Amori letterari. Cosa succede quando gli scrittori fanno coppia?

intervista a Marialaura Simeone a cura di Paola Nitido

 

La storia della letteratura è una storia d’amore, dal Dolce Stil Novo alle liriche di Montale. Ma cosa succede quando l’amore “supera la pagina scritta e diventa realtà”?

Marialaura Simeone esplora gli incontri amorosi più affascinanti della letteratura nel libro Amori letterari. Quando gli scrittori fanno coppia (Franco Cesati Editore, Firenze 2017).

Insieme alla narrazione d’amore, fotografie e lettere, poesie e pagine di romanzi raccontano come la relaziona umana ispiri le opere letterarie. Una costellazione di incontri e di versi in cui la vita diventa letteratura.

 

Paola Nitido – Gli amori degli scrittori e delle scrittrici spesso ispirano le loro creazioni letterarie. In alcune scene di Madame Bovary, per esempio, si colgono aneddoti della relazione fra Gustave Flaubert e Louise Colet. Quant’è sottile la linea fra letteratura e vita?

 

Marialaura Simeone – La linea tra letteratura e vita è sempre molto sottile. è inevitabile che uno scrittore e una scrittrice mettano il proprio vissuto, anche non per forza autobiografico. Per essere più veri ci si ispira a ciò che si conosce meglio, si è visto, si è vissuto attraverso le vite degli altri. Ed è il caso di Flaubert e Colet nello specifico e di tutte le coppie analizzate nel libro. Colet in Emma Bovary ritrova alcune caratteristiche del suo carattere e le passeggiate in carrozza con Flaubert, alcuni dei loro dialoghi, gli oggetti-feticcio di cui si erano fatti dono, il fazzoletto sporco di sangue, le pantofole, il ritratto con la ciocca di capelli, la tabacchiera con la scritta “Amor nel cor”. Le poesie di Montale dedicate alla Spaziani nascono molto spesso da episodi vissuti insieme. Come quella volta che la poetessa lo convinse a prendere il tandem. «Pedala/angelo mio!» fu l’imperativo del poeta quando il tandem prese ad ondeggiare su una strada dissestata. L’espressione così poetica e surreale e il richiamo a quel piccolo evento della loro storia divenne la poesia Nubi color magenta. O le tre vaschette SABBIA-SODA-SAPONE sistemate nella cucina torinese della famiglia Spaziani in Via Pesaro 26 vengono rievocate in Per album. O ancora la statua di una donna che si trovava nell’androne del palazzo di Maria Luisa e da lei soprannominata Lucrezia, diventa immagine poetica in So che un raggio di sole (di Dio?). La scrittura della De Beauvoir è impregnata della sua vita privata e del suo rapporto con Sartre, Cesare Pavese e Bianca Garufi hanno scritto un romanzo a quattro mani attingendo alla profondità del loro confronto su determinati temi. Scott Fitzgerald leggeva il diario della moglie per trovare l’ispirazione, Annie Vivanti ripensava a Carducci per delineare uno dei personaggi del suo capolavoro I divoratori.

 

PN – L’accurata ricostruzione degli incontri d’amore in più racconti si intreccia con quella dei luoghi. Come hai condotto le ricerche di questo itinerario letterario e sentimentale?

MS – Premetto che per me la letteratura è particolarmente legata ai luoghi. Non a caso questo libro mi ha ispirato il successivo, che è proprio una guida d’Italia attraverso le parole degli scrittori (Viaggio in Italia. Itinerari letterari da Nord a Sud). Viaggio spesso proprio sulle tracce delle suggestioni di scrittrici e scrittori che ho particolarmente amato. Mentre tracciavo le storie di questi amori, mi sono accorta di quanto molto spesso siano stati proprio i luoghi a favorire o ad allontanare certe coppie. Noi siamo anche i luoghi che abitiamo e i luoghi viceversa ci abitano. Quando Elizabeth Barrett e Robert Browning progettano la loro fuga d’amore scelgono non a caso l’Italia, per gli inglesi del tempo spazio per antonomasia di sole, di vita, di libertà. Elizabeth in Italia rifiorisce e si appassiona anche alla questione risorgimentale. La casa che hanno abitato a Firenze oggi è un museo. Leggendo la loro storia credo che venga voglia di visitarla, come viene voglia di andare a Napoli dopo aver letto le pagine di Matilde Serao. I luoghi dei Fitzgerald dall’America alla Costa Azzurra, servono a delineare meglio i tratti di personalità e i limiti del loro rapporto. Londra ci viene restituita meglio attraverso gli occhi di Virginia Woolf e l’Argentina diventa ancora più un luogo dei sogni attraverso la storia di Victoria Ocampo e Tagore.

 

PN – Robert Browing scrive a Elizabeth Barrett: “Amo i vostri libri, con tutto il cuore, e amo anche voi”. Questa citazione può riguardare anche altri amori letterari?

MS – Alla loro storia d’amore mi sono particolarmente affezionata. Probabilmente anche perché è l’unica con un vero lieto fine. L’attenzione all’opera che si trasforma in ammirazione e amore ha sicuramente riguardato anche Annie Vivanti e Giosuè Carducci. È il dicembre del 1889 quando la ventitreenne Annie, aspirante poetessa, ha l’ardire di scrivere al più grande e celebre poeta d’Italia, per sottoporgli la sua raccolta di poesie Per amore. “AUDACES FORTUNA IUVAT” e la giovane non si limita a dirselo fra sé e sé, ma inizia proprio così la sua lettera al sommo poeta. Il cinquataquattrenne Carducci, che aveva fama di inavvicinabile e non era certo prodigo di elogi verso la poesia femminile, non solo le risponde ironico e ammirato “Signorina, nel mio codice poetico c’è questo articolo: – Ai preti e alle donne è vietato far versi. – Per i preti no, ma per Lei l’ho abrogato”, ma le comporrà anche una prefazione al volume di poesie che per titolo, scelto dal poeta, porterà Lirica. Serao e Scarfoglio iniziano la loro relazione nella redazione di un giornale, il vero amore totale e totalizzante nella vita di entrambi e fondano Il Mattino a coronamento del loro matrimonio.

 

PN – La letteratura spesso ci fa idealizzare figure per la potenza del loro sentire, ma non sempre lo spessore dei testi riflette quello umano. Quale storia ti ha sorpreso di più in positivo o in negativo? A quale amore letterario hai partecipato con maggiore interesse?

MS – Oggi molte delle storie d’amore del libro le definiremmo tossiche, ma è pur vero che la letteratura spesso attinge proprio da un forte sentire, che porta ad autodistruggersi o a distruggere gli altri. Alcuni ne erano consapevoli: Manganelli, per esempio, spronava Alda Merini a ricercare proprio nella sua follia la strada per la poesia. Pavese non voleva sottoporsi alla psicanalisi junghiana, di cui Garufi era maestra, perché in fondo amava i suoi fantasmi interiori, così come Rilke che temeva di perdere anche gli angeli insieme ai demoni dell’ispirazione. Per molte delle coppie analizzate nel libro l’amore rappresentava esso stesso un demone con cui fare i conti. Penso a Sylvia Plath e Ted Hughes o ai Fitzgerald che ho già citato, a Rimbaud e Verlaine e in parte anche a MoraviaMorante e a Mary e Percy Shelley. Nonostante i reciproci tradimenti il legame tra Jean-Paul Sartre e Simone De Beauvoir è stato, però, qualcosa di più dell’amore. Qualcosa di troppo potente. Con Plath-Hughes ho proprio sofferto, per la terribile sensazione che tutto poteva andare diversamente, ma così non è stato. La loro storia iniziata sotto i migliori auspici, con entrambi che dichiarano di non essere mai stati così felici e creativi come da quando si conoscono, finisce nel peggiore dei modi. Ted è senza dubbio un carnefice eppure Le Lettere di compleanno sono, a mio avviso, uno dei “canzonieri” più belli della storia della letteratura.

 

No Comments

Post A Comment