Lipari: Meligunis, “terra dolce”.

La poesia di Davide Cortese

a cura di Silvia Bistocchi e Ivana Margarese

Fotografia di Davide Vitagliana

 

 

Con l’esplorazione di poeti e isole, Morel – voci dall’isola propone un tuffo nel mare che lega questi due mondi, cercando di coglierne l’essenza. Raccogliendo dal fondale sabbioso le conchiglie più belle e osservando i pesci variopinti con gli occhi di chi ha soltanto desiderio di pescare meraviglia e leggere un territorio e le sue voci, col suono caldo del vento di scirocco che sempre soffia in questi lidi.

Ho vissuto nella mia Lipari
come un naufrago nato sull’ isola
che un giorno l’avrebbe salvato.
Disperatamente senza salvezza
perché già salvo senza rimedio.
Mille volte i miei sogni hanno compiuto il periplo dell’isola,
come tigre che vortica in una gabbia d’oro.
Naufrago sulla mia isola
ho avuto una tragica sete d’approdo.
Ho creduto a una promessa della tempesta.
A riva ho raccolto il messaggio nella bottiglia
scritto da un demone
di cui nella conchiglia
si ode la voce che sussurra di andare.
Ho speso la luce dell’adolescenza
a immaginare
cosa mai c’era
al di là del mare.

La redazione di Morel sta già sognando le bianche spiagge e il mare color turchese, cristallino e trasparente, che bagna le isole Eolie. I faraglioni che emergono dalle acque, le insenature e le piccole baie che decorano la costa come orli magistralmente ricamati da un buon sarto. Vuoi regalarci un breve scorcio sulla tua terra, Lipari, e raccontarci che legame c’è fra l’isola e la poesia?

L’antico nome della mia Lipari era Meligunis, “terra dolce” e la mia isola è davvero, per me, terra di
dolcezza. E’ il luogo in cui sono nato, il luogo degli affetti in cui ho fatto esperienza dell’esistenza. L’isola ha un forte legame con la poesia: in quanto micro mondo dall’identità ben delineata dal mare che la circonda, è sempre stata avvolta da un’aura di bellezza e di mistero: elementi che sostanziano la poesia. La storia degli uomini è accompagnata dal sogno di isole reali o leggendarie. Dall’Avalon di Re Artù all’isola Utopia di Tommaso Moro, da Atlantide all’ Ogigia della ninfa Calipso, fino all’Isola che non c’è di Peter Pan.Lascio che siano questi miei versi a dare uno scorcio della mia terra-mare.

 

Appartengo ai gelsi rossi, alle felci, all’uva.
Sono della foglia tonda del cappero,
del bianco e viola del suo fiore.
Sono del geco e del vulcano.
Appartengo al sole,
alla sabbia nera, al mare, alla medusa,
alla pomice che non affonda,
all’ossidiana che trattiene il buio.
Alle mie isole, al blu.
Io appartengo al blu.
Appartengo al fuoco,
all’estate, ai rovi, alle more.

Appartengo al vento,
a ciò che non muore.

Quando hai iniziato a scrivere poesie ?

Da bambino scrivevo piccole storie, le prime poesie le ho scritte invece nell’adolescenza.

C’è un luogo a Lipari che ti è particolarmente caro ? Se sì potresti descrivercelo?

Il luogo che a Lipari mi è più caro è Chiesa Vecchia, a Quattropani, che è il mio paese. Si trova
nelle alture di ponente dell’isola. Dalla piazza di Chiesa Vecchia si domina il mare ed è possibile ammirare le isole di Salina, Filicudi, Alicudi, Panarea e Stromboli. L’antica chiesa che dà il nome a questo luogo è un Santuario dedicato alla Madonna della Catena, un capolavoro di semplicità: un tempio bianco e senza orpelli con una piccola cupola arabeggiante. Un luogo sospeso nel tempo, che con naturalezza invita al silenzio e al raccoglimento. Dietro la chiesetta si ergono a semicerchio delle grandi rocce di origine vulcanica sulle quali si può salire: piccole terrazze minerali da cui ci si sporge, col vento tra i capelli, su una splendente distesa marina. Un luogo di grande suggestione.

Hai una tua personale definizione di felicità?

Felicità è avere un cuore bambino. Sentirsi senza colpa. Mettere per sbaglio un piede su una stella.

Se Morel fosse un’isola realmente esistente, considerando che la nostra rivista si propone come ponte ideale di collegamento fra varie voci dove la collocheresti e perché?

Collocherei Morel proprio alle Eolie, vicino allo Stromboli, per poterla raggiungere facilmente tutte le estati e trascorrervi ore liete, chiacchierando con i poeti estinti e gli artisti viventi che di certo la abitano.

 

Avvicinati dunque, glorioso Odisseo, grande vanto dei Danai, ferma la nave, ascolta la nostra voce.
Nessuno mai è passato di qui con la sua nave nera senza ascoltare il nostro canto dolcissimo: ed è poi ritornato più lieto e più saggio. Noi tutto sappiamo, quello che nella vasta terra troiana patirono Argivi e Troiani per volere dei numi. Tutto sappiamo quello che avviene sulla terra feconda.
Recita l’Odissea nel Canto XII.
E in ultimo, ti chiedo allora: cosa narrerebbe un ipotetico canto di sirena per ammaliare uomini e donne di passaggio su questa nostra isola, tanto da impedirgli di far ritorno alla terra d’origine?

Il canto di sirena che immagino ha la voce del mare dentro le conchiglie. Quel suono, come ho appreso molto tempo fa con stupore, altro non è che il fluire del sangue nelle nostre vene. Il canto proibito della sirena è allora un canto di vita: chi non si ferma ad ascoltarlo si condanna alla morte. Le parole del canto invitano uomini e donne a fare come Ulisse, che le sirene ha voluto ascoltarle, sapendo che negarsi il rischio e il mistero equivale a privare la vita di senso e di bellezza, e dunque di poesia.

Finché dura il sonno del mare nero
i due faraglioni raccontano alla luna
la storia udita da quel mercante d’ombre

che le nuvole bambine chiamano Sole.
Narrano alla luna di pomice
di un’isola di cui il sole s’è invaghito.
Le raccontano del suo cuore di fuoco
e della bocca di vulcano che scocca baci.
Il sole ne è folle, le dicono,
e guarda l’isola con bave di luce.

 

Biografia

Davide Cortese è nato nell’isola di Lipari nel 1974  e vive a Roma.
Si è laureato in Lettere moderne all’Università degli Studi di Messina con una tesi sulle “Figure meravigliose nelle credenze popolari eoliane”. Nel 1998 ha pubblicato la sua prima silloge poetica, titolata “ES” (Edizioni EDAS), alla quale sono seguite le sillogi: “Babylon Guest House” (Libroitaliano) 2Storie del bimbo
ciliegia” (Autoproduzione), “ANUDA” (Edizioni LaRecherche.it), “OSSARIO”(Arduino Sacco Editore), “MADREPERLA”(LietoColle), “Lettere da Eldorado”(Progetto Cultura) e “DARKANA”(LietoColle). I suoi versi sono inclusi in numerose antologie e riviste cartacee e on-line, tra cui “Poeti e Poesia” e “I fiori del male”. Le poesie di Davide Cortese  nel 2004 sono state protagonistedel “Poetry Arcade” di Post Alley, a Seattle. Il poeta eoliano, che nel 2015 ha ricevuto in Campidoglio il Premio Internazionale “Don Luigi Di Liegro” per la Poesia, è anche autore  di due raccolte  di racconti: “Ikebana degli attimi”, “NUOVA OZ”, del romanzo “Tattoo Motel” e di un cortometraggio, “Mahara”, che è stato premiato dal Maestro Ettore Scola alla prima edizione di EOLIE IN VIDEO nel 2004 e all’Esca Montage Film Festival nel 2013.

2 Comments
  • Davide Biviano
    Posted at 19:09h, 13 Giugno Rispondi

    Questo è lo sguardo più intimo e penetrante sullo spirito e sul genio di Davide Cortese, che rivela sia la sua profondità che il luccichio infantile nei suoi occhi. Allo stesso tempo, rivela queste stesse qualità nell’isola della sua nascita e del suo amore. Grazie mille!

  • Cannistrà angelo
    Posted at 14:07h, 25 Luglio Rispondi

    Che dire… Questo accade solo quando vivi in sintonia con te stesso, con ciò che ti circonda ma sopratutto quando valorizzi qualsiasi cosa che ti affianca nella vita Davide ha dei doni rari.. Ringraziamo il cielo di averlo e che altri come lui possano accarezzare queste anime quasi prive di emotività ♥️

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