13 Dic Righe e pennelli: parole, note e colori per Nicolò Mazza de’ Piccioli e Marc Chagall
Come in un quadro di Chagall, i protagonisti di Scontrosa grazia, l’ultimo libro di Nicolò Mazza de’ Piccioli, compongono una realtà fatta di colori e musica, realtà e sogni.
a cura di Silvia Roncucci
Trieste, 1920. Le vite di Anna e Davide si incrociano mentre i due ragazzini scalano una fontana, contendendosi la vetta da cui assistere ai fuochi d’artificio che annunciano il nuovo anno.
Questo già la dice lunga sulla forza della loro personalità.
Soprattutto quella di Anna, che vive con la madre, Greta, aiutandola con il mestiere di cestaia e impagliatrice. Ma, appena può, Anna scappa da Frau Margarete per prendere lezioni di pianoforte – la sua vera passione. Per lei questo strumento è una fiera attraente e mitologica, il retaggio di una figura del passato che nella sua vita non c’è più: suo padre. L’opposizione della madre, tuttavia, e la costante mancanza di soldi la costringono a cercare un lavoro, e in questo le sarà d’aiuto proprio Davide. Lontano dagli occhi e dalle orecchie del rigido padre, il rabbino Aaron, anche Davide devia dagli insegnamenti familiari: trascura le musiche tradizionali del popolo ebraico, alle quali preferisce musicisti, come Mahler, che Aaron ritiene inappropriati.
Il tempo, in città, è scandito da Janez e Mikez, gli automi in bronzo che suonano le ore nell’orologio in Piazza Unità d’Italia. Gettando una luce di speranza per il nuovo anno, a dispetto della scia di morte e della scarsità di denaro che affliggono Trieste all’indomani del primo conflitto mondiale.
Intanto nel negozio di Umberto, libraio dalla cortesia spiccia, si riuniscono amici, scrittori, intellettuali – come l’aiutante Darko, di origine slava, e l’irlandese James – che discutono di letteratura, calcio e politica.
Sullo sfondo, cominciano a innalzarsi le prime, arroganti voci dei Fasci di Combattimento.
Comincia così Scontrosa grazia (Red Star Press, 2025), romanzo di Nicolò Mazza de’ Piccioli. Dove si mescolano personaggi, situazioni, voci che riflettono il carattere variegato della società triestina dell’epoca.

Cosa mi è piaciuto. L’impasto linguistico espressivo. I dialoghi serrati dove talvolta baluginano battute divertenti. Le scene cinematografiche che rimangono impresse nella memoria – Mazza de’ Piccioli è sceneggiatore –, come la già citata scalata alla fontana o l’immagine che apre il libro – Anna che fissa il battente a forma di drago – anticipando le difficoltà che affronterà nel corso della storia. I cori di consenso che si innalzano durante il comizio fascista in piazza, riecheggiati dalle grida di approvazione nella sala del Teatro Verdi durante il concerto a cui partecipano anche gli allievi di Frau Margarete. La parte finale incalzante e intensa.
La frase più significativa. Mai come stavolta ho avuto difficoltà a sceglierne una. Forse, però, la frase che più imbriglia lo spirito di una città cosmopolita come Trieste è quella che l’autore scrive riferendosi a Umberto, il cui «sguardo sapeva comprendere la bellezza umana del porto sicuro per le mille culture, i mille popoli e le mille religioni che le correnti oceaniche avevano traghettato in quel golfo da che se ne aveva memoria».
Ormai sarà chiaro a chi legge che l’Umberto a cui si riferisce l’autore è Saba, da cui deriva la «scontrosa grazia» del titolo.
L’autore. Di origine bergamasca, romano di adozione, Nicolò Mazza de’ Piccioli è scrittore, sceneggiatore e docente presso la scuola di Francesco Trento Come scrivere una grande storia. Ha scritto e realizzato cortometraggi e documentari (tra cui Notizie da Godot, selezionato allo Shorts Corner di Cannes nel 2012), è co-fondatore della rivista indipendente «LemmeLemme» e redige su Substack la newsletter Rebelòt, a tema letterario e non solo. Ha pubblicato una raccolta di racconti, Humor vacui (Tralerighe, 2016). Scontrosa Grazia, il suo primo romanzo, ha ricevuto il riconoscimento del Premio InediTo – Colline di Torino.
Chiudere il libro di Mazza de’ Piccioli è stato come chiudere gli occhi dopo aver osservato a lungo un quadro di Marc Chagall (1887-1985). Mi è rimasta in mente una scena animata da figurine disparate – uomini, donne, animali, ebrei, cristiani, case, natura. Come in un quadro di Chagall, ognuno dei personaggi del libro ha una personalità spiccata e allo stesso tempo sarebbe privo di significato senza gli altri.
Nato nei dintorni di Vitebsk (attuale Bielorussia), Chagall visse e lavorò tra Russia, Francia, Stati Uniti. I suoi lavori rappresentano l’incontro di più culture: quella popolare russa, l’arte ebraica, le avanguardie parigine. Una sovrapposizione di ricordi di infanzia, sogni, realtà, spiritualismo; un linguaggio difficile da inquadrare in una corrente specifica e al contempo facilmente riconoscibile. Che non piacque per niente alla propaganda nazista, tanto da spingerla a mandare al rogo alcune opere dell’artista nel 1933.
L’armonica unione di dettagli reali, prospettive fantasiose e memorie personali si nota, ad esempio, nel dipinto Les Arlequins (1922-44, olio su tela, 56,5 x 86,8 cm) conservato al Musée Chagall di Nizza.

Marc Chagall, “Les Arlequins”, Muséé Chagall, Nizza (foto: Fantasia di parole e immagini).
Insieme a Le cirque fu realizzata come riproduzione a memoria di un’opera più ampia che decorava il teatro di Stato Granovskij di Mosca, gestito da una compagnia yiddish, negli anni in cui Chagall lavorava come insegnante d’arte in un istituto per orfani di guerra.
Un crescente di luna illumina il fondo nero e le poche casette del villaggio innevato. In primo piano compaiono dei musicisti; riprodotto ben tre volte è il suonatore di violino, strumento caratteristico della musica ebraica e immancabile nelle opere dell’artista russo.
Altra figura tipica della sua produzione è quella del rabbino, in primo piano a sinistra.
Anche le donne partecipano alla festa – soprattutto la figura danzante al centro, inspirata all’amata moglie, Bella, morta nel 1944. E persino gli animali – veri, o di fantasia come la bestia verde sulla sinistra.
Si tratta di un’opera che, al di là della vivacità della scena e del brulichio di vita, infonde un senso di inquietudine, il presentimento di qualcosa di angosciante che sta per accadere.
Forse è stato anche questo a spingermi ad avvicinarla al romanzo di Nicolò Mazza de’ Piccioli.
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