AMICIZIA: DECOSTRUZIONE E RICOSTRUZIONE DI NUOVE IDENTITÀ

di Luciana De Palma

 

Dichiarando: “Questo libro vorrebbe fungere da manuale di vita anti-istituzionale per provare a dare un senso concreto all’aspirazione utopica a una vita altra”, Geoffroy de Lagasnerie, autore di Un’aspirazione al fuori (L’Orma ed.), tradotto da Annalisa Romani, mette in chiaro qual è il campo d’indagine sociale, politico e culturale in cui si è mosso, lavorando a quest’opera.

Il concetto di vita anti-istituzionale esige un’analisi approfondita che da un lato si interroghi sul significato di istituzionale e dall’altro approdi a concetti che ne costituiscono l’esatto opposto.

Nella realtà contemporanea, intrisa di formulazioni imperative tese a creare una rigida sequenza di aspettative, in virtù delle quali produrre rinforzi sociali sempre più raffinati, uno dei rischi maggiori è quello di lasciare che il pensiero affoghi in restrizioni che finiscono per dissanguare la libertà, abbandonandola moribonda sul ciglio stradale.

Con acume ed estrema chiarezza espositiva Geoffroy de Lagasnerie scrive un libro in cui, passando agevolmente dal saggio all’autobiografia, dimostra la possibilità di dare respiro alle esigenze intellettuali, spirituali e creative attraverso la costruzione di nuove modalità relazionali.

Lontano dalle strutture sociali che nei secoli hanno circoscritto un campo di convivenze rigorosamente stabilite ci sono spazi in cui poter ridefinire i rapporti tra individui, consentendo a ciascuno di esprimersi, maturare, trovare compiutezza in un continuo confronto.

Nelle pagine di questo lavoro è narrata la quotidianità di tre amici e intellettuali che, uniti da un’intensa relazione umana e artistica, hanno dato vita a un rapporto unico e speciale per il quale non è stato ancora inventato un nome.

Diventa, allora, interessante scoprire zone in cui mettere in pratica l’idea di una evoluzione relazionale in cui muti la visione di sé nel mondo, approdando ad una prospettiva in cui la complessità diviene sinonimo di bellezza e libertà.

I sociologi Didier Eribon e Geoffroy de Lagasnerie e lo scrittore Édouard Louis condividono luoghi, esperienze, libri, scrittura, viaggi, amicizie; quando poi succede di non essere insieme, mettono gli altri al corrente dei propri progressi culturali o intellettuali.

Se la famiglia, tradizionalmente intesa come realtà a cui, tra tutte le agenzie sociali istituzionalizzate, l’individuo dedica quasi tutto il tempo e infinite risorse emotive, può diventare gabbia e coercizione affettiva, allora una sana aspirazione al fuori è fonte di potente rigenerazione.

Curiosità, apertura, coinvolgimento appassionato e sincero si innestano nel tronco di una pianta avvizzita dalle abitudini e dai timori, consentendole di ritornare alla vita e produrre nuovi frutti.

Laddove l’esistenza domestica impone la pedissequa ripetizione di schemi che danno conforto, ma abbruttiscono lo spirito, la scelta di plasmare l’identità attraverso nuove soluzioni permette alla luce di entrare persino nei più angusti spazi dove ristagnano le risposte ormai incapaci di assolvere la missione di soddisfare i bisogni spirituali più impellenti.

Geoffroy de Lagasnerie cita Cicerone, Montaigne, Bourdieu, Barthes, Patti Smith e Sophie Calle per esaltare quel fuori in cui è possibile ‘incontrarli’ contro l’aridità di un dentro domestico che tende a ripetersi, eludendo i cambiamenti.

L’amicizia è elogiata dal punto di vista politico, etico, artistico e umano in quanto strumento in grado di sradicare l’oppressione esercitata dalla famiglia tradizionale.

L’impronta marcatamente anti-istituzionale diventa dardo incandescente contro ogni ideologia conservatrice che vorrebbe ostacolare il progresso umano verso un’evoluzione che si avvicini alle reali e urgenti necessità psicologiche, culturali, intellettuali e spirituali.

In una società di stampo amicale le relazioni possono facilmente votarsi a spinte egualitarie, capaci di sostenere dinamiche pluralistiche e collettive.

Proprio nell’assenza di una rigida caratterizzazione dell’amicizia, quest’ultima si configura in senso marcatamente anarchico e quindi in grado di destabilizzare il potere costituito: vivere fuori significa vivere diversamente, esplorando soluzioni relazionali divergenti, fantasiose, utopistiche e incondizionatamente libere.

Nell’amicizia l’ego e il vantaggio di clan cessano di avere la supremazia poiché l’asse di attenzione si sposta verso l’altro inteso come spunto di costruzione di nuove identità più ricche ed eterogenee.

“L’amicizia come comunità di vita e di lettura, come luogo di discussione e di sostegno, è una delle rare forme sociali capaci di agire, in maniera pratica, come un contro-potere rispetto al dominio esercitato dai differenti campi, alle loro modalità di socializzazione, alle loro ingiunzioni tacite o esplicite. […] Funzionando come un luogo di assistenza e aiuto reciproco, di protezione, di incoraggiamento, l’amicizia opera anche in questo caso come produzione liberatrice di un fuori, un fuori-campo”, scrive Geoffroy de Lagasnerie, designando così la possibilità di svincolarsi dalla ciclicità di sentenze scontate che somigliano a rintocchi funesti in una notte di tragedie.

Nella scansione di tempi esistenziali organizzati per tappe fisse e immutabili, l’amicizia, con tutte le sue derivazioni ancora prive di titoli specifici, rappresenta il baluardo in difesa della libertà di essere, di esprimersi, di mutare forma, di costruire e progettare, muovendosi verso altri orizzonti ancora inesplorati.

Alla disciplina militare attribuita da sempre ai ruoli sociali predefiniti e alle istituzioni ratificate da patti eterni, l’amicizia oppone l’indisciplina di una libera follia creatrice e di un pensiero dalle numerose e intriganti sfumature.

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