FERMARSI A GUARDARE

di Ugo Morelli

Un passo dopo l’altro percorriamo il mondo, dal nostro piccolo mondo quotidiano, al mondo intero. Ma cosa accade quando camminiamo in un luogo e ogni tanto ci fermiamo a guardare? Il nostro cervello motorio, che non serve solo a muoverci, concorre alla produzione di immagini, di pensieri, di conoscenza. È la conoscenza incarnata. Non è facile da comprendere, ma quello che accade è che il mondo entra in noi e noi diventiamo il mondo. Sia a livello corporeo che immaginativo. Che poi è la stessa cosa, perché l’immaginazione viene dal corpo in relazione con il mondo, con gli altri e le cose del mondo. Beviamo acqua per vivere e respiriamo aria come condizione indispensabile per esistere. Mangiamo i prodotti della terra come condizione della nostra vita. ecco cosa è il paesaggio, aria, acqua, suolo, movimento e immaginazione.
Proprio all’estetica del paesaggio, Valentina Gottardi ha dedicato le sue ultime fatiche di artista, e insieme ai testi di Maciej Michno, ha prodotto un testo ricco di bellissime opere di pittura e disegno e di contenuti culturali e scientifici aggiornati, al servizio della conoscenza e dell’educazione delle bambine e dei bambini, ma non solo, sui temi della vivibilità e del paesaggio, Noi viviamo qui. Che cos’è il paesaggio?, Cocai Books, Rovereto 2025.
Perché l’estetica del paesaggio? Perché una poetica del paesaggio?
L’estetica coinvolge la nostra sensibilità e riguarda la struttura di legame che noi stabiliamo con gli altri e il mondo. Dall’empatia che abbiamo con lo spazio emerge la risonanza che genera un’estetica delle relazioni con il mondo. Se l’estetico è l’insieme e il sistema dei segni del reale, quell’estetico si traduce in esperienza estetica per noi, fino all’accesso alla bellezza. Ad una risonanza, cioè, che siccome è particolarmente riuscita estende le nostre capacità sensibili in modi e per vie che senza quella esperienza non si verificherebbero.
Le connessioni fra l’esperienza estetica e la nostra capacità poetica, quella peculiare capacità di “fare mondo” e di fare il mondo, è molto stretta. Facciamo il mondo mentre facciamo noi stessi. Siamo i protagonisti creativi della nostra semiosfera. Siamo la specie che compone e ricompone i repertori del mondo in modo almeno in parte originale, quando esprime la propria capacità creativa.
Ne deriva che il paesaggio non è mai un paesaggio naturale se per naturale si intende un paesaggio non visto e non modificato dall’azione umana. Percorrere un luogo e osservarlo è immediatamente tradurlo in un paesaggio, in ragione del nostro comportamento simbolico. Possiamo quindi sostenere che il paesaggio non coincide mai con il luogo che suscita l’emergere e che si situa il punto di incontro fra mondo interno e mondo esterno con la mediazione del principio di immaginazione e in ragione della nostra capacità di movimento.
Sono questi temi aspiratori ad aver sollecitato la capacità creativa di Valentina Gottardi nell’illustrare in maniera magistrale un libro che non è certamente solo per bambini e adolescenti, non solo per la bellezza delle opere che contiene, ma anche per i testi che sollecitano una riflessione continua tra paesaggio e vivibilità, producendo un effetto educativo di responsabilizzazione per una specie, la nostra, che fino ad ora ha avuto principalmente un rapporto estrattivo e distruttivo con i paesaggi della propria vita.

La potenza espressiva dell’arte della pittura e delle illustrazioni di Valentina Gottardi è il risultato che un lungo lavoro di ricerca e riflessione, che si situa in maniera precisa nella ricerca per ridefinire il rapporto tra la specie umana e gli ambienti di vita di cui la nostra specie è parte. Da anni, in un ricco patrimonio di opere e con la partecipazione a molte occasioni di ricerca e realizzazione di interventi artistici, Valentina Gottardi va interpretando le molteplici espressioni del sistema vivente con un tratto creativo fortemente personale, capace di rendere l’essenza e l’anima degli esseri naturali e vegetali rappresentati.
“Noi Viviamo Qui” è un titolo che richiama in primo luogo la responsabilità di noi umani rispetto ai luoghi e agli spazi della nostra vita. Dal libro si evince che ogni luogo diventa paesaggio per chi lo vive, mediante un processo di incorporazione del contesto e dell’ambiente fin dalla fase prenatale e fin dalla nostra comparsa nel mondo. L’ambiente non se ne sta fuori. L’ambiente è ciò che noi ce ne facciamo dei contesti della nostra vita. Ne deriva, come sostiene uno dei capitoli del libro, che siamo parte del mondo, cioè del tutto del sistema vivente. Il paesaggio smette così di essere corrispondente al bel panorama o alla bella veduta per diventare parte integrante del nostro sistema corpo-mente, della nostra percezione e azione, della nostra esperienza.
Non solo i luoghi eclatanti, quelli che presentano la maggiore corrispondenza e il maggior gradimento con i canoni dominanti, ma anche le componenti elementari della natura di cui siamo parte, come un filo d’erba che spunti nell’asfalto, o un angolo di mondo, un margine, un interstizio, sono paesaggio per noi.
Quando in uno dei capitoli del libro ci si chiede: “Di chi è questa spiaggia?”, si pone una domanda fondamentale. Non solo non esiste un principio di appartenenza esclusivo, a qualche specie, tantomeno la nostra, dei luoghi e dei paesaggi della nostra vita. Ma quei luoghi e quei paesaggi sono possibili perché esiste una cooperazione tra le diverse componenti del sistema vivente, animale, vegetale, minerale, perché quel luogo è quel paesaggio esistano e siano come sono. L’importanza del libro sta anche in questo, nella sua funzione educativa. Questo testo pone ai bambini e agli adulti la questione fondamentale della vivibilità per una specie, la nostra, che rischia la propria autodistruzione e allo stesso tempo dispone della capacità simbolica per stabilire una relazione estetica con gli altri e con il mondo, al fine di vivere in un modo armonico i paesaggi della nostra vita.

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