26 Mag Tra le pieghe del segno: la poesia visiva di Anna Melone
di Elisabetta Imperato
Nata a Caserta nel 1996, Arianna Melone costruisce il proprio linguaggio artistico tra illustrazione e graphic novel, attraversando editoria italiana e francese con una voce visiva forte e riconoscibile. Dopo il diploma alla Scuola Internazionale di Comics, debutta nel 2020 come autrice con Gianna, pubblicato da BeccoGiallo: un esordio che attira immediatamente l’attenzione internazionale, tanto che il libro viene tradotto in Francia nel 2021 dalla nota casa editrice indipendente Albin Michel. Nello stesso anno firma le tavole di Le Bal des Folles, adattamento del bestseller di Victoria Mas, sceneggiato da Véro Cazot. Il percorso di questi primi anni di lavoro culmina con la vittoria del prestigioso Premio Artémisia 2022 per Gianna, riconoscimento dedicato alle migliori opere femminili del fumetto francofono. Negli anni successivi amplia il proprio cammino autoriale alternando biografia, narrativa sociale e illustrazione editoriale. Nel 2022 pubblica Le ragazze di Saffo per BeccoGiallo, successivamente tradotto in Francia da Graph Zeppelin editions. Nel 2023 realizza i disegni di La Division per Nathan BD, su sceneggiatura di Emmanuel Suarez. Il 2024 segna un periodo particolarmente prolifico: illustra Le ragazze ce la fanno per Il Castoro e il libro Malombra, scritto da Salvatore Vivenzio e pubblicato da Nuova Editoria Organizzata. Firma poi le illustrazioni di Io sono io di Chiara Gregori, sempre per BeccoGiallo. Nel 2025 arriva Robin e il pettirosso, con Nuova Editoria Organizzata, mentre nel 2026 pubblica Sois femme et tais toi con Steinkis, sceneggiato da Nina Alberg, e illustra Come un fiume per le edizioni Settenove. Entrando nel merito della sua opera, Arianna Melone si muove tra memoria, identità femminile, marginalità e trasformazione, con un segno capace di coniugare delicatezza narrativa e forza espressiva.
Le sue storie parlano di identità, desiderio, dolore e libertà con una sensibilità notevole. Con Gianna e con Le ragazze di Saffo, l’illustratrice si è imposta come una delle voci più interessanti del fumetto contemporaneo. Gianna, ambientato nella Bologna degli anni Settanta, racconta di una giovane donna in lotta con il proprio corpo, la sessualità e il giudizio degli altri. È un graphic novel intenso, che evita ogni retorica e sceglie invece la strada dell’umanità più fragile e autentica. La critica ha lodato la maturità narrativa dell’opera e il suo tratto evocativo. Ciò che colpisce maggiormente è il modo in cui Arianna Melone usa il colore e la composizione: le sue tavole sembrano emergere da un sogno ad occhi aperti. I volti sono vivi, imperfetti, vulnerabili; gli sfondi diventano stati d’animo. L’influenza della pittura si sente fortemente e rende ogni pagina molto densa sul piano emotivo. Anche nel libro Le ragazze di Saffo emerge una grande capacità di fondere poesia e introspezione. Melone rilegge la figura di Saffo con uno sguardo moderno ma rispettoso, trasformando la classicità in qualcosa di estremamente vicino alle ragazze del nostro tempo. L’amore, il desiderio femminile e la libertà emotiva diventano il centro di una narrazione elegante e a tratti malinconica. Persino nelle opere più leggere o fiabesche, come Robin e il pettirosso, mantiene una delicatezza narrativa che non scade mai nel sentimentalismo. C’è sempre un sottofondo di inquietudine, di crescita, di ricerca personale. Leggere Arianna Melone significa entrare in storie profondamente femminili e universalmente umane, dove la fragilità non è debolezza bensì forma di resistenza. È un’autrice che non urla mai, ma lascia segni profondi.

Per altra via: negli ultimi anni il fumetto italiano ha conosciuto una nuova stagione di vitalità. Festival affollati, graphic novel sempre più presenti nelle librerie e un pubblico giovane e curioso sembrano raccontare un settore in crescita. Eppure, dietro questa immagine dinamica, si nasconde una realtà molto più fragile: per molte giovani fumettiste italiane riuscire a vivere del proprio lavoro resta estremamente difficile. Autrici talentuose come Arianna Melone, hanno contribuito a rinnovare il panorama del graphic novel italiano, portando temi nuovi, linguaggi personali e una sensibilità diversa rispetto alla tradizione maschile che per decenni ha dominato il settore. Tuttavia il successo artistico non coincide quasi mai con la stabilità economica. La maggior parte delle giovani fumettiste lavora infatti in condizioni precarie: compensi bassi, tempi lunghissimi di realizzazione e contratti spesso insufficienti a garantire una reale autonomia economica. Disegnare un graphic novel richiede mesi, a volte anni, di lavoro continuo. Eppure gli anticipi editoriali raramente permettono di sostenersi durante quel periodo. Molte autrici sono quindi costrette ad affiancare altri lavori — illustrazione, insegnamento, grafica freelance, social media — trasformando la passione in una corsa continua contro il tempo. A pesare è anche la struttura stessa del mercato italiano. Il fumetto d’autore viene celebrato culturalmente, ma vende ancora numeri limitati rispetto ad altri paesi europei come Francia o Belgio, dove il graphic novel gode di un riconoscimento economico e istituzionale più solido. In Italia, invece, il fumetto continua spesso a essere considerato un’arte “minore”, nonostante il crescente successo critico. Per le donne il percorso può diventare ancora più complicato. Molte giovani fumettiste raccontano di sentirsi costantemente obbligate a dimostrare la propria autorevolezza in un ambiente che per anni ha privilegiato sguardi e narrazioni maschili. Non è raro che opere intime, autobiografiche o legate al corpo femminile vengano liquidate come “di nicchia”, mentre storie analoghe scritte da uomini ricevono maggiore attenzione critica. Eppure proprio queste autrici stanno cambiando il linguaggio del fumetto contemporaneo. Le loro opere affrontano identità, disagio psicologico, sessualità, memoria e relazioni familiari con una libertà narrativa nuova. Il successo di graphic novel come Gianna di Arianna Melone o Cheese di Zuzu dimostra che esiste un pubblico pronto ad ascoltare queste voci. Il problema, allora, non è la mancanza di talento né di interesse culturale, ma l’assenza di un sistema capace di sostenere davvero chi crea. Servirebbero maggiori tutele editoriali, fondi pubblici per la cultura visiva, residenze artistiche e compensi più equi. Perché oggi molte fumettiste riescono ad affermarsi artisticamente, ma non economicamente. E questa è forse la contraddizione più evidente del fumetto italiano contemporaneo: celebrare le sue giovani autrici senza garantire loro la possibilità concreta di vivere del proprio lavoro.
Nel panorama del fumetto contemporaneo, il percorso di Arianna Melone appare sempre più come una traiettoria di sottrazione agli stereotipi. Non perché nelle sue opere manchino il corpo, il desiderio o la dimensione intima — anzi — ma perché il suo sguardo sembra voler sfuggire a una categoria ormai quasi imposta alle autrici: quella di dover necessariamente raccontare la sessualità come centro della propria poetica.

In una recente intervista, Arianna lascia emergere con lucidità una certa insofferenza verso questo automatismo critico ed editoriale. Come se, per una fumettista donna, esistesse una corsia preferenziale obbligata: autobiografia emotiva e il corpo nell’universo femminile. Temi legittimi, certo, ma che diventano una gabbia nel momento in cui vengono considerati l’unico territorio concesso. Eppure la sua bibliografia racconta già altro. Dai chiaroscuri emotivi di Gianna alle atmosfere sospese di Malombra, fino alla tensione narrativa costruita in molte delle sue collaborazioni francesi, l’illustratrice ha sempre mostrato un interesse profondo per il non detto, per l’inquietudine, per la costruzione dell’atmosfera prima ancora che del messaggio. Non sorprende allora che il prossimo progetto annunciato dall’autrice si muova verso il noir.
La notizia non rappresenta una deviazione improvvisa, ma piuttosto un approdo naturale. Il noir, nelle mani di Arianna Melone, potrebbe diventare qualcosa di molto distante dall’estetica di genere tradizionale: uno spazio narrativo dove ambiguità, silenzi e tensioni psicologiche possano finalmente liberarsi dall’etichetta del “fumetto femminile”. C’è qualcosa di profondamente contemporaneo nel desiderio dell’autrice di attraversare i generi senza dover continuamente giustificare la propria voce.
Ed è forse proprio questo il nodo più interessante emerso dall’intervista: non il rifiuto di parlare di sessualità, ma il rifiuto di essere definita soltanto attraverso di essa. In un’epoca culturale che pretende costantemente identità leggibili e catalogabili, Arianna Melone sembra rivendicare il diritto all’opacità, allo scarto, alla metamorfosi. E il noir che sta preparando potrebbe essere il luogo perfetto per farlo.
No Comments