Niente resta uguale. Quattro poesie inedite di Francesca Marica

Niente resta uguale.

Quattro poesie inedite di Francesca Marica

Immagini fotografiche di Luisa Gallisay

 

E i colori scuri appaiono come luoghi privilegiati della luce
che in essi si raccoglie, addentrandosi per mostrarsi subito dopo insieme al fuoco
nel ramo dorato che si tende alla divinità che è fuggita o che non è ancora giunta.
E così sono brevi le soste dell’amico del bosco.

Maria Zambrano 

 

 

Niente resta uguale e tutto si ripete.
Confidarsi è una precisazione di quello che precede,
una semplicità che fa durare le cose.
La casa bianca si racconta, cerca orecchie complici.
Ma la casa è stare fuori, è perdonare chi è partito
con il velo dell’allarme addosso.
Tu insegni alla bambina che la luce è un destino
anche quando gli alberi sono spogli e chiedono una tregua.
La bambina corre e correndo toglie l’aria ai gelsomini.
Ha la forza dei ricordi sottili, solo una mosca trema
e pretende la sua parte di veleno.
Dietro il cancello pesci dorati partoriscono piccoli ami dalla bocca.

Ci sono fantasmi in ogni angolo.
Chiedono di essere messi da parte, di essere lasciati andare,
di essere presi per mano un’ultima volta

 

 

Non è la visione a essere cambiata, è il suono.
Diventa sempre meno necessaria la tua assenza.
Accade senza preavviso: arriva il vento e ogni cosa spazza via.

I morti tornano per affrontare quello che non hanno fatto
in tempo a dire. Mancano alla vista e anche al tatto
eppure qualcuno per lo spavento, grida.
Altri fingono di non vedere, di stare male.

Noi rimaniamo intatti come se niente ci avesse attraversato.
Lo sguardo è quello che resta e vince anche i colori.
Nessuna neve nel sigillo dei giorni frantumati.
Danzano i corpi nel segno della pacatezza.

Dopo verranno i boschi e tutti i respiri senza labbra

 

 

Dov’è la terra che ci era stata promessa?
È questo il prezzo per continuare a essere vivi?
L’innocenza tradita e gli ostaggi a bordo strada.

L’impronta di ogni infanzia nel balzo delle volpi
e i tuoi occhi che trovano la strada dove si deve andare.

Il calore dei corpi è una promessa di bene che si rinnova nel tempo
e mette a tacere le voci nere. È un’anticipazione del giudizio
buono in cui tutti saremo liberati.

Il buio scioglie le certezze e obbliga al silenzio.
Nel buio restiamo uniti. Facciamo fronte alle cose che saranno

 

 

La tua è una resistenza coerente.
Finalmente riposi e non c’è sguardo che possa farti male.
Il tuo corpo è un altare, un luogo di scomparsa
dove la luce entra piano e non ha fretta di arrivare.
Che inutile pudore la riservatezza di una vita.
Si vive di frammenti e tu dovevi morire
per capire di voler essere vivo.

Qui il giorno chiama ancora i suoi delitti
ma io oggi ti perdono e tu mi restituisci una speranza
nuova. Passeggi solo come un fantasma, arrivi piano,
perso nel bianco di una lingua addormentata. C’è nell’aria
un sentimento antico, una miseria semplice.
Le tue gambe non torneranno più in nessuna casa
e tutte le mie intuizioni avranno subito enormi danni.

Ti cerco sulla spiaggia. Cerco quello che non sarà,
quello che non potrà più essere. La vita è una stagione a tempo,
una nuda terra dove tutto si riduce a una consapevolezza
distaccata. Oggi ti restituisco al mare, oggi ti perdono.
Ti ho perso prima che la terra imparasse la lingua dei vivi

 

 

Biografie

Francesca Marica è nata a Torino nel 1981. Vive attualmente a Milano, dove esercita la professione di avvocato. Ha vissuto tra Italia, Francia e Spagna occupandosi di progetti umanitari a sostegno di donne e minori. Le sue poesie e i suoi lavori visivi sono apparsi su riviste, blog e antologie.
La sua ricerca poetica, fortemente influenzata dall’aspetto figurativo del segno grafico, si è imposta come originale e sofisticata. Il suo Concordanze e approssimazioni (Il Leggio, 2019) è stato segnalato al Premio di poesia e prosa Lorenzo Montano, XXXIII edizione e ha ottenuto importanti riconoscimenti.
Fa parte della Giuria del Premio letterario Internazionale Franco Fortini e del Premio nazionale Gianmario Lucini. Fa parte altresì della redazione del collettivo Le Ortique, collabora e ha collaborato con Argo, Poesia del Nostro Tempo, Carteggi Letterari, Imperfetta Ellisse e Carte nel Vento.
Traduce dall’inglese, dal francese e dallo spagnolo. Ha scritto, e scrive, anche di arte e di teatro – ambiti quest’ultimi che ha frequentato e a lungo, fin da giovanissima. Da anni approfondisce il tema delle avanguardie collaborando con alcuni archivi italiani. Di prossima pubblicazione due suoi lavori in versi, uno in prosa e un progetto a quattro mani con un’artista d’arte contemporanea.

 

Luisa Gallisay (foto qui a sinistra di Ruggiero Battipaglia) nasce a Treviso nel 1961, da padre milanese e madre bolognese. Definisce la fotografia un istinto nervoso – il solo strumento che le consente di fermare singoli istanti di tempo per sottrarli alla dimenticanza e all’oblio. La sua passione per la fotografia, ereditata dal padre, ha una natura esplorativa e trasversale e non ha mai seguito un percorso regolare. Inizia a fotografare giovanissima e negli anni sperimenta diverse tecniche mantenendosi sempre lontana dalle correnti e dalle scuole istituzionali. Predilige i tempi di esposizione brevi e raramente compare come soggetto delle sue istantanee.
Lontana dalle provocazioni e dalle atmosfere patinate, la sua è una fotografia elegante e sofisticata, ma anche cerebrale e intensa, in cui appare manifesta l’intenzione di voler spezzare il codice delle apparenze. Predilige gli scatti in bianco e nero e la sua attenzione spazia dal sociale, alla vita quotidiana, al mondo del lavoro fino all’architettura del paesaggio. Si è dedicata generosamente ai ritratti così riuscendo ad indagare a tuttotondo l’animo umano.
Il lirismo che la caratterizza richiama alla memoria alcuni maestri francesi del secolo scorso. Ha partecipato a diverse mostre collettive, i suoi lavori sono rintracciabili on line. Sta lavorando alla costruzione del suo primo portfolio e sito.
Appassionata di poesia e letteratura, ha già collaborato con la poetessa Francesca Marica; è sua la foto di copertina del libro “Concordanze e approssimazioni” (Il Leggio editore, 2019).

 

1 Comment
  • Bruno Di Pietro
    Posted at 09:51h, 09 Ottobre Rispondi

    Testi davvero molto belli.

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