mondo. Non può esserci vera giustizia senza la capacità poetica di vedere ciò che sfugge ad un primo sguardo. Colpiscono, nelle pagine del romanzo, alcune espressioni che rimandano alla prosa lirica della scrittrice siciliana:

Le due misure delle parole, la misura oppressa e la misura libera, la casa come il posto delle parole, il mistero della vita che non si coglie ma si accoglie, la scrittura che dà voce a ciò che voce non ha, la piccola Anna ammalata di parole poetiche, le parole che vanno cercate dove nascono e anche dove mancano, il tempo che se viene raccontato non passa più e si ferma per sempre nella pagina. Questi  temi costituiscono il fil rouge della narrazione, che rivela, strada facendo, una visione del mondo che esplicita il ruolo della scrittura e il compito etico che la stessa Lo Iacono si pone con una lente bifocale, quella del magistrato e quella della scrittrice.

Il viaggio di Anna Cannavò da Siracusa a Milano diventa simbolicamente un viaggio dalla periferia al centro, che porta alla luce tutte le marginalità degli ultimi e dei dimenticati. La bambina assume un compito universale riportando al centro mondi che rischiano di essere dimenticati e attraverso le parole dimostra che anche chi sembra non possedere nulla può possedere uno sguardo capace di trasformare la realtà. È ciò che accade quando una parola arriva a chi non ha voce e gli permette di scoprire di averne una. Come il cardellino, Anna non possiede la forza di cambiare il mondo ma quella di scoprirlo e di attraversarlo con il canto. E il canto, quando è autentico, come la parola lirica che caratterizza il romanzo di Simona, costringe finalmente qualcuno ad ascoltare. Questo romanzo è tante cose insieme: un tributo alla bellissima prosa di Anna Maria Ortese, amante dell’invisibile, una ricostruzione documentale della vita della scrittrice romana attraverso riferimenti biografici reali ma anche un tributo all’infanzia che ci portiamo dentro per tutta la vita. Come la scrittrice ha affermato in una intervista a cura di Vincenzo Fiore, “A tu per tu…con Simona Lo Iacono e “Il mistero di Anna”, ScrepMagazine, riportare in vita alcune voci dimenticate significa dare loro una seconda possibilità di vita e quindi un secondo grado di giudizio, una sorta di appello.
Perché riportare alla memoria, significa sempre fare un atto riparatorio, e quindi un atto di giustizia”. E in questo senso il lavoro di magistrato e quello di scrittrice, ricercatrice e studiosa, come in altri sorprendenti romanzi di Simona Lo Iacono, anche qui si stringono la mano fino a identificarsi.

No Comments

Post A Comment