Miss Marx: ‘Tussy is me’

Miss Marx: ‘Tussy is me’

 

di Ivana Margarese e Martina Mele

 

 

La tua massima preferita? La mia è: sempre avanti!

Eleanor Marx in Miss Marx

 

Miss Marx (2020) di Susanna Nicchiarelli è un film che dispiega, attraverso la figura di Jenny Julia Eleanor Marx, le contraddizioni che appartengono a ciascuno di noi, il conflitto tra ciò di cui siamo consapevoli e ciò che invece, nonostante tutto, ci assale alle spalle. Racconta illusioni e inquietudini, ma anche speranze realizzate. Mette in scena quelle crepe sottili che talvolta diventano varchi da attraversare per poter guardare meglio, talvolta invece restano pungoli dolorosi a cui non si riesce a dare riparo.
«La lotta tra la ragione e il sentimento, la fragilità delle illusioni, l’ambiguità dell’essere umano, la complessità dell’animo umano, credo siano tutti temi del film»[1]: queste le parole della regista Susanna Nicchiarelli [Nico, 1988 (2017)] a proposito di questo suo ultimo lavoro tratte da un’intervista rilasciata in occasione della 77° Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia.
Ma cominciamo dal chiederci chi fosse Miss Marx, soprannominata dai suoi cari affettuosamente Tussy. Eleanor era la terza adorata figlia del filosofo Karl Marx, scrittrice e traduttrice, femminista e attivista politica dell’Ottocento. L’attrice che la interpreta è l’inglese Romola Garai, abilissima nel restituire, attraverso i movimenti del corpo, l’idea della costrizione di uno spazio ricavato con fatica. Nella sequenza da cui viene tratto il fotogramma della locandina del film la protagonista perde la sua solita compostezza per abbandonarsi a un ballo liberatorio sulle note di Dancing in the dark di Bruce Springsteen, rivisitate dai Downtown Boys, in una composizione che per certi versi ricorda Marie Antoinette di Sofia Coppola, altro film capace di rappresentare le contraddizioni di una figura femminile, liberandola dalle trappole che fin troppo facilmente la hanno ingabbiata in discorsi e retoriche. In scena c’è una continua dialettica tra ciò che viene manifestato e ciò che viene nascosto, nella battaglia contro ogni disuguaglianza sociale e nel tentativo di superamento di una disuguaglianza di genere, che ha fatto fatica a essere esplicitata rimanendo a lungo un silenzioso stato di fatto. In una sequenza del film Eleanor dice:

Sebbene le donne abbiano fatto dei passi avanti per quel che riguarda i loro diritti, sono ancora assoggettate moralmente agli uomini.

Nicchiarelli realizza una ricostruzione storica in chiave sperimentale secondo un’operazione di found footage che rimedia, in un contesto prettamente contemporaneo – di cui sono esemplificativi l’utilizzo del digitale e le musiche utilizzate come Dancing in the Dark –, talvolta attraverso delle sovrimpressioni di immagini cinematografiche del passato: quelle fantasmagoriche conservate al Museo Nazionale del Cinema di Torino, filmati d’archivio del Footage Farm LTD, reportage sul lavoro minorile di Lewis Hine conservato al “National Child Labor Committee Collection e Library of Congress”, fotografie della Comune di Parigi e dello sciopero dei minatori britannici negli anni Ottanta. La rimediazione interessa anche molti dialoghi e discorsi di Eleanor tratti direttamente dalle sue stesse opere, come Eleanor Marx Papers, o da opere scritte con il compagno Edward Aveling, come The Working Class Movement in America (1888) o The Woman Question from a Socialist Point of View (1887).

 

Una scena nevralgica di Miss Marx è quella in cui Nicchiarelli ricorre all’espediente significativo dello sguardo in macchina da parte di Eleanor (Romola Garai), con lo scopo di determinare una maggiore prossimità dello spettatore sia ad una dimensione più privata della protagonista sia alle cruciali questioni a cui Eleanor Marx ha dedicato tutta la sua vita: le inumane condizioni lavorative di uomini e donne, il lavoro minorile e la condizione femminile.

Eleanor Marx si è battuta contro il ‘disprezzo assoluto della salute e della vita dei lavoratori’ e l’‘avidità dei padroni’, facendosi portavoce della necessità di una lotta di classe che si è spesso cercata di oscurare. Dice Eleanor nella sequenza-chiave del cameralook:

«Gli scrittori borghesi di solito ritengono che non esista alcuna lotta di classe e che le classi lavoratrici inglesi non siano mai state in condizioni tanto floride come oggi. E sostengono che un sentimento di odio di classe non esista e che quel poco che c’è deriva dall’innata malignità dei lavoratori o dai cattivi insegnamenti del socialismo. Ma il fatto è che questa lotta esiste […] e che la sua esistenza è indipendente da qualunque dottrina […]».

Per quanto concerne la questione femminile, facendo leva sull’analogia tra lo sfruttamento operaio e la difficile condizione delle donne, Eleanor afferma:

«La verità, non completamente riconosciuta neanche da quelli che vorrebbero il bene della donna è che lei, come la classe dei lavoratori, si trova in uno stato di oppressione e che la sua condizione è come la loro: è di una spietata degradazione».

In una sequenza del film sembra quasi che Nora di Casa di bambola di Ibsen parli per Eleanor, nel suo  essere consegnata dalle mani del padre, amato e idealizzato, a quelle del marito. Il rapporto col padre, l’essere la figlia di Karl Marx influenza e segna tutta la sua vita. Viene in mente la vicenda cinematografica di un’altra figlia, in diverso modo, sopraffatta dalla fama del padre, un altro tentativo di libertà conclusosi in tragedia:  Adele H. di Truffaut. Adele avrebbe voluto fortemente fare qualcosa di incredibile, qualcosa che non la riconducesse al nome di suo padre, Victor Hugo, ma la facesse ricordare per se stessa. Tuttavia perde la sua scommessa e se stessa. Eleanor vive pienamente i desideri del padre ma finisce con lo smarrire i suoi.

Eleanor inoltre aveva idealizzato  la coppia dei suoi genitori e la scoperta che il figlio di Helen, la domestica in casa loro da sempre, in realtà è suo fratellastro, figlio del suo stesso padre, per lei è un trauma fortissimo.
Come si può ben notare, in Eleanor Marx lotta socialista e femminismo sono fortemente interconnessi. A tal proposito è bene fare riferimento al libro cardine di Yvonne Kapp Eleanor Marx. A Biography:

«She saw that the most pressing need was for women workers to fight not against but in alliance with their menfolk on a class basis; that only so could they become free and equal human beings, or, indeed, human beings at all in the fullest sense»[2].

Negate loro un’istruzione o un apprendistato, le donne sono state relegate ai lavori più umili e sottopagate, senza essere al contempo sollevate dai loro doveri di madri e dalle mansioni domestiche, costituendo pertanto la parte più debole della società. Per queste ragioni, era necessario coinvolgerle consapevolmente nella lotta per il cambiamento sociale.
Come Emma Bovary, Eleanor Marx vive un tormentato dissidio interiore e muore suicida nel 1898. «She was modest, well-tempered and gentle but she carried a fiery message imparted in the diction of common life to reach the hearts and minds of multitudes»[3], scrive Kapp riassumendo perfettamente la contraddittorietà della personalità di Marx, estremamente carismatica e ribelle ma al contempo – per concludere, così come si era cominciato, con le parole di Nicchiarelli – «molto fragile dal punto di vista dei sentimenti»[4]. Nel film viene citato il motto preferito di Karl Marx, “Nihil umani a me alienum puto”: non c’è niente di male a essere umani, pieni di contraddizioni e fragilità. Le ideologie non possono essere maschere per occultare ciò che non si vuole guardare, bisogna avere il coraggio di rischiare per trasformarsi. La piccola Tussy disegnava bellissime principesse e bambina sorridente, in una scena del film, fa un gioco di società con tutta la famiglia Engels e papà Karl, in cui domanda quale tra le cose sia per ciascuno la più importante. Le tre risposte che contano per Eleanor sono: “Verità”, “Champagne”, “Go ahead, non mollare”.

Nel film compare anche il racconto di una amicizia, quella tra Eleanor e la scrittrice socialista e femminista sudafricana Olive Schreiner, che ha  la forza di dirle chiaramente che vorrebbe vederla lontana da Aveling, che col suo comportamento ambiguo e opportunista sta consumando lentamente le sue risorse:

Liberati di Edward, ne ho avuto orrore fin dal primo sguardo.

Olive abbandona il compagno, torna a casa, scrive romanzi. Eleanor tuttavia resta, sceglie di non nascondere a se stessa la verità ma al contempo non riesce a fare a meno della fragilità e della piccineria del suo compagno. Ci piacerebbe immaginare un finale diverso in cui l’amicizia tra donne divenga sprone per nuove possibili visioni.

[1] https://www.youtube.com/watch?v=ZiF0CxIuC9w

[2] Yvonne Kapp, Eleanor Marx. A Biography, Verso 2018, pag.711

[3] Ivi, pag.369

[4] https://www.youtube.com/watch?v=ZiF0CxIuC9w

1 Comment
  • Gian Paolo Grattarola
    Posted at 05:36h, 10 Aprile Rispondi

    Cara Ivana, vi è molta sostanza nella lettura del film che ci proponi. Ogni riflessione suscita ricordi e impellenze del cuore e dell’animo umano. La necessità di fare i conti da un lato con il trepidante desiderio di essere donna e dall’altro sollecita l’uomo a prosciugare quel fondale limaccioso del proprio anime in cui l’ancestrale atto dell’imperio maschile e l’insopprimibile istinto della sopraffazione purtroppo sopravvivono ancora… Vi è poi l’evocazione ben adombrata di un fondale storico e sociale foriero di gravi alienazioni ancora oggi irrisolte, ma anzi esacerbate dal sistema di produzione e dalle conseguenze che si ripercuotono in ogni aspetto del vivere umano. Complimenti cara Ivana per le sollecitazioni che porti alla nostra attenzione. Buon lavoro.
    Gian Paolo Grattarola

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