21 Giu “Il virus del teatro mi ha infettata”. In dialogo con Italia Carroccio per “Transiti 2025”.
a cura di Ivana Margarese
Sull’isola di Filicudi nella contrada Canale, dall’8 al 12 luglio, avrà luogo la prima edizione della rassegna letteraria “Transiti25” a cura dell’associazione Il bisuolo, con la direzione artistica di Paolo Maria Chicco e Ivana Margarese e il fotografo Fabio Sorano come visual media manager.
L’iniziativa ha il patrocinio della Società delle letterate e della nostra rivista Morel – voci dall’isola. L’argomento della prima edizione, ispirandosi alla natura stessa dell’isola da sempre luogo di approdi e partenze, è l’essere in transito, gli attraversamenti, le soglie di passaggio verso piccoli e grandi cambiamenti. Accanto a scrittrici e scrittori ci saranno anche due attrici. Una di loro è Italia Carroccio, attrice storica della compagnia Sud Costa Occidentale, fondata e diretta da Emma Dante. Attiva in teatro dagli anni ’90, che ha lavorato in alcune delle produzioni più importanti del teatro contemporaneo italiano, tra cui Le sorelle Macaluso, Bestie di scena, Misericordia ed Extramoenia, portando in scena un linguaggio fisico ed emotivo di grande intensità. Accanto al lavoro d’attrice, si è occupata di costumistica teatrale e cinematografica, collaborando a numerose produzioni firmate da Emma Dante, tra cui il film Via Castellana Bandiera e lo spettacolo I messaggeri per il Festival di Spoleto. Ha inoltre svolto un’intensa attività didattica, conducendo laboratori teatrali per ragazzi, scuole e progetti sociali. Felice che Italia sia con noi in questa esperienza le ho rivolto alcune domande per conoscere meglio il suo lavoro.

Italia, quando e come nasce la tua passione per il teatro?
Il virus del teatro mi ha infettata quando ancora frequentavo Lettere, all’università di Palermo — e da allora non sono più guarita.
Durante una manifestazione-spettacolo, in pieno clima del movimento studentesco della Pantera, mi sono esibita per strada. Erano anni intensi, pieni di fermento. Una collega universitaria suonava il sax e, trasportata da quelle note, ho improvvisato con il corpo.
In quel momento mi sono sentita viva e libera. Ho scoperto quanto il movimento del corpo potesse avere un impatto profondo su chi guardava. Non stavo danzando nel senso tecnico del termine, ma sentivo una connessione fortissima con ciò che mi circondava, un’energia potente che attraversava me e arrivava agli altri. Avevo 21 anni, e ho intuito che quel linguaggio — fisico, istintivo, vivo — poteva parlare più di mille parole. Si chiamava teatro? Mimo? Danza? Non so. Ero felice; era la mia rivelazione quello che poi ha condizionato tutte le mie scelte.
Continuerei col chiederti del tuo incontro con Emma Dante e la compagnia Sud Costa Occidentale da lei fondata e diretta.
L’incontro con Emma Dante è avvenuto nel 1999. Sono stata invitata a partecipare a un laboratorio finalizzato alla creazione di uno spettacolo teatrale. È stato un momento decisivo del mio percorso: da lì è nato un dialogo artistico intenso, che avrebbe segnato profondamente il mio modo di stare in scena. Dopo aver fatto quello spettacolo, Emma ha chiesto agli attori— eravamo in dieci — chi volesse restare per dar vita a una compagnia che si sarebbe chiamata Sud Costa Occidentale. Abbiamo alzato la mano in tre. Ma questa è una lunga storia.
Che ruolo ha l’improvvisazione nel tuo lavoro artistico?
L’improvvisazione ha un ruolo centrale nel mio lavoro. È lo spazio in cui tutto può accadere, dove il corpo, la voce, le emozioni e la relazione con l’altro si muovono in libertà, prima ancora che arrivi la forma definitiva.
Attraverso l’improvvisazione esploro, creo, ascolto. È uno strumento fondamentale non solo nella fase di creazione degli spettacoli, ma anche nella formazione: aiuta a liberare energie, a rompere blocchi, a far emergere intuizioni che spesso restano silenziose. Per me è un modo di lavorare, ma anche un modo di essere in scena: aperta all’inaspettato, presente nel momento, viva.
Accanto al lavoro d’attrice ti sei occupata di costumistica teatrale e cinematografica, mi racconti un po’ di questo tuo aspetto creativo?
In compagnia ho spesso avuto un doppio ruolo: oltre a essere in scena, in alcune produzioni mi sono occupata anche dei costumi. È un aspetto che mi appassiona e che mi permette di contribuire alla visione dello spettacolo anche da un punto di vista estetico e simbolico.
Come docente mi interessa chiederti quale pensi possa essere il valore aggiunto dell’esperienza teatrale per gli studenti nelle scuole e se lo ritieni un percorso capace di coinvolgere tutti oppure credi che entrino in gioco anche delle vocazioni specifiche.
Credo che l’esperienza teatrale abbia un valore enorme per gli studenti, non solo da un punto di vista umano e relazionale, ma anche come vero e proprio strumento didattico. Il teatro permette di mettere a fuoco argomenti di natura diversa — storici, sociali, psicologici, linguistici — offrendo un approccio concreto, emotivo e partecipato alla conoscenza.
È un linguaggio che coinvolge mente e corpo, emozioni e pensiero, e per questo può arrivare a tutti. Non è necessario avere una “vocazione” teatrale: ogni studente, anche il più timido o razionale, può trovare uno spazio d’espressione, di riflessione o semplicemente di ascolto attivo.
Il teatro non insegna solo a recitare, ma a stare nel mondo. È uno strumento potente per educare alla complessità, all’empatia e al senso critico.
Il teatro, se proposto con cura, non esclude: include, apre, trasforma.
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