24 Ott Monteacuto – atlante delle emozioni
Di Margherita Orsi
Sono tornata a Monteacuto delle Alpi con mia figlia Bianca quando non aveva nemmeno due mesi, con questa idea che covavo da un po’, folle ma al contempo assolutamente ragionevole (e poi ho capito che questo ossimoro in realtà sta insieme benissimo, grazie alla colla del “vabbè adesso vediamo” che si addensa un po’ di più quando metti al mondo un figlio) di farle vedere i luoghi che amo – anche se lei adesso vede solo il mio viso e quello di suo padre. Anche il nome Monteacuto delle Alpi ha un che di assurdo, perché non si trova sulle Alpi ma in Appennino Tosco-Emiliano, dove mi reco ciclicamente, ritualmente, da quando sono nata.
Monteacuto ha forse una decina di abitanti “fissi” (da poco ho scoperto che gli abitanti di Monteacuto vengono anche chiamati “zingari”, girovaghi, per i traffici mercantili che interessavano questo gruppetto di case abbarbicate alla montagna come muschio); d’inverno mi piace immaginarli insieme, attorno al fuoco di qualcuno, a raccontarsi storie e a fumare e bere vino fino a notte fonda. D’estate, invece, Monteacuto si popola di villeggianti, gente che qui ha la seconda casa, o che semplicemente ne affitta una (questo è un sogno che covo anche io, di prendere in affitto per un po’ quella casetta affacciata sulla piazza con l’erba che cresce tra i ciottoli). Ne ho conosciuto qualcuno, di questi villeggianti estivi. Il giorno che sono tornata a Monteacuto mi sono seduta con Bianca su una panchina, in uno dei vicoli. Di fronte a me, davanti a casa loro, c’erano un uomo e una donna sulla settantina, con un cane grande e uno piccolo. Abbiamo chiacchierato per un po’, l’uomo salutava tutti quelli che passavano: una madre e una bambina sui sette anni che andavano al Duca degli Abruzzi, il rifugio del Lago Scaffaiolo, a raccogliere erbe; una ragazza che cercava qualcuno cui regalare della polenta taragna avanzata; un signore che li ha invitati all’aperitivo al circolino quella sera. Io osservavo quel piccolo mondo di cristallo, quel senso di comunità che è difficile ritrovare quando agosto finisce. In fondo è così in Appennino: d’inverno si sta raccolti, sparuti e vicini, con un po’ di paura di svegliare i morti e gli animali in letargo nel folto del bosco; d’estate la vita ritorna, e torniamo anche noi, come le chiocciole quando smette di piovere. Dicevo che c’è una piazza dove cresce l’erba, è la piazza della chiesa, e lì d’estate fanno il cinema all’aperto, ma io non ci sono mai stata. Non sono mai stata a Monteacuto di sera, perché la strada per arrivarci è tortuosa, stretta, in mezzo alla foresta, bisogna un po’ guadagnarsela Monteacuto. Ma ci sono anche altre cose: ad esempio c’è una biblioteca, di nome Solea. Sembra incredibile che in un borgo di dieci abitanti ci sia una biblioteca, ma è così Monteacuto, piccola e un po’ folle: come la trattoria Il Bagigio, aperta solo di sabato e domenica, il cui gestore declama poesie a voce alta e ride forte, e ti invita a raccogliere le castagne assieme.
E poi, come un orologio antico, una notte, solitamente verso la metà di agosto, inizia a scendere una pioggia leggera che rinfresca l’alba grigia: lo scandire magico dei rintocchi che segna l’inizio del digradare dell’estate. Proprio in quei giorni, tornata a Monteacuto, allattavo Bianca su quella panchina, nel silenzio del vento, di una manciata di abitanti e gatti ancora aggrappati a quelle piccole case scure sulla cima della montagna. È confortante sapere che i luoghi che amiamo sono in qualche modo immobili. Le famiglie che li abitano si succedono, a volte si spezzano; i piccoli negozi chiudono e poi riaprono, magari con una nuova gestione, le amicizie finiscono e se ne formano di nuove; ma le pietre delle case, gli alberi, il vento e il fiume sono sempre qui. E ti aspettano, e ti ricordano.
Katia
Posted at 13:34h, 24 OttobreLa magia dell’appennino e la poesia di un paese …grazie Margherita per questo bell’affresco!
Dinora
Posted at 19:50h, 24 OttobreChe bel racconto Margherita!
Un luogo che non conosco ma che mi hai messo voglia di andare a vedere. Magari insieme a te e Bianca per vederlo anche con i suoi occhi di bellezza angelica. Un luogo che si è fermato nel tempo e non muta, mentre i suoi abitanti estivi e non possono, ovviamente, cambiare nel corso del tempo. Ma il paese rimane sempre se stesso.